mercoledì 26 agosto 2009

Roberto Mancini



Mancini contro Ferroni della Fiorentina.
Mancini contro Ferroni della Fiorentina.
Roberto Mancini, per tutti i tifosi semplicemente "Il Mancio", è ancora una ferita aperta sulla pelle dei tifosi del Bologna, una ferita che non si rimargina, nonostante siano passati tanti anni. La vergognosa cessione di Mancini fu un trauma che seguì un altro scioccante avvenimento in casa rossoblù: la prima storica retrocessione in serie B del Bologna. La caduta negli inferi del calcio dopo più di settanta anni senza mai retrocedere nelle categorie inferiori. Il glorioso Bologna F.C. era infatti una delle tre squadre (assieme alla Juventus F.C. e all'Internazionale) che potevano vantare di essere sempre state presenti nella massima divisione nazionale, fin dagli albori del calcio italiano. Quel campionato fu veramente una tragedia sportiva per il Bologna. Da quel pomeriggio infausto ad Ascoli cominciò un lento declino del club bolognese, un declino di ambizioni ad alto livello da cui il Bologna non si è mai completamente ripreso. Il "Mancio" apparve come una stella cometa nel cielo rosso-blu di quei primi anni Ottanta, i tifosi ammiravano estasiati le giocate di quel fuoriclasse bambino che accarezzava il pallone come solo i grandi del football sapevano fare. I vecchi tifosi dello "Sterlino" e poi del "Littoriale", sognavano nuovi orizzonti, vedevano realizzarsi il sogno di un nuovo grande campione uscito direttamente dal vivaio, un nuovo idolo con il quale identificarsi. Ma purtroppo per loro e per il Bologna, in quei primi anni '80 il presidente del B.F.C. portava il nome e cognome di Tommaso Fabbretti. Era un assicuratore di origini calabresi (ma bolognese praticamente da sempre), già presente nello sport cittadino in veste di sponsor della Fortitudo Pallacanestro con il marchio "Mercury". Piombato nel mondo pallonaro nel 1979, dopo avere rilevato il Bologna da Luciano Conti, il suo primo anno di presidenza - campionato 1979-80 - fu tutto sommato buono, nonostante la bufera calcioscommesse. Ottavo posto e tranquillo centroclassifica. L'anno seguente - 1980-1981 - fu invece ottimo: il Bologna di Gigi Radice diede spettacolo, nonostante la penalizzazione di cinque punti, che negò al Bologna un quinto posto strameritato. Poi l'inferno. 

Roberto Mancini e Giuseppe Galderisi.
Roberto Mancini e Giuseppe Galderisi.
Prima retrocessione in serie B nella storia del club; cessione di Roberto Mancini alla Sampdoria; e un'altra retrocessione - la seconda consecutiva -, questa volta in serie C1. Un disastro epocale. Nel giro di un anno venne letteralmente distrutta e umiliata una delle squadre più gloriose di tutto il football italiano. Per Fabbretti, ormai completamente fuori controllo, fu facile cedere alle lusinghe e ai soldi di Paolo Mantovani, petroliere e presidente della neopromossa ed emergente Sampdoria: con una misteriosa e poco chiara trattativa condotta in Svizzera, direttamente con Mantovani e il d.s. Borea (appena uscito dal Bologna retrocesso e ingaggiato dalla Sampdoria...), Fabbretti cedette Mancini alla Samp per 4 miliardi, con a corollario alcuni giocatori non di primo piano o a fine carriera: Galdiolo, Logozzo, Roselli e Brondi. Gigi Radice, già contattato da Fabbretti per tentare di indorare ai bolognesi l'amarissima pillola della retrocessione in B, annunciò in un'infuocata conferenza stampa, che mai avrebbe guidato il Bologna in serie B privo di Roberto Mancini. Il giorno dopo, Fabbretti non poté che confermare l'assurda cessione del giovane fuoriclasse rossoblù, non senza avere prima replicato duramente a Gigi Radice con queste parole: "Radice aveva trattato la cessione di Mancini alla Juventus, l'affare voleva farlo lui. Sono gli allenatori di questo genere che rovinano le società". In città la notizia si diffuse rapidamente: si scatenò una furibonda contestazione, con tanto di enorme corteo per le vie cittadine, e violenta sassaiola sotto alle assicurazioni di Fabbretti (furono mandate in frantumi diverse vetrate). Fu anche appiccato il fuoco alla sua casa - diversi infissi di casa Fabbretti bruciarono -, il tutto in uno scenario irreale e incredibile. Intanto però il "Mancio" era perso per sempre. Il sogno dei tifosi rossoblù di potere ritornare grandi con un campione costruito in casa naufragò in quei giorni. Roberto Mancini fece in seguito le fortune di Sampdoria e Lazio, regalando giocate sublimi, da autentico fenomeno del pallone. L'ingiustizia storica era così compiuta; un'ingiustizia e una ferita che brucia ancora sulla pelle dei tifosi del Bologna come una frustata. 

BOLOGNA, 9 MAGGIO 1982: BOLOGNA - INTER 3-1.

Tratto da "...Ho visto un gran Bologna...".
Le più belle vittorie in 30 anni di storia rossoblù dall'ultimo scudetto ad oggi.

Mancini abbraccia Giuliano Fiorini dopo un gol.
Mancini abbraccia Giuliano Fiorini dopo un gol.
Prima o poi, durante questo racconto che ripercorre trent'anni di vittorie rosso blu, al fatidico campionato della nefasta retrocessione in B dovevamo arrivarci. E scegliere un momento positivo nella stagione 1981/82 è davvero difficile. Sotto la guida di Burgnich, subentrato a Radice andato a farsi esonerare a Milano, la squadra gioca malissimo e ciò che di buono è stato fatto l'anno precedente è presto dimenticato. Esplode Roberto Mancini, diciassettenne dalla classe cristallina, ma non basta. Il nuovo straniero, Herbert Neumann, è una larva e il suo unico merito pare essere quello di avere portato a Bologna la bellissima moglie Maria; un infortunio in fase di preparazione lo ha certamente condizionato, ma non abbastanza da giustificarne lo scarsissimo rendimento. La difesa fa acqua e gli attaccanti Fiorini, Chiodi e Chiorri non segnano neanche a porta vuota. Dopo l'umiliazione del 4-1 di Cesena, a otto turni dalla fine subentra in panchina l'indimenticato Franco Liguori, al quale però manca l'esperienza necessaria per tirare fuori dalle sabbie mobili una squadra in disarmo. Il primo approccio illude tutti: 2-0 sulla Roma, reti di Fiorini e Mancini, con Neumann che gioca finalmente da par suo. Nessuno osa pensare seriamente che il Bologna possa finire in serie B, sarebbe come se cadesse la Torre Asinelli, o se sparisse il santuario di San Luca, ovvero i simboli perpetui della città, caratteristici come appunto la permanenza della squadra nella massima serie da quando esiste il calcio italiano. Invece arrivano una dopo l'altra durissime batoste contro Napoli, Fiorentina, Udinese e Genoa. Il 9 maggio, alla penultima, i rosso blu hanno ancora una minuscola speranza; di fronte c'è un'Inter demotivata, ma sempre al quarto posto e con sei futuri campioni del mondo in campo. Giocano la carta della disperazione. 

Bologna - Torino. Zaccarelli atterra Mancini.
Bologna - Torino. Zaccarelli atterra Mancini.
Boschin, Cilona, Fabbri; Paris, Mozzini, Carrera; Fiorini, Baldini, Mancini, Colomba, Pileggi. I nerazzurri oppongono Bordon, Beppe Baresi, Oriali; Marini, Bergomi, Bini; Centi, Prohaska, Altobelli, Beccalossi, Serena. Dirige Menicucci. In tribuna Azeglio Vicini è venuto a verificare i progressi sbalorditivi di Mancini per la sua Under 21. Parte a testa bassa, il Bologna, ma all'ottavo Centi fa piombare nel silenzio il vecchio stadio segnando in diagonale in mezzo ad una difesa di belle statuine. Uno spettro aleggia ormai liberamente sul Comunale: la serie B. E invece i rossoblù trovano la forza di reagire: all' undicesimo Bordon salva su Mancini, un minuto dopo Mozzini coglie la traversa di testa. Dopo un "mani" di Baresi in area, giudicato involontario, e un gol annullato a Prohaska per fuorigioco di Serena, il sospiratissimo pareggio arriva al 19': tira da fuori Fabbri, la difesa respinge, riprende Fiorini che piazza un botta secca nell' angolo lontano. Un gran gol. "Fiore" è scatenato e si ripete al 25' superando in corsa Bergomi, futuro francobollatore di Rummenigge nella finale Mundial, e concludendo imparabilmente di destro alle spalle di Bordon. Vantaggio! Lo spettro si dissolve per un attimo. Solo per un attimo, perchè anche Cagliari e Genoa, che precedono il Bologna di un punto, stanno vincendo. L'Inter assiste ormai svogliatamente alla partita e subisce il terzo gol al 31' della ripresa per opera di Mancini, dopo lunga fuga. 

Il Giovanissimo Mancini a Bologna.
Il Giovanissimo
Mancini a Bologna.
È il suo nono centro; doveva cominciare il campionato con la speranza di giocare qualche incontro, e alla fine li ha giocati tutti. Sulla catastrofe di Ascoli, la settimana successiva al 3-1 rifìlato all'Inter, preferisco non dilungarmi. Si affrontò sapendo in anticipo che neppure un miracolo avrebbe salvato lo squadrone che tremare il mondo... faceva. Cagliari e Genoa, ovviamente, ottennero da Napoli e Fiorentina il punticino di cui avevano bisogno. Il Bologna, che doveva assolutamente vincere per potere quantomeno tenere accesa una fiammella di speranza, passò in vantaggio con Mozzini ma i bianconeri dell'ex De Ponti non ebbero pietà e con Torrisi e Greco fissarono il punteggio su un 2-1 che non dimenticheremo mai. Le lacrime, gli sfoghi composti ma disperati dei tifosi; le pagine struggenti che i giornali bolognesi dedicarono a quell'infausta giornata; il desiderio, nonostante tutto, di voltare pagina, di riscattarsi. Sono i miei ricordi più vivi di quei momenti neri. E Fabbretti, nell'occhio del ciclone delle contestazioni (giustificate), anzichè andarsene solleticò la piazza con nuovi e gloriosi programmi, a partire dal ritorno bomba di Gigi Radice, un nome, come si dice, una garanzia. Ma intanto, in Svizzera, vendeva di soppiatto Mancini al presidente sampdoriano Mantovani. Appena la notizia si diffuse, Radice salutò la compagnia sbattendo la porta. Il presidente rilanciò gravi accuse al tecnico brianzolo; ne seguì una bufera che lasciò attonito il popolo rossoblù. Il fondo del baratro, purtroppo, era ancora ben lontano.

