domenica 14 dicembre 2008

Bologna - Torino 3-1 (2-0), 23.06.1929 (Prima finale scudetto 1928-1929).


BOLOGNA - TORINO 3-1 (2-0) 23-06-1929 h.16.00, Stadio Littoriale. 
Bologna: Gianni; Monzeglio, Gasperi; Genovesi, Baldi, Pitto; Busini I, Della Valle, Schiavio, Busini III, Muzzioli.
Torino: Bosia; Vincenzi, Martin II; Martin III, Colombari, Speroni; Vezzani, Baloncieri, Libonatti, Rossetti II, Franzoni.
Arbitro: Rovida di Milano.
Reti: Della Valle 31' (B), Schiavio 41', 58' (B), Libonatti 86' (T).
Spettatori: 25.000 circa.
Note: Espulso al 60' Della Valle.

Da "Tutti gli Sports" del 16 giugno 1929.

"La vibrante contesa pel titolo di campione nazionale di calcio. Il tempo delle finali è venuto. Non come l'atteso confronto decisivo fra le due più forti compagini d'Italia, ma come una liberazione ed un sollievo da una troppa prolungata ed estenuante improba fatica. Torino o Bologna? Non importa purché si finisca. E' questo il sentimento di calciatori e dirigenti, l'atmosfera che circonda le ultime due battaglie di Bologna e di Torino. Lo scudetto tricolore non dice più nulla alle squadre stremate, agli atleti affranti, desiderosi di non altro che di imbarcarsi, per avere almeno sul mare un mese di riposo senza ammaccature, gomitate nei fianchi e calci negli stinchi, senza l'urlo lacerante della folla agitata che non perdona e non risparmia. A Bologna la prima battaglia, sull'esito complessivo già si sono pronunziati gli esperti della tecnica calcistica nella magnifica rivista dell'on. Ferretti, a cui dedica la sua genialità d'artista il sempre giovane Vittorio Varale. Dalla cernita dei vari pareri, esclusi quelli che per necessità di ambiente non potevano essere che preconcetti, è balzata a gran maggioranza la preferenza per il Bologna. Ma noi, pur avendo espresso lo stesso parere, riteniamo doveroso, da vecchi frequentatori dei campi di gioco, di accomunare nella stessa calorosa ammirazione quei ventidue atleti, i quali non saranno purtroppo domenica in campo, ma hanno nell'annata dimostrato luminosamente di essere gli a-tout capaci di risolvere a vantaggio dei propri colori le più dure partite decisive. Molti di essi, troppi forse mancheranno alle due partite risolutive, ma che perciò? Son essi che han portato le loro squadre invitte alla testa dei due gironi. Il più è fatto, ora tocca ai giovani immortalarsi alle ultime cartuccie. Ecco perchè il pubblico deve salutare nei due undici che pubblichiamo i reali esponenti delle due finaliste, anche se di assenti ve ne saranno parecchi. L'organamento del campionato attuale è condannato con l'esito infelicissimo non dalle sole finalissime, ma di ben tre o quattro delle ultime domeniche. Quel taglio chirurgico che da anni si procrastina e si allontana, appare indispensabile oramai. Ne perderebbe d'importanza il massimo titolo nazionale, ne scapiterebbe il bel giuoco, col logoramento progressivo degli uomini dai più in vista, ai giovanissimi, teneri ancora alle lunghe serie di incontri ed alle durissime partite fuori casa... Osserviamo gli squadroni del centro Europa: sono diventati delle vere e proprie trompes che quando han girato mezzo mondo tornano in Patria a dar qualche saggio della propria abilità, e disputano il campionato tanto perchè vi sono ancora obbligati. Allontaniamo dall'Italia questa ignobile fine dello sport del calcio, che esso resti sport anche se fra squadre di professionisti e conserviamoci i nostri campioni per i nostri pubblici che ti adorano, non li incoraggiamo a girare pel mondo, col pericolo che non ci tornino più o cosi viziati da bacare tutto il superbo vivaio nostro. Esaltiamo i nostri campionati e la finale. A Bologna per cominciare è battaglia grossa. I rosso-bleu partono gran favoriti per il campo in favore, l'inquadratura più completa, che avranno agio di allineare per una maggior freschezza. Il Torino rappresenta una incognita pel suo congegno più delicato. Ma ai ventidue atleti con eguale simpatia... in bocca al lupo!".

Dal "Littoriale" del 20 giugno 1929.

LE FINALI DEL CAMPIONATO: Bologna - Torino.

Chi conosce molto da vicino il Bologna e lo ha seguito ininterrottamente in tutte le 30 gare fin quì disputate sa e ne può far fede, che la squadra capolista del Girone B aveva iniziato il Campionato non già preoccupata della conquista del Titolo quanto di conseguire in una onorevole posizione in classifica la riorganizzazione del team uscito in condizioni sommarie di salute dalle finali dello scorso anno. Il Campionato in corso con tutte le sue incognite non avrebbe imposto agli uomini del Dott. Felsner l'unico scopo di raggiungere le posizioni di vedetta giacchè era opinione diffusa che si volesse allargare la ridotta categoria dei cosidetti titolari della squadra, innestandovi alcuni giovani elementi dai quali, per un complesso di circostanze era lecito attendersi qualche cosa di concreto al fine di presentare nel campionato del 1930 una squadra forte, ben preparata, rinsanguata di giovani elementi seriamente allenati alla scuola di un intiero Torneo. Il programma organizzativo del "Bologna" instaurato su queste basi si rivelò praticamente inferiore alle possibilità della squadra la quale pur provata dall'assenza di Della Valle e di qualche altro ottimo elemento aveva ancora in sè tanta vitalità da imporsi agli avversari ospiti del Littoriale ed a quelli ospitanti in