Il bambino tutto d'oro

Mancini ai tempi degli Allievi del Bologna.
Mancini ai tempi degli allievi
del Bologna.
Il Bologna per la prima volta nei suoi 73 anni di storia precipita in Serie B lasciando a Inter e Juventus il primato di squadre sempre nella massima categoria, e lo fa lanciando un fulgido messaggio al futuro, con lo sboccio precoce di un formidabile talento. Si chiama Roberto Mancini e ha appena 16 anni al momento dell'esordio in A, il 13 settembre. Quando compie i diciassette, il 27 novembre, ha già conquistato la maglia da titolare e segnato i primi due gol. Deve l'esordio al fiuto dell'allenatore Burgnich, che ha dissuaso il presidente Tommaso Fabbretti dal mandare il gioiellino del vivaio in prestito al Forlì. I guai fisici di Fiorini, titolare sulla carta, e i problemi di Chiodi gli aprono le porte della prima squadra. È un talento naturale, marchigiano di Jesi, entrato nelle giovanili rossoblù dopo un provino a dieci anni e cresciuto impetuosamente grazie a doti tecniche e atletiche di prim'ordine. Attaccante per predisposizione, è stato svezzato come interno per esigenze di settore giovanile e ne è venuto fuori un campioncino completo, che Burgnich può addirittura far giostrare in pratica da centravanti, vista la rapidità di esecuzione, l'abilità nel palleggio e il tiro in porta con entrambi i piedi. Il "baby" conquista tutti e alla fine restano aggrappate alle sue prodezze le speranze del Bologna di non cadere in B. 

In azione con la maglia del Bologna.
In azione con la maglia del Bologna.
Speranze deluse, ma Robertino, che a fine torneo vanta 9 gol in 30 partite (di cui solo 25 dall'inizio), non conoscerà la cadetteria. In estate la Sampdoria del petroliere Mantovani si fida delle segnalazioni di Paolo Borea (direttore sportivo del Bologna che passa appunto in casa blucerchiata) e di Claudio Nassi e al termine di una durissima trattativa vince la concorrenza di Juventus e Udinese, facendo suo il ragazzino per l'incredibile cifra di due miliardi e mezzo in contanti più tre giocatori, Galdiolo, Logozzo e Roselli, e il prestito del giovane Brondi. Nella Sampdoria Mancini vivrà da grande protagonista, dopo una fase accidentata per via di qualche problema muscolare, l'avventura degli anni d'oro: vincendo uno scudetto, una Coppa delle Coppe, 4 Coppe Italia e una Supercoppa italiana. Terminerà la carriera vincendo lo scudetto nelle file della Lazio, con l'appendice di 5 partite nel Leicester, massima serie inglese, stagione 2000-01, prima di chiudere e passare alla carriera di allenatore al massimo livello. Vantando 541 presenze e 156 reti in Serie A. Unico cruccio, il poco felice rapporto con la Nazionale. Il bilancio in azzurro conterà 36 partite e 4 gol. Poco per uno dei migliori talenti del calcio italiano.

Intervista a Franco Colomba. 

Da "La Gazzetta dello Sport".

Al tiro in Bologna - Inter 3-1, 9 maggio 1982.
Al tiro in Bologna - Inter 3-1, 9 maggio 1982.
È il 1981. Kakà e Cassano nasceranno fra un anno. La Nasa lancia per la prima volta la sua nuova navicella, in grado di tornare a terra come un aereo di linea: lo Shuttle. In Francia lanciano il treno superveloce, il Tgv. La Ibm annuncia il lancio dei personal computer. In Italia, il Bologna lancia Roberto Mancini. Formidabile, quell'anno. Il Principe del Galles, Carlo, sposa Diana Spencer: la cerimonia è seguita in diretta da miliardi di telespettatori. Paolo Rossi detto Pablito sposa Simonetta. La Juventus vince l'ennesimo scudetto. Il 13 settembre Roberto Mancini, neanche diciassette anni, debutta in serie A. Nel Bologna contro il Cagliari, a diciassette minuti dalla fine. Rileva Giuliano Fiorini. Arbitro Pieri, il papà dell'arbitro Pieri. Il 13 settembre, prima giornata del campionato di serie A, il Bologna allenato da Tarcisio Burgnich, storica figura dell'Inter, il terzino che faceva coppia con Facchetti, decide di inserire in prima squadra il giovane talento di Jesi. Il capitano è Franco Colomba, un centrocampista. Comincia così l'anno del Mancio: entra e non esce più. Nella prima giornata la Juve batte il Cesena 6-1. Esplode subito Roberto Bettega: tre gol. Esplode lo scandalo P2, la loggia massonica che aveva instaurato una sorta di «governo ombra»: molti personaggi di spicco della vita sociale italiana risultano implicati. Esplode sui teleschermi l'interesse per la serie Dallas, la più seguita degli anni ottanta. Esplode la passione per una trasmissione di una nuova emittente, MTV, è piena di musica, lancia i videoclip, la vita di milioni di ragazzi non sarà più la stessa. L'anno 1981, l'alba di Roberto Mancini, è il trionfo del talento John McEnroe. E il suo anno di grazia, supera Borg a Wimbledon, e negli US Open, conquista la terza Coppa Davis e fa diventare un fenomeno anche lo sconosciuto Peter Fleming, compagno di doppio. Irriverente, insolente, semplicemente strepitoso. I tifosi lo adorano e John McEnroe dipinge tennis come mai nessuno prima, geniale come la tradizione vuole lo siano i mancini. Roberto Mancini è anche mancino. 

Il Bologna Campione d'Italia Allievi 1981-82.
Il Bologna Campione d'Italia Allievi 1981-82.
Nel Bologna di Franco Colomba diventa subito il punto di «riferimento offensivo». Gioca trenta partite, tutte, segna nove gol. Gli opinionisti si interrogaano: «Rifinitore sulla fascia, centravanti di manovra o cosa?». Profetizzano: «Questo ragazzo farà cose bellissime, meravigliose, uniche». Scrivono: «Ognuno vuol toccare con la spada benedetta la chioma di questo pestifero marchigiano, di questo guizzante cerbiatto». Il suo capitano, Franco Colomba, lo segnala a Enzo Bearzot per la Nazionale. Alla quarta giornata, dopo il suo primo gol in serie A, a Como. Suggerisce Colomba: «Robertino è una punta molto speciale, non sbaglia un colpo. E già un campione e passerà alla storia. Perché non dovrebbe trovare un posto fra i ventidue che andranno ai mondiali di Spagna?». «Ah, così ho detto?», ridacchia adesso Colomba. Poi: «Diciamo che era tutto molto naturale. Sì è visto subito. Anzi, l'abbiamo visto prima, a un torneo di Capodanno, un Mundialito a Bologna. Molto bravo, molto deciso, con tante qualità. Li vedi subito, nascono così. Roberto è nato grande». Centravanti o rifinitore? «Talento. E basta. Campione, giocatore di statura. Insomma: un fuoriclasse. lo avevo ventisei anni, ero un giovane capitano, lui diciassette. Era maturo solo in campo e in campo vederlo muoversi, lanciarsi, smarcarsi e chiedere il passaggio era una gioia. E io lo lanciavo. Lui arpionava, certo, con eleganza e freddezza, il pallone e andava dritto in porta. E poi era generoso, bravissimo negli assist». Protestava con gli arbitri, il piccolo Mancini? «Eh, cosa vuole ... subiva falli, scorrettezze. 

Mancini alza la coppa dello scudetto Allievi.
Mancini alza la coppa dello scudetto Allievi.
Il destino dei Rivera e di tutti i grandi. Protestava, ma non è mai stato un gradasso. Sapeva fare tutto bene e aveva chiare idee in testa. Per il suo presente e il suo futuro. Ricordo che il responsabile del settore giovanile del Bologna, Walter Bicocchi, mi diceva: "Dagli un'occhiata, è un cinno, è un bambino vivace". Diciamo che lo seguivo con particolare attenzione, perché avevo qualche anno più di lui e perché era bello giocare con i giovani». Franco Colomba se lo immaginava Roberto Mancini allenatore? «Sì, gli piaceva il calcio e il gioco, gli schemi, le posizioni sul campo. E stato un vero grande. Io ho giocato con Dossena, Pecci, Ramon Diaz, Dirceu, giocatori di spessore, di enorme qualità. Roberto era di quella pasta. Forse non è stato fortunato, forse non ha avuto molta fortuna in Nazionale, avrebbero dovuto dargli un po' di spazio in più, lo meritava, aveva i numeri per sfondare ovunque. Ma quello era il tempo, era chiuso, c'era Roberto Baggio. Ma la sua classe, i suoi colpi di genio resteranno nella storia del nostro calcio. Anno 1981: i tifosi della Ferrari vanno in delirio per le imprese di Gilles Villeneuve. A Monaco regala alla scuderia di Maranello la prima vittoria dell'era del turbo. Poi conquista una straordinaria vittoria al Gran Premio di Spagna dove "tiene dietro per tutta la gara cinque macchine più veloci della sua". Dopodomani l'Inter dell'allenatore Roberto Mancini affronterà il Livorno di Franco Colomba. Il bambino contro il capitano. A Bologna di Mancini scrivevano: «Il ragazzo dal gol turbinoso, in attesa dell'attimo fuggente». E di Colomba: «Il saggio metronomo che il Bologna faceva volare". Parole del tempo. Adesso c'è Livorno - Inter e Franco Colomba dice: «Sono contento di rivederlo in panchina. Lui è sempre un avvenimento».

Tratto dal mensile inglese "Four Four Two".

Roberto Mancini.

In azione al Comunale contro l'Ascoli.
In azione al Comunale contro l'Ascoli.
Great players do not always become great coaches, but Internazionale's Roberto Mancini has usually been the exception to the rule. As a player that much was obvious when he scored on his Serie A debut for Bologna aged 16 years and 11 months (he finished his first season as fourth-top scorer in the league). Aldo Mancini: Roberto's father Aldo nearly missed his son's Serie A debut in September 1981. He had gone to Rimini to watch him play for Bologna's youth team, where Roberto had scored 45 goals in 28 games the previous season only to be told the 16-year-old was in the senior side. He arrived at the Dall'Ara in Bologna in time to see Roberto become the third youngest footballer to play in Serie A, and then score. It was typical Roberto - he had not even let his parents wave him off at the train station when he first secured a trial at Bologna, aged 12.

A Casteldebole una sfida dai mille ricordi.

Di Silvano Stella.

A San Siro contro il Milan, sfugge a Tassotti.
A San Siro contro il Milan, sfugge a Tassotti.
Roberto Mancini ritorna al passato, inaspettata attrazione di Bologna - Sampdoria per il campionato Primavera. Stesso campo, stesso ambiente. Uniche differenze: l'età e gli anni. Eh sì, perché ne sono trascorsi 18 da quando è approdato a Casteldebole. Nell'autunno del 1977 aveva solo 13 anni e tifava Juventus. I suoi idoli erano Bettega e Boninsegna. Veniva da Jesi, cittadina marchigiana a 200 chilometri da Bologna. Doveva andare al Miilan: era stato segnalato a Liedholm, che lo fece convocare a Milanello per un provino, ma il telegramma dell'invito non finì all'Aurora, la società per la quale era tessserato, bensì al Real, altro sodalizio jesino. E così Marino Perani lo portò al Bologna per 5 milioni, da pagarsi al debutto in prima squadra. Cosa che avvenne nel 1980 in occasione del torneo di Capodanno in Bologna-Cagliari. All'inizio Mancini soffriva il clima gelido di Casteldebole. E aveva nostalgia dei genitori, papà Aldo e mamma Marianna. Si alzava al mattino presto e con l'autobus di linea si recava a scuola. Alla quale disse basta alla terza media, per intraprendere un corso di inglese. Ricorda Perani: «Già allora Roberto aveva il calcio in testa. Trattava divinamente la palla e vedeva il gioco. Era completo, un po' rifinitore e un po' attaccante, col fiuto del gol». 

Mancini nel Bologna.
Mancini nel Bologna.
Ed ecco che a 17 anni, dopo 37 gol con gli Allievi e 28 con la Primavera, per Mancini si aprono le porte della prima squadra e del successo. Tutto succede improvvisamente. Infortunatosi Fiorini, Burgnich resta solo con Chiorri e per completare l'attacco punta su Mancini. Lo convoca e lo fa esordire in serie A il 13 setttembre 1981 in Bologna-Cagliari (1-1). Spiega Burgnich: «Doveva andare al Forlì per farsi le ossa. Il presidente Fabbretti lo aveva promesso al compianto Vulcano Bianchi. Con Macina, Di Sarno e Baccari, Mancini era il giocatore più dotato di quella Primavera. Era un centrocampista, molto più maturo e cosciente della sua età. Se avesse giocato sempre a centrocampo, con la faccia verso la porta, sarebbbe diventato un nuovo Platini». Roberto guadagnava 90.000 lire al mese. Ma ogni tanto c'era il premio partita, più alto dello stipendio. E ammetteva: «Lo mando ai miei genitori. Vorrei che servissero per costruire una casetta». Ora si dice che Roberto cerchi una casa a Bologna. Non si sa se ci tornerà prima o dopo aver concluso la carriera.

Mancini, il golden boy rossoblù. Un genio, ceduto alla Samp per 4 miliardi.
Di Giuseppe Tassi.

Bologna - Cesena 0-0, Recchi esce su Mancini.
Bologna - Cesena 0-0, Recchi esce su Mancini.
Questa è la storia di un bambino prodigio, figlio di un falegname. Niente di trascendente o di ultraterreno: solo una bella favola nel regno del pallone. Qui si parla di Roberto Mancini da Jesi, piccolo figlio dell'operosa provincia marchigiana, destinato a ereditare un soprannome che ha fatto epoca nel calcio: quello di «golden boy», ragazzo d'oro. La pasionaccia per il pallone lo strappa da casa in età verdissima, quando ha ancora 15 anni. In paese è già un fenomeno, un bambino prodigio, appunto. Palla al piede diventa una forza della natura e allora lo zio, che per il calcio vive e sospira, lo porta a Bologna per un provino. Sotto le Due torri prospera una scuola di calciatori piuttosto avviata e la squadra primavera di Soncini è un autentico gioiello. Il bimbo di Jesi piace subito, si distingue dai compagni per la sicurezza di tocco, per una precoce maturità del fisico, per la determinazione che sembra animarlo. E allora eccolo vestito di rossoblù a tirar calci nel «college » di Casteldebole per due interi inverni. La famiglia è lontana 250 chilometri, ma in certe giornate diventano un abisso incolmabile e nemmeno il telefono riesce a spezzare il cerchio della nostalgia. Robertino cresce bene, se non in sapienza (perchè la scuola continua a risultargli ostica) in forza fisica e qualità tecniche. Molto presto è una stellina del campionato Primavera e il magico Bologna di Radice lo aggrega qualche volta ai suoi allenamenti. Il Gigi, che deve correre un campionato in salita e disciplinare la truppa, lo nota di sfuggita, ma il suo vice Mirko Ferretti lo lancia in pista in un Torneo di Capodanno e Mancini seduce subito le 

Bologna - Genoa 1-1, il gol di Mancini.
Bologna - Genoa 1-1, il gol di Mancini.
folle del Comunale. Il suo calcio è fatto d'istinto e di potenza, di tecnica eccellente e di velocità. È un calciatore moderno, modernissimo, capace di bruciare in pochi secondi larghissime fette di campo, di capovolgere l'azione con sorprenderete rapidità. Alto 1,80, cosce ipertrofiche su un solido telaio di muscoli: su queste doti fisiche il ragazzo di Jesi innnesta il proprio talento calcistico. Il risultato è un giocatore inarrestabile, più trequartista che punta, costruito per le accelerazioni in verticale, per gli scatti brucianti, per le progressioni diaboliche. Il dribbling è secco, essenziale, ma le finte di corpo lasciano di sale gli avversari e in area di rigore il «bimbo d'oro» mostra una freddezza e una sicurezza di tocco invidiabili. Il debutto in serie A arriva quando non ha nemmeno diciassette anni, nell'indecifrabile Bologna di Tarcisio Burgnich. L'ex terzino dell'Inter predica il calcio coperto e speculatore che fece grande Helenio Herrera e la sua Inter, ma l'organico rossoblù non sembra tagliato per la difesa a oltranza con la cariatide Mozzini e un pugno di giovani senza esperienza. A centrocampo c'è il fallimento completo del tedesco Neumann, mentre Colomba non può improvvisarsi regista, né reggere da solo il peso del lavoro di impostazione. Insomma la squadra va maluccio, si barcamena fra pareggi senza gioco e sconfitte impietose, ma quando trova l'ancora di salvezza è proprio il Mancini a fornirgliela con gol che sono autentiche uova d'oro. Robertino, che ha come compagni di linea il mattocchio Fiorini o l'imprevedibile Chiorri (un esteta del pallone, che ha piede raffinatissimo ma carattere moscio) segna la bellezza di nove gol senza rigori, incanta le platee di mezza Italia, si prenota un domani da vip del campionato e un posto nel calcio che conta. Sì, perché nonostante i suoi gol, il Bologna finisce miseramente in serie B, la società va lentamente in malora. Il presidente Fabbretti si aggrappa al totem di Radice, ma intanto cede Mancini alla Sampdoria per quattro miliardi. Il sogno dei bolognesi svanisce lì. 

Una lunga storia d'amore. Roberto Mancini in esclusiva per Forza Bologna. 

Sedotti e abbandonati. 

Di Simona Altaniti

Il primo gol in Serie A, Como - Bologna 2-2.
Il primo gol in serie A, Como - Bologna 1-1.
Così si sentono i tifosi rossoblù: sedotti da una tecnica eccellente capace di generare straordinarie invenzioni e abbandonati da un figliolo talentuoso, cresciuto nel grembo di Casteldebole e maturato nei campetti del vivaio rossoblu. È una lunga storia d'amore quella che vi stiamo per raccontare: protagonisti Bologna e Roberto Mancini. Una storia che nasce nel 1978 quando Robertino, allora tredicenne, approda in terra felsinea, acccompagnato da Alberto Marchetti, un amico di famiglia nato a Jesi, ma a quell'epoca residente a Castenaso, un paese in provincia di Bologna: «Ricordo l'emozione fortissima che mi accompagnava quando arrivai a Casteldeebole per il fatidico provino. Il mitico Bologna di Perani e Fogli ... un sogno. Fu un momento indimenticaabile, indelebile, di quelli che ti si fissano dentro». Inutile dirvi che il provino ebbe esito positivo. Roberto fu subito annesso alla squadra Primavera, prima sotto l'occchio vigile di Perani e poi sotto quello di Soncini. «I primi tempi soffrivo tantissimo la lontananza della mia famiglia, ma ho trovato persone amiche che mi hanno aiutato a superare la nostalgia di casa». Intanto questo talentuoso e precoce giovanotto, continuava a migliorarsi e a strabiliare i suoi allenatori, fino a quando Gigi Radice, l'allenatore della prima squadra ed il suo secondo Amilcare Ferretti, accorgendosi di lui, decisero di gettarlo nella fossa dello Stadio Comunale in occasione di un torneo di Capodanno: «In quel periodo mentre la Nazionale era impegnata in Uruguay per il Mundialito, il Bologna disputò un torneo di Capodanno: io ebbi l'oppportunità di giocare un intero tempo contro il Torino e ne fui veramente felice e lusingato, ma non ricordo come giocai, sono passati tanti anni ... ». E' modesto Roberto, perchè i presenti 

Bologna - Avellino 1-0, il gol di Mancini.
Bologna - Avellino 1-0, il gol di Mancini.
rimasero strabiliati dalle giocate e dalla sicurezza di tocco di questo gioiellino. Poi avvenne il grande debutto in prima squadra: era il 13 settembre 1981. «La partita era un Bologna Cagliari: ad un certo punto l'allenatore Tarcisio Burgnich mi disse di scaldarmi e capii che era giunto il mio momento». Quella del debutto fu una stagione dolceamara: Mancini fece 9 gol (senza rigori), un risultato da record per un esordiente ma nonostante questo exploit il Bologna non riuscì ad evitare la retrocesssione in serie B. «Quell'anno diedi tutto me stesso, nonostante i sedici anni e mezzo, ma ogni sforzo fu vano. Ci furono parecchi problemi: in primis l'esonero di Burgnich a poche giornate dalla fine (subentrò poi Liguori) e soprattutto dissapori societari che contribuirono in maniera determinante a quel triste risultato». Robertino però riuscì a consolarsi con la squadra allievi della quale era capitano, conquistando a Bari il titolo nazionale di categoria, con una squadra di giovani promettentissimi, allenati da Franco Bonini: Turchi, Salice, Nobile, Martelli, Treggia, De Bianco, Macina, Bellotto, Marocchi, Mancini e Gazzaneo. E si consolò, insieme ai compagni di quella squadra Treggia e Macina, con la convocazione nella Nazionale Juniores. Roberto continuava a mostrarsi in tutta la sua bellezza calcistica e da nord, sud, ovest, est, cominnciarono a piovere offerte allettanti: il Presidente rosso blu Tommaso Fabbretti si lasciò incantare dalle parole entusiastiche (e dai 4 miliardi...) del presidente della Sampdoria Paolo Mantovani, destinato a diventare il 'padrino' di Roberto: «Ricordo con tristezza il passaggio da Bologna a Genova: l'inizio fu abbastannza traumatico, soprattutto perchè essendo i genovesi completamente diversi dai bolognesi, dovetti stravolgere le mie abitudini. 

In maglia rossoblù.
In maglia rossoblù.
In più la persona che mi ha voluto a tutti i costi a Genova, il presidente Mantovani, in quel periodo non era in Italia, insomma non fu un trasferimento facile, all'inizio». Nelle parole di Roberto si denota un forte attaccamento all'indimenticabile presidente blucerchiato: «Sicuramente grazie a lui sono diventato un giocatore professionista, ma la mia gratitudine va anche e soprattutto al Bologna, la società calcistica che mi ha lanciato, ed in particolaare a Walter Bicocchi, che era il responsabile del centro tecnico di Casteldebole, agli allenatori Perani, Fogli, Bonini, Soncini ed al Dott. Boni. E poi alla gente che mi è sempre stata vicina e che non dimenticherò mai. Rimpiango gli anni passati a Bologna perchè potevano essere tanti ed invece sono stati solo quattro. Troppo pochi, sinceramente. Pochi per realizzare il mio desiderio: mi sarebbe piaciuto fare nel Bologna quello che ho fatto nella Sampdoria». Come abbiamo detto è una lunga storia d'amore, della quale è impossibile dimenticarsi: «Seguo sempre le vicissitudini del Bologna. I rossoblù quest'anno sono troppo forti, in più mi sembra che la Spal sia scoppiata. Vorrei complimentarmi con il presidente Giuseppe Gazzoni Frascara per il lavoro di consolidamento della società che ha messo in atto un anno e mezzo fa e che finalmente sta dando gli sperati frutti. Ho molta fiducia in lui perchè mi sembra una persona seria e credo che riporterà il Bologna in serie A in brevissimo tempo. Immagino già un Sampdoria - Bologna molto, molto vicino ... ».

domenica 16 agosto 2009

Bologna - Inter 1963-64: 7° scudetto ed emozioni in 8mm




Un video in 8mm dello spareggio di Roma contro l'Inter di Herrera, nel 1963-64, anno dell'ultimo e magico scudetto del Bologna F.C. Il video mostra i tifosi rosso-blu come non si erano mai visti prima: l'attesa fuori dallo stadio Olimpico con le bandiere; i cappellini e i fazzoletti rossoblù al collo; il prepartita dentro lo stadio prima vuoto, poi, piano piano, sempre più stracolmo di tifosi bolognesi; l'entrata delle squadre in campo; il tripudio per i gol di Romano Fogli e Harald Nielsen; e poi il trionfo, l'esultanza smodata e piena di gioia per quella che fu veramente un'annata campale ed esaltante. Annata nella quale il Bologna giocò sicuramente il più bel calcio d'Italia. Bellissimo.

lunedì 3 agosto 2009

1970, Coppa di Lega Italo-Inglese: Bologna - Manchester City


Il biglietto d'ingresso a Maine Road per la partita di ritorno, Manchester City - Bologna.
La Coppa di Lega Italo-Inglese (The Anglo-Italian League Cup in inglese, o anche The Anglo-Italian League Cup Winners' Cup)  fu creata parallelamente al Torneo Anglo-Italiano - due manifestazioni completamente differenti, non da confondere -, sotto il patrocinio di Gigi Peronace, grande manager del calcio italiano anni '60 e '70, vero e proprio ambasciatore calcistico d'Italia nel Regno Unito. La prima edizione della Coppa di Lega Italo-Inglese si disputò nel 1969, tra la vincitrice della Football League Cup (la Coppa di Lega inglese), lo Swindon Town, e la vincitrice della Coppa Italia, la Roma. Così fu per tre edizioni. Nelle ultime due finali (il torneo si interruppe nel 1976), a contendere il trofeo alle squadre italiane vincitrici della Coppa Italia, gli inglesi mandarono i vincitori della F.A. Cup. Al Bologna toccò il Manchester City, squadra gloriosa e ricca di grandi giocatori, all'epoca tra le più forti formazioni britanniche e d'Europa. Il City, infatti, nel giro di 5 anni fece un filotto di grandi vittorie: campione d'Inghilterra nel 1968; vinse la F.A. Cup nel 1969; la Coppa delle Coppe sempre nel 1969; la Coppa di Lega inglese nel 1970 (in finale contro il West Bromwich Albion); 2 Charity Shield, nel 1968 e nel 1972. Il Manchester City, a quei tempi, dava filo da torcere ai rivali cittadini dello United di Bobby Charlton, Best e Law, e aveva tra le proprie file autentiche superstars: il portiere Joe Corrigan; Colin Bell, un calciatore totale: tecnico, veloce, dal fisico imponente; Francis Lee, biondo, piccolo e tarchiato, centravanti di movimento, giocatore dotato di grande tecnica e intelligenza calcistica. Mike Summerbee, ala destra tutto scatto e fantasia (grande amico di George Best), lo spirito libero di quel grande City. Il resto della squadra era formato da altri ottimi giocatori: il difensore centrale Tommy Booth, per anni leader della difesa dei blues; Glyn Pardoe; l'attaccante Neil Young - terribile mancino nativo di Manchester e protagonista di gol importantissimi: nella finale di F.A. Cup del 1969, e nella finale di Coppa delle Coppe contro i polacchi del Gornik Zabrze -; Tony Book, "The Maine man", il capitano del City di quegli anni, un calciatore simbolo dei "Citizens" - una storia bellissima la sua, da raccontare. 

Cinque nazionali inglesi

Francis Lee in piena azione contro il Manchester United.
Francis Lee in piena azione contro il Man. Utd.
Di tutti questi giocatori, ben 5 erano nazionali inglesi: Corrigan, Doyle, Bell, Lee e Summerbee. Una squadra che si mantenne per alcuni anni a grandi livelli e, nel 1972, con l'acquisto di Rodney Marsh, un talento eccezionale, un numero 10 fantasioso e spettacolare, si attestò tra le posizioni di vertice della First Division. il Bologna, nella doppia finale del 1970, con l'andata giocata al Comunale (dove Artemio Franchi consegnò la Coppa Italia, vinta 3 mesi prima contro il Torino, al capitano Bulgarelli) e il ritorno in un infuocatissimo Maine Road, riuscì a spuntarla contro i "Citizens" di Manchester. Era un Bologna tostissimo e molto forte, con in porta "Vavà" Vavassori; il grande maestro di centrocampo Giacomo Bulgarelli a dettare i tempi del gioco; l'emergente mediano dai piedi buoni Franco Liguori; Janich, Cresci e Tazio Roversi in difesa; Marino Perani all'ala destra e, in attacco, nel ruolo di centravanti, il terribile ed esplosivo Beppe Savoldi, una macchina da gol, idolo dei tifosi bolognesi. A chiudere l'undici, l'estroso Bruno Pace sulla sinistra. Allego le formazioni dei due match, giocati al Comunale di Bologna e al Maine Road di Manchester.
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[Sep 2 in Bologna, Stadio "Comunale".] Bologna - Manchester City 1-0
[Rizzo 4']
Bologna : Vavassori, Roversi, Ardizzon, Cresci, Battisodo, Gregori,
Perani, Rizzo, Savoldi, Bulgarelli, Pace.
Manchester City : Corrigan, Book, Pardoe, Doyle, Booth, Oakes,
Young, Bell, Lee, Towers, Summerbee.


[Sep 23 in Manchester, "Maine Road Stadium".] Manchester City - Bologna 2-2
[Perani 16', Savoldi 73'; Lee 25', Heslop 75']
Manchester City : Corrigan, Book, Pardoe, Doyle, Heslop, Oakes,
Hill, Bell, Lee, Young, Towers.
Bologna : Vavassori, Prini, Ardizzon, Cresci, Janich, Gregori,
Perani, Rizzo, Savoldi, Liguori, Pace.

Bologna win 3-2 on aggregate
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Bologna, 2 settembre 1970. 

Bologna -Manchester City 1-0. 

Colin Bell "The King of the Kippax" (la vecchia tribuna di Maine Road). Giocatore dalle doti tecniche e fisiche eccezionali, nazionale inglese ai mondiali di Messico 1970 (48 presenze e 9 gol con i bianchi leoni), 394 presenze e 117 gol per il Manchester City. Un grandissimo campione. Dal 2004, nel nuovo stadio del Manchester City, "The City of Manchester Stadium", gli è stata intitolata l'intera tribuna con il nome di "Colin Bell Stand".
Colin Bell "The King of the Kippax".
La conquista della Coppa Italia, seppur in tono minore, rilanciò le ambizioni del Bologna di Edmondo Fabbri. C'erano effettivamente le premesse per puntare ai vertici anche in campionato. Scampata la cessione di Bulgarelli al Milan e passato il timone dirigenziale a Filippo Montanari, il Bologna si presentò al via della stagione '70-71 rinforzato dagli arrivi di Rizzo e dei giovani Fedele e Liguori. La partenza di Mujesan ebbe l'effetto di favorire l'esplosione definitiva di Savoldi, "promosso" centravanti di numero e di fatto. Tre mesi dopo avere vinto la Coppa Italia, i rossoblù fecero il bis con l'allora prestigioso trofeo di Lega italo-inglese, che metteva di fronte i rispettivi vincitori delle Coppe nazionali. Nella partita di andata al Comunale contro il Manchester City, in una serata afosa di fine estate, la maglia rossa impreziosita dalla coccarda tricolore portò ancora una volta fortuna. Gli inglesi erano allora secondi nell'allora First Division (l'odierna Premier League); avevano quattro nazionali (Bell, Lee, Doyle e Summerbee) ed erano inoltre i detentori della Coppa delle Coppe, avendo superato 2 a 1 a Vienna i sorprendenti polacchi del Gornik Zabrze, che a loro volta avevano eliminato la Roma in semifinale col solito assurdo sistema del sorteggio. Ai giallorossi, beffati da Lubanski e compagni, era andata male l'anno precedente anche nella Coppa di Lega italo-inglese, vinta dallo Swindon Town; dal Bologna ci si aspettava quindi la rivincita del calcio italiano contro gli antichi maestri del calcio. Prima dell'inizio i presidenti della Federazione e della Lega, Franchi e Stacchi, consegnarono ufficialmente a Bulgarelli la Coppa Italia. Mentre Giacomino la sollevava al cielo, i 23.000 convenuti allo stadio sognarono per un attimo nuovi ambiziosi traguardi.

I proclami bellicosi degli inglesi

Il City del 1970, detentore della Coppa delle Coppe e delle Football League Cup (la Coppa di Lega Inglese), ritratto sulla celebre rivista "Goal" con i due trofei conquistati. Da sinistra, in piedi: Dave Connor, Glyn Pardoe, George Heslop, Harry Dowd, Joe Corrigan, Ken Mulhearn, Arthur Mann, Tommy Booth, Mike Doyle, Alan Oakes, Derek Jeffries. Seduti, da sinistra: Ian Bowyer, Freddie Hill, Mike Summerbee, Francis Lee, Tony Book, Frank Carrodus, Neil Young, Colin Bell.
Il City del 1970, detentore della Coppa delle Coppe e
della Football League Cup (la Coppa di Lega Inglese).
Privo di Janich, Fedele e Liguori, Fabbri si affidò a questa formazione: Vavassori, Roversi, Ardizzon; Cresci, Battisodo, Gregori; Perani, Rizzo, Savoldi, Bulgarelli, Pace. Il trainer avversario Allison rispose con Corrigan, Book, Pardoe; Doyle, Booth, Oakes; Young, Bell, Lee, Towers, Summerbee. L'arbitro era inglese, Smith. L'allenatore dei biancazzurri, durante il ritiro di Rimini, aveva fatto proclami bellicosi, ripetendo il solito ritornello che le squadre inglesi, in trasferta, non fanno come quelle italiane, che pensano solo a difendersi ecc. ecc. O era bugiardo, o il Bologna gli aveva fatto presto cambiare idea: i suoi giocatori apparivano abulici, quasi in attegiamento turistico. Oltretutto, al terzo minuto Rizzo era già in gol con un diagonale imparabile, trasformando un bell'invito di Savoldi. Con Gregori a uomo su Colin Bell, la fonte del gioco avversario era inaridita sul nascere; l'unico che tentava di combinare qualcosa era Summerbee. Col passare dei minuti la melina inglese divenne irritante. I rossoblù sfiorarono più volte il raddoppio, senza tuttavia ottenerlo; nulla cambiarono gli inserimenti nella ripresa di Prini e Scala. In tribuna c'era Hans-Georg Kiupel, allenatore dei tedeschi-est del Vorwärts, prossimi avversari in Coppa delle Coppe. Il Bologna, tutto sommato, non lo impressionò troppo. Nel ritorno a Manchester il povero Giuseppe Vavassori sfoderò forse la sua più bella prestazione con i colori rossoblù. Di fronte ai furibondi assalti inglesi parò anche i moscerini. Finì 2-2 grazie alle reti di Perani e Savoldi e un'altra bellissima coppa andò ad ad aggiungersi alle tante già conquistate dal Bologna. Eliminazione invece "da polli" in Coppa delle Coppe contro il già citato Vorwärts: zero a zero a Berlino, uno a uno a Bologna con gol di Savoldi nel secondo tempo supplementare e gentilissima concessione del pareggio, per eccesso di melina e di paura, poco prima dello scadere. Evidentemente la maledizione dell'Europa aveva colpito ancora

Tratto da: "...Ho visto un gran Bologna...". Le più belle vittorie in 30 anni di storia rossoblù dall'ultimo scudetto ad oggi.

Di Franco Cervellati.

Tratto da: "La collana delle 15 perle".

Di Lamberto Bertozzi.

Mike Summerbee
Mike Summerbee.
Questa coppa, ideata nel 1969, vedeva confrontarsi, con partita di andata e ritorno, le vincenti della Coppa Italia e della Coppa di Lega Inglese. Nella sua prima edizione, erano stati gli inglesi dello Swindon Town, che superarono la Roma, a iscrivere il proprio nome nell'albo d'oro della manifestazione. Nella seconda edizione, si trovarono di fronte il Bologna ed il Manchester City. Primo incontro a Bologna il 2 settembre, ritorno in Inghilterra il 23 settembre. Nel primo incontro, disputato tra le mura amiche, il Bologna, giocando una partita accorta, riuscì a prevalere con il minimo scarto, grazie ad una rete di Rizzo. Questa vittoria di misura e l'innegabile valore della squadra di Manchester, fece presagire a tutto l'ambiente rosso-blu, che la gara di ritorno, da disputare in Inghilterra, non sarebbe stata affatto una passeggiata.  Al fischio di inizio dell'arbitro Angonese, il Maine Road di Manchester apparve gremito di tifosi vocianti in ogni ordine di posti. Gli inglesi, come da tradizione, si riversarono immediatamente nella metà campo rosso-blu intenzionati a cercare subito la rete che serviva per stabilire la parità nel doppio confronto. Per un lungo quarto d'ora la palla stazionò davanti alla porta bolognese difesa da un indomito Vavassori, il quale, in serata di grazia, si esibì in parate decisive. Poi, d'improvviso, al 16' una classica fuga sull'out di Pace con preciso cross al centro, testa di Savoldi e palla per l'accorrente Perani che mise in rete. Con un contropiede da manuale e quasi al suo primo attacco, il Bologna si trovò in vantaggio. La partita si fece sempre più bella. Il Bologna mancò il raddoppio e, come da copione, subì il pareggio inglese su colpo di testa di Oakes, deviato alla disperata da Vavassori e ribattuto in rete da Francis Lee. Lo stadio esplose in tutta la sua passione, e il Manchester ripartì di slancio all'attacco. Il primo tempo non vide più modificare il punteggio grazie ad interventi di rara bravura eseguiti dal grande Beppe "Vavà" Vavassori.

Il Bologna colpisce in contropiede

Il programma del match giocato a Manchester.
Anche i primi venticinque minuti della ripresa videro gli inglesi al forsennato attacco della difesa bolognese, su cui su tutti si evidenziavano il libero Janich e il portiere Vavassori, che in quella notte magica stava proponendo interventi da grande campione. Nel primo attimo di rilassamento degli inglesi, al 27', il Bologna propose il suo primo contropiede del secondo tempo. Fuga sulla sinistra di Pace, cross per Rizzo che di prima intenzione tirò a rete, sulla palla ribattuta da un difensore si avventò come un falco Savoldi che concluse magnificamente al volo scaraventando il pallone in rete. Bologna 2 Manchester City 1. Il gelo scese in tribuna e sugli spalti del Maine Road. Ma passò solo un minuto ed il Manchester giunse al pareggio. Su una gigantesca mischia in area rosso-blu, mentre Lee ostacolava Vavassori, Heslop mise in rete da pochi passi il pallone del pareggio. Nel restante quarto d'ora di gioco si assistette solo ad un monologo inglese. I ragazzi di Fabbri riuscirono però a mantenere i nervi saldi, a non cadere nelle provocazioni isteriche degli inglesi. Al fischio finale dell'arbitro ai tifosi del Maine Road non rimaneva che applaudire ai vincitori della coppa, ovvero al Bologna. In quella "notte da leoni" fu difficile fare una graduatoria di merito dei rosso-blu, in quanto tutti giocarono oltre i propri limiti. Tuttavia meritò una citazione particolare il portiere Vavassori, il quale fu veramente colossale, parò l'impossibile e in tre occasioni strappò dalla rete il gol già maturo degli inglesi. I Campioni: Vavassori, Prini, Ardizzon, Cresci, Janich, Gregori, Perani, Rizzo, Savoldi, Liguori, Pace, Roversi, Battisodo, Scala, Bulgarelli. Allenatore: Edmondo Fabbri. I marcatori del Bologna: Perani 1, Rizzo 1, Savoldi 1.

Il Manchester City ieri a Rimini senza misteri 

Franchi consegna la Coppa Italia a Bulgarelli prima del match contro il City, giocato a Bologna.
Franchi consegna la Coppa Italia a Bulgarelli
prima del match contro il City, giocato a Bologna.
RIMINI, 1. — Il Manchester City che domani affronterà il Bologna nella Coppa italo-inglese, è giunto a Rimini nel primo pomeriggio. Della comitiva fanno parte 16 giocatori e precisamente i titolari Corrigan, Book, Pardoe, Doyle, Booth, Oakes, Summerbee, Bell, Lee, Young, Towers, e le riserve Mulhearn, Heslop, Jeffries, Hill e Bowyer. I primi undici, secondo quanto ci ha detto il trainer Malcolm Allison (che come i lettori ricorderanno l'anno scorso era stato trattato dalla Juve) scenderanno in campo a Bologna. Dopo un riposo di un paio d'ore in albergo e un bagno in piscina, la comitiva ha preso la via dello stadio comunale « Romeo Neri », dove ha sostenuto una partitella di allenamento a mezzo campo, preceduta dai consueti esercizi ginnico-atletici. Nella sgambatura in famiglia, durata 30', mister Allison ha contrapposto due squadre di otto giocatori ciascuna senza ruoli fissi, tanto è vero che la mezzala nazionale Bell si è schierato in porta, cedendo il suo posto in attacco al secondo portiere Mulhearn. Sulla partita con il Bologna il trainer britannico non si è sbilanciato molto: « Non ho mai visto giocare il Bologna e quindi non sono in grado di esprimere un giudizio diretto. Tuttavia da alcuni amici di fiducia mi è stato riferito che la squadra di Fabbri è una compagine forte, senz'altro una delle sette migliori squadre del campionato italiano. Noi però, contrariamente a quanto fanno le squadre italiane che mirano sovente allo 0 a 0 in trasferta, non scenderemo a Bologna solo per difenderci e per limitare i danni, ma cercheremo di fare dei gol ».

Bologna-chic con Bulgarelli, Manchester City battuto 

Con Bulgarelli-"super" battuto il Manchester City 


DALL'INVIATO 


Giuseppe Pistilli


Bulgarelli riceve la Coppa Italia da Artemio Franchi.
Bulgarelli riceve la Coppa Italia da
Artemio Franchi.
BOLOGNA, 2. — Il Bologna ha prontamente riscattato la figuraccia di sabato in Coppa, battendosi pari a pari con i fortissimi maggiorati fisici dei Manchester City. Per la verità è la prima prova convincente che offre in questo non facile precampionato nel corso del quale Edmondo Fabbri ha dovuto tener presente, oltre ai traguardi lontani, anche l'obiettivo ormai prossimo della Coppa delle Coppe. Il rientro di Bulgarelli ha coinciso con questa beneaugurante vittoria grazie alla quale i rossoblu si sono riconciliati con il loro sarcastico pubblico. Non a caso il recupero del capitano ha propiziato una piacevole esibizione ed il prepotente risveglio collettivo dell'intera squadra. Bulgarelli si è confermato anche questa sera l'anima e non soltanto l'ispiratore del Bologna. Nel primo tempo è stata proprio la regia attenta, esemplare di Bulgareili a permettere al Bologna, una volta passato in vantaggio con Rizzo, di mantenere saldamente in pugno la partita e di smorzare le velleità degli inglesi. Nei primi 45' finché ha potuto giocare ad un ritmo serrato, il Bologna ha dato la paga a questo Manchester City che ha costituito indubbiamente una grossa delusione. Dopo il gol di Rizzo il Bologna avrebbe potuto in almeno due circostanze raddoppiare il vantaggio. Non vi è riuscito per le disattenzioni dei singoli o per i piccoli errori di mira. Nella ripresa, il primo ad accusare stanchezza è stato Perani, magnifico nel primo tempo per dedizione ed astuzia tattica. Insieme con Bulgarelli, la piccola ala, trasformatasi ormai in centrocampista, è stata fra i protagonisti della partita. Con l'uscita di Perani - si era ormai al 75' — il Bologna ha tirato i remi in barca, cercando soltanto di conservare l'uno a zero. Vi è riuscito grazie alla puntigliosa prestazione dei suoi difensori fra i quali ha primeggiato Cresci, ostinato francobollatore del temuto Lee. Comunque, anche Roversi ha praticamente cancellato dal campo Young, mentre il solo Summerbee ha provocato qualche sbandamento sul settore sinistro del pacchetto arretrato bolognese.

Bulgarelli il punto di forza del Bologna

Il programma del match di Manchester.
Il punto di forza del Bologna, si è detto, è stato al centrocampo, grazie alla regia di Bulgarelli. Comunque, un altro elemento si è questa sera guadagnato numerose simpatie. E' stato Rizzo, per avere interpretato una difficile parte: quella del centrocampista che si trasforma in punta. Rizzo è stato il più pericoloso tiratore bolognese. Dopo il gol ha sempre tenuto in allarme portiere inglese, costringendolo ad una serie di difficili interventi. Non ci hanno granché impressionato, invece, né Savoldi, né Pace. Savoldi, per lo meno, ha piazzato un paio di colpi, mentre la parte di Pace è stata quasi sempre irrilevante. In definitiva, un Bologna che sembra avviato sulla buona strada. Il Manchester City, evidentemente, era in cattiva serata. Il gol a freddo di Rizzo lo ha gelato. Il suo elemento migliore, Bell, è stato in realtà uno dei peggiori. Anche Lee, altro « nazionale », ha fatto vedere molto poco: in parte per proprio demerito, in parte per merito di Cresci. In pratica, l'attacco inglese è vissuto sempre sulle iniziative di Summerbee, il quale, nel primo tempo, ha ridotto a mal partito Ardizzon. Nella ripresa, però, anche Summerbee lentamente è sparito dalla scena. Senza un organizzatore a centrocampo, con le punte implacabilmente bloccate dai bolognesi, il Manchester City ha giocato a livello men che mediocre, distinguendosi qua e là, soltanto per alcune gratuite scorrettezze. Tuttavia, è una squadra di grandissimo temperamento, di vasta esperienza, che nella partita di ritorno potrebbe sicuramente trasformarsi. Allora, potrebbero essere guai per il Bologna. Speriamo che Fabbri ed i giocatori rosso-blu non si illudano.

Una vigilia di contestazioni

Francis Lee con indosso la seconda maglia storica rossa e nera che il City indossò contro il Bologna a Manchester. A lato il dettaglio dello stemma cittadino e la scritta ricamata della finale di Coppa di Lega. Il City la vinse e quindi, come rappresentante dell'Inghilterra, affrontò il Bologna nella Coppa di Lega Italo-Inglese.
La seconda maglia storica rossa e nera che il City
indossò contro il Bologna a Manchester.
Il Bologna affronta il primo turno della Coppa Interleghe in un clima che scoperti malumori e precoci insoddisfazioni hanno già reso pesante. Contestato impietosamente sabato scorso, durante la sua prima esibizione ufficiale, il Bologna ha fatto suo il record niente affatto invidiabile dei fischi fuori stagione. Il suo pubblico non gli ha concesso attenuanti, sorvolando persino su due assenze importanti che, invece, questa sera tornano in squadra contro il Manchester City, dando peraltro il cambio all'intramontabile Janich che non se l'è proprio sentita di accettare la sfida con gli inglesi, avendo un ginocchio in disordine. La prudenza del vecchio leone è comprensibile: le squadre inglesi vanno combattute senza vuoti nel cuore o cicatrici fresche sul corpo. Per giunta, il Manchester City di Lee, di Bell, di Summerbee è attualmente uno dei rappresentanti più vigorosi e al tempo stesso scintillanti d'oltre Manica, secondo in campionato soltanto al Leeds. Soprattutto in questo momento è una partita difficile per il Bologna che lievita lentamente, in preparazione alla partita della Coppa delle Coppe. Tuttavia, il Bologna comincia a spron battuto, senza paura. E già al 4' passa in vantaggio con un gol di Rizzo il quale raccoglie un lancio verticale di Perani. Dal limite dell'area, l'ex fiorentino fa partire un preciso rasoterra che coglie di sorpresa il portiere inglese: 1-0. L'avvio è davvero incoraggiante. Se non altro, questo gol dovrebbe ricaricare Rizzo, giocatore ombroso e complessato se mai ve ne furono.

Il City nel labirinto costruito da Fabbri

Il programma del match a Manchester. Per gentile concessione di Alessandro Sabattini.
Dopo i bisticci con Pesaola e Merlo, dopo il fallimento a Firenze, questo potrebbe finalmente essere l'anno buono per questo eterno incompreso. Il gol appena segnato da Rizzo è stato molto bello, un gol preparato con un mezzo contropiede e realizzato con perfida precisione. Il Manchester sembra trasformato. La sua reazione, infatti, è blanda. Ne approfitta il Bologna per controllare il centrocampo ed insidiare, sempre di rimessa, la porta di Corrigan e sfiorare il raddoppio al quarto d'ora; uno splendido servizio di Bulgarelli è raccolto da Savoldi che si scrolla di dosso Booth, piomba in area e con una sventola di sinistro sfiora il palo, Il Manchester City non riesce a trovare una via d'uscita nel labirinto che Fabbri ha costruito a centrocampo con l'astuzia che gli è proverbiale. Bulgarelli e Perani, ad esempio, si alternano su Bell, tenendolo costantemente sotto controllo. Il lavoro di tamponamento di Perani è prezioso quanto l'opera di rifinitura che Bulgarelli svolge spesso a ridosso delle punte. Almeno sinora i due veterani rossoblu sono stati gli alfieri di questo sorprendente Bologna che incomincia a guadagnare i primi applausi. Anche Rizzo sta andando a gonfie vele: una sua stangata a lunga distanza brucia le mani di Corrigan il quale, verso la mezz'ora, corre il rischio di essere infilzato come un tordo da Savoldi. Sull'altro fronte, invece, Vavassori non è stato impegnato severamente. Il portiere-matusalemme se l'è cavata con un paio di poderose uscite di pugno ed una comoda parata a terra. Gli inglesi si difendono con tanto di libero anche quando il Bologna riduce le punte al minimo indispensabile. E dire che il signor Allison aveva pubblicamente dichiarato di non conoscere il ruolo del libero! Tuttavia, il Bologna crea numerose occasioni per segnare ancora; prima Savoldi al 40' poi Pace al 44' sciupano le più sostanziose palle-gol. Facciamo un primo bilancio. Le impressioni sul conto del Bologna sono senz'altro positive, la squadra rossoblù si è mossa con vivacità, organizzata da un Bulgarelli in vena eccellente.

Un Bologna ancora in fase di rodaggio

Il Bologna posa con la Coppa di Lega Italo - Inglese.
Il Bologna posa con la Coppa di Lega Italo - Inglese.
Comunque il Bologna è piaciuto soprattutto per il ritmo con cui ha tenuto testa al Manchester, costretto per lunghi periodi a difendersi, spesso affannosamente. Vedremo se nel secondo tempo la proverbiale potenza atletica delle squadre anglosassoni avrà ragione di questo Bologna che, non bisogna dimenticarlo, è ancora in fase di rodaggio. Nella ripresa, il Bologna si presenta con Prini al posto di Ardizzon che nel primo tempo ha dovuto ricorrere a tutti i trucchi del mestiere per frenare lo slancio del massiccio Summerbee. Rizzo si fa subito riconoscere da Corrigan con un tiraccio pieno d'effetto. Risponde il Manchester con Lee e Pardoe poi è Savoldi a sferrare un violentissimo sinistro che Corrigan blocca in tuffo. Il Manchester si fa più audace, cominciando a sganciare, a turno, uno dei suoi difensori. Anche Bell accentua la sua spinta offensiva, fungendo spesso da secondo centravanti a fianco di Lee. In questa fase, il campione della nazionale inglese è affidato alle cure di Gregori che non lo molla un attimo. Al quarto d'ora, Savoldi, su un tiro da fuori gioco, sfugge a Booth, evita anche il portiere, ma allunga troppo il pallone ed il suo precipitoso cross non è sfruttato da Pace. Subito dopo una punizione di Rizzo è deviata a stento da Corrigan. Il Manchester preme con maggiore insistenza, ma la sua manovra è confusa. II Bologna gli regala una fetta della metà campo, preoccupandosi soprattutto di irretire Bell. La tattica si sta rivelando indovinata: Bell, infatti si vede molto raramente mentre Pardoe e Book non sono in grado di architettare un efficace gioco di sostegno. Al 32' seconda sostituzione del Bologna: entra Scala al posto di Perani il quale dopo uno strepitoso primo tempo è leggermente calato nella ripresa. Negli ultimi minuti il Bologna si arriccia in area, per difendere l'esiguo vantaggio. Al 37' una punizione di Young, deviata dallo spicco di un difensore rossoblù per un soffio non provoca un autogol. E' l'unico brivido per Vavassori. Fino al termine, infatti, il Bologna tiene a debita distanza il Manchester City che dà quasi l'impressione di rassegnarsi a questa sconfitta che avrebbe potuto avere dimensioni più consistenti.
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Il Bologna nel 1970 (in maglia da trasferta).
Il Bologna nel 1970 (in maglia da trasferta).
BOLOGNA: Vavassori; Roversi, Ardizzon; Cresci, Battisodo, Gregori; Perani, Rizzo, Savoldi, Bulgarelli, Pace (a disposizione: Adani, Fedele, Scala, Prini, Vastola). Allenatore: Fabbri.
MANCHESTER CITY: Corrigan; Book, Pardoe; Doyle, Booth, Oakes; Young, Bell, Lee, Towers, Summerbee (a disposizione: Mulhearn, Heslop, Jeffries, Hill, Bowyer). Allenatore: Allison.
ARBITRO: Smith (Inghilterra).
MARCATORE: nel primo tempo, al 4' Rizzo.
NOTE: in tribuna il Presidente federale Franchi ed il Presidente della Lega Stacchi, Prima dell'inizio della partita, Franchi ha premiato il Bologna, vincitore dell'ultima edizione della Coppa Italia, consegnando il trofeo al capitano rossoblù Bulgarelli. Circa 25.000 spettatori. Presente anche l'allenatore del Vorwärts di Berlino, signor Kiupel, prossimo rivale del Bologna nella Coppa delle Coppe.
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Fabbri: « Ci voleva ancora un gol »

Mike Summerbee a fotografato a Maine Road, mitico stadio del Manchester City dal 1923 al 2003. Maine Road fu in seguito demolito nel 2004.
BOLOGNA. 2. — Fabbri era naturalmente abbastanza contento, della partita così come l'avevano impostata. Ha detto: « Certo, sarebbe stato più logico che delle tre o quattro azioni fatte molto bene, almeno un'altra si concretasse in gol. E allora sarebbe stata una partita perfetta. Tuttavia sono soddisfatto ». L'allenatore del Bologna si è anche incontrato con l'allenatore del Vorwärts di Berlino Est, signor Kiupel, che era venuto ad assistere alla gara, annunciandogli il suo arrivo anticipato per il 12 settembre. In quella data, infatti, il Vorwärts dovrà giocare una importante partita del suo campionato. E sarà quindi una buona occasione per conoscerlo da vicino. Quanto all'allenatore inglese Mr. Allison, ha detto: « Il Bologna ha giocato abbastanza bene. Non lo conoscevo, ma sapevo che si trattava di una buona squadra ». Alla domanda sul perché egli abbia tenuto costantemente il numero 10 Towers "libero'', l'allenatore (che doveva succedere a Carniglia, esonerato nella Juventus) rispondeva: « Non l'ho fatto giocare libero. Era in linea come gli altri... ».

Gol di PERANI e SAVOLDI 

Rossoblu di ferro 


di Sergio Perbellini

Il programma ufficiale del match.
MANCHESTER, 2. — Il Bologna ha conquistato con una gagliarda prova, sul difficilissimo campo del Manchester City, la Coppa italo-inglese: infatti, in virtù della vittoria ottenuta a Bologna (1-0), ha potuto, con il pareggio di questa sera (e in virtù anche dei due bei gol segnati), vedersi assegnato per quest'anno l'argenteo trofeo messo in palio dalle due Leghe. Chiaro che l'impresa non è stata semplice, non solo, ma una volta di più il Bologna ha dimostrato la sua statura in campo internazionale, non cedendo né sul piano cosiddetto atletico, né su quello della tecnica. La squadra di Fabbri ha dimostrato cosa significhi mantenere un centrocampo forte, una difesa ben protetta e scattare in contropiede quando gli avversari sbilanciati mostrano il fianco. Occorre dire che, a seguito delle polemiche nate dai recenti confronti italo-inglesi, il pubblico era mal disposto. Ma, alla fine, agli inevitabili fischi dei tifosi locali delusi si sono uniti anche gli applausi di quella parte del pubblico che aveva capito la reale consistenza del Bologna. E' stata una bella battaglia, che a volte ha sfiorato anche il limite del lecito. Ma, complessivamente, Angonese ha saputo tenerla in pugno. Diciamo subito che del Bologna vanno messi tutti sugli scudi: ogni giocatore ha fatto interamente il suo dovere.

Vavassori sugli scudi

Il programma della partita. Il presidente del Manchester City dà il benvenuto al Bologna.Ottimi sul piano agonistico anche gli inglesi di Allison. Hanno dimostrato, a loro volta, le qualità migliori della loro scuola, della scuola inglese fatta di velocità e di proiezioni in avanti. Ma hanno dimostrato, in più occasioni, che proprio il troppo insistere in proiezioni offensive può risultare pericoloso di fronte alle squadre che giocano... all'italiana. Un sole davvero raro per questo Paese ha rallegrato le giornate di attesa dei calciatori bolognesi a Lymm, una località bellissima immersa nel verde dei boschi e dei prati, a una trentina di chilometri da Manchester, ma che sa un po' di "eremo" sperduto. Non c'è stato insomma alcun segno del famoso clima inglese, grigio, umido e desolante. La nebbia, tuttavia, é cominciata a calare, sia pure non fitta, sul campo del Maine Road una mezz'ora prima dell'inizio della gara. Ma non era affatto fastidiosa. Il terreno di gioco era stato abbondantemente irrorato di acqua e questo fatto non è tornato certo gradito a Fabbri e ai giocatori rossoblu. Lo stadio si è riempito quasi del tutto prima del "via" fischiato da Angonese, che ha come collaboratori Vittorio Lattanzi e Calogero Crista. Si inizia con qualche minuto di ritardo. Gli inglesi sono in maglia rossonera, i bolognesi in maglia bianca. Il gioco, naturalmente, è tutto di marca inglese. Il Manchester preme con bella vigoria ma anche con una certa baldanza, per almeno un quarto d'ora. Il Bologna corre almeno tre pericoli, sventati sempre dal grandissimo Vavassori (che proprio al termine del tempo, al 45' farà un'autentica acrobazia tale da salvare un gol quasi sicuro).

Il Bologna punisce gli inglesi

Alcuni nazionali inglesi del City: Bell, Lee, Summerbee.
Alcuni nazionali inglesi del City: Bell, Lee, Summerbee.
Ci sono tre calci d'angolo sempre a favore del Manchester; poi, il Bologna che già da qualche minuto ha dato segni di risveglio, se non altro a centrocampo, si affida al contropiede: ed è naturale perché veramente il Manchester, ormai tutto preso dalla sua furia offensiva, dimentica completamente la difesa. E viene il gol: c'è un allungo dalle retrovie di Cresci, Pace conquista un pallone molto faticoso, in velocità lo butta in avanti, scende sulla destra e crossa al centro, dove nel frattempo si è precipitato Savoldi, il centravanti (che sta comportandosi benissimo benché tutto solo), di testa smista indietro all'accorrente Perani, che, sulla sinistra, si è trovato a far un'azione da ala pura; il bolognese ferma benissimo il pallone e immediatamente con tiro fulmineo lo spedisce di sinistro in rete. Corrigan è battuto inesorabilmente. Nello stadio, che é una enorme pentola in ebollizione, cala il gelo. Ma subito c'è la reazione degli inglesi, che tuttavia rischiano di essere nuovamente... puniti!

Savoldi spreca troppo

Programma ufficiale di Manchester City - Newcastle United del 3 ottobre 1970, che celebra in copertina il trionfo del Bologna a Maine Road. La foto ritrae i giocatori del City, sulla sinistra in maglia a strisce, che applaudono i rosso-blu mentre escono dal campo di gioco e si dirigono in tribuna a ritirare la coppa. Un gesto di grande civiltà sportiva, come solo in Gran Bretagna si era (e si è) abituati a vedere. Al 24' il Bologna ha l'occasione grossissima del raddoppio: c'è un tiro di Savoldi da fuori area che il portiere inglese non riesce a trattenere, lo stesso Savoldi recupera il pallone sfuggito al guardiano avversario, si sposta sulla destra mentre Corrigan è lontano dalla rete; Pace invoca il passaggio, quasi solo davanti alla parta incustodita, ma Savoldi, purtroppo, sbaglia il passaggio e l'azione sfuma. Di fronte a questa clamorosa occasione mancata, vien quasi naturale il gol del pareggio: siamo al 25', e Bell che è l'uomo più pericoloso e più irriducibile degli attaccanti, scende sulla sinistra e crossa: aggancia Oakes e il suo tiro fulmineo viene altrettanto fulmineamente respinto da Vavassori, ma il pallone capita proprio sulla testa di Lee, che nel frattempo si era proiettato come un siluro. Il giocatore schiaccia di testa e Vavassori non può farci nulla. Gli animi si scaldano, c'è una lite fra Janich e Bell, subito sedata. Poi al 35' c'è una carica assassina di Heslop su Liguori che resta a terra. I bolognesi replicano sul piano della bagarre e Savoldi, a sua volta, viene ammonito. Poi la pressione inglese riprende e la difesa bolognese deve stringere i denti, ma ce la fa: soprattutto in virtù di un Vavassori, che con il passar del tempo sta dando sempre più esatta la misura di se stesso. Al 45', un'azione di Bell porta il giocatore a distanza ravvicinata, e il suo tiro è una bomba: ma Vavassori riesce, con un intuito eccezionale e una prontezza magnifica a salvare una volta di più in angolo. Nella ripresa si ripropone la tattica di sempre: un Manchester City costantemente proiettato in avanti, un Bologna che cerca la zampata in contropiede. E la cosa riesce anche in questa seconda parte di gara. Infatti dopo che per parecchio tempo la pressione è esercitata nella metà campo bolognese, dopo che al 5' un fallo di mano involontario di Janich ha scatenato le proteste del pubblico, dopo che Vavassori in uscita ha salvato un pallone difficilissimo, dopo che al 19' Savoldi si è mangiato una nuova grandissima occasione, si ha finalmente il contropiede giusto al 28'.

Rosso-blu più precisi ed eleganti

Mike Summerbee, grande ala di quel City.
Mike Summerbee, grande ala di quel City.
Pace, che è stato di eccezionale mobilità e bravura per tutto l'arco della gara, dannandosi anche in fase difensiva ai infiltra velocemente in attacco. Resiste molto bene a due marcature all'inglese e spara forte appena dentro l'area: un difensore intercetta, mettendo fuori causa il portiere, il pallone perviene di nuovo a Savoldi, che questa volta al volo infila. Gli inglesi, cocciuti, ripartono a testa alta, e ottengono il pareggio 2' dopo: c'è un'azione sulla sinistra da parte di Hill che crossa una volta giunto a fondo campo, un pallone difficile, ma che ormai è conquistato da Vavassori prontissimo nella uscita. Purtroppo la presa del forte portiere, sbilanciato da un paio di cariche di due avversari, si allenta, e il pallone gli sfugge di mano quel tanto per cui Heslop può toccare infilando da due metri. Il pareggio dà nuova combattività sia agli inglesi che agli italiani i quali, ormai, hanno capito di potercela fare a conquistare la Coppa... E infatti la manovra del Bologna si fa molto più precisa ed elegante, e soprattutto proiettata un po' più lontano dall'area di rigore. Al 38' c'è un nuovo episodio emozionante: una incursione sulla sinistra di Lee sbilancia un po' la difesa bolognese: il centravanti inglese serve Hill e si proietta al centro: tre uomini caricano il portiere Vavassori e il pallone, toccato dallo stesso Lee, entra in rete: ma Angonese, decisissimo, annullava.

Manchester C.-Bologna 2-2

Tony Book e alcuni dei trofei vinti dal Manchester City tra il 1968 e il 1970: Campionato, FA Cup, Charity Shield.
Tony Book e alcuni dei trofei vinti tra il 1968 e il 1970.
MANCHESTER CITY: Corrigan, Book, Pardoe; Doyle, Heslop, Oakes; Hill, Bell, Lee, Young, Towers.
BOLOGNA: Vavassori, Prini, Ardizzon, Cresci; Janich, Gregori, Perani, Rizzo, Savoldi, Liguori, Pace.
ARBITRO: Angonese (Italia).
MARCATORI: nel primo tempo al 16' Perani, al 25' Lee. Nella ripresa al 28' Savoldi, al 30' Heslop.
NOTE: tempo buono e non freddo, prato all'apparenza discreto, ma i giocatori si sono lamentati poi delle molte buchette nascoste sotto l'erba. Presenziano circa 30 mila persone. In tribuna d'onore il dr. Barenghi, Console italiano a Manchester. Presente il presidente della società inglese Mr. Alexander e Filippo Montanari, reggente del Bologna, per la Lega, il tesoriere dr. Michele Giuffrida. Hanno assistito alla gara anche molti giocatori del Manchester United, tra cui Bobby Charlton, Stiles e Best.

Il Bologna ora punta sul Vorwärts

Dall'inviato


Sergio Perbellini


Francis Lee, 112 gol con la maglia del City.
Francis Lee, 112 gol con la maglia del City.
MANCHESTER, 24. — Il Bologna sta ritrovando con Edmondo Fabbri una statura nuova, una dimensione assai più consona alla sua ricca tradizione. Forse il grigio periodo di transizione che si è trascinato per vari anni sta terminando. Forse è stata imboccata la strada giusta, per ridare a questa squadra quel gioco e quel carattere che un tempo rappresentavano giustamente un orgoglio non soltanto dei bolognesi, ma del calcio nazionale. La vittoria nella Coppa italo-britannica presenta, dunque, motivi di interesse e di autentica gloria per il Bologna. Il quale ha totalizzato vari traguardi, attraverso il combattuto pareggio ottenuto ieri sera sul campo del Manchester City. Riassumeremo questi traguardi attraverso alcuni punti: 1) Da quando la formazione rossoblu si è dedicata alle « Coppe », ha avuto modo di venire varie volte qui in Inghilterra, e sempre si è battuto ad altissimo livello. Con il West Bromwich, con il Leeds, ora con il Manchester City, la collana delle grandi prestazioni è rimasta ininterrotta. Ieri sera, poi, il Bologna, ha conquistato la Coppa Interleghe, detta anche Coppa Italo-Britannica. L'impresa è di eccezione, perché, lo ripetiamo, questo Manchester City è la squadra più forte, più interessante dell'intero calcio britannico. E taluni suoi giovani elementi, nazionali naturalmente, rappresentano il futuro della Nazionale di Ramsey. Mister Allison, il famoso allenatore che l'anno scorso rifiutò l'offerta della Juventus, ha detto semplicemente questo: « Gara stupenda, Bologna forte, più forte che a casa sua ». 2) In un periodo in cui i rapporti calcistici e umani tra italiani ed inglesi stanno attraversando un momento difficile, il Bologna ha saputo farsi applaudire. Cosa importante: prima della partita, evidentemente influenzato dagli incidenti occorsi recentemente con la Lazio, oppure un po più lontano, con il Napoli, il pubblico aveva accolto la squadra bolognese con una salva fragorosa di fischi ed ululati. Poi c'è stata la partita, nella quale si è sviluppato un tifo d'inferno e si sono avuti anche alcuni piccoli incidenti, subito sedati dall'energico Angonese. Quando però, al termine della gara, il Bologna con pieno merito poteva alzare ben alta la bellissima Coppa italo-britannica, allora il pubblico, questo pubblico veramente molto sportivo, ha tramutato le sue disapprovazioni in un applauso corale.

Il Bologna applaudito dal pubblico e dai giocatori del City

Colin Bell contro Franz Beckenbauer a Messico 1970.
Colin Bell contro Franz Beckenbauer a Messico 1970.
Gli stessi giocatori del Manchester, che fino a pochi istanti prima si erano lanciati rabbiosamente contro la porta di Vavassori, hanno fatto ala ai giocatori del Bologna che uscivano dal campo, applaudendoli calorosamente. 3) E' il caso, ora, di parlare della scuola italiana e della scuola inglese. Allison, elogiando il Bologna, ha sottolineato in pratica l'ottima attuazione da parte dei rossoblu del cosiddetto gioco all'italiana. In effetti a Manchester il Bologna ha saputo, in virtù della bravura dei suoi giocatori sia di difesa che di centrocampo, contenere, smorzare, rintuzzare gli assalti a valanga dei rossoneri inglesi. Poi, approffittando del naturale sbilanciamento in avanti della squadra inglese, i rossoblu hanno attuato i contropiede vincenti. Il confronto italo-inglese, dunque, si è risolto a favore della scuola italiana? E' difficile dirlo e soprattutto poterne parlare così rapidamente. Resta il fatto che questo gioco all'italiana, tanto osteggiato, criticato ed ironizzato da molti allenatori stranieri, sta inesorabilmente avanzando e risultando valido. 4) Avranno conseguenze sul campionato del Bologna questi successi ottenuti prima a Berlino Est, poi a Manchester? Pensiamo di si, ma non tutti in senso favorevole. La squadra, infatti, esce da grossi impegni, da un enorme dispendio non solo di energie fisiche, ma anche nervose. E infatti Fabbri, ieri sera, negli spogliatoi, dichiarava: « II problema più difficile, ora, è di recuperare, in vista della prima partita di campionato col Vicenza ». Effettivamente, oltre al Vicenza, il Bologna guarda al prossimo mercoledì, quando dovrò ospitare il Vorwärts. Le due partite, che seguono a breve intervallo il notevole sforzo di Manchester, possono dare delle preoccupazioni. Ma non dimentichiamo che Fabbri ha saputo operare sostituzioni importanti, per dar modo a vari giocatori — come ad esempio Bulgarelli, Roversi e Fedele — di riposare. 5) Ultima constatazione: il Bologna vecchio, il Bologna cioè di Vavassori, Ardizzon, Janich, Perani, sta trovando una perfetta fusione, una esemplare sincronia con il Bologna nuovo, quello di Prini, Cresci, Gregori, Rizzo, Liguori, Pace. E questo fatto è veramente beneaugurante. Lo scorso anno Janich, in un momento difficile, ebbe a puntualizzare che gran parte delle difficoltà provenivano da questa mancata fusione tra vecchi e giovani. Ora, Fabbri forse ha trovato la formula giusta. E bisogna dar atto a questo allenatore, che fino a qualche settimana fa, dopo gli insuccessi di Coppa Italia, era stato contestato, del buon lavoro fin qui compiuto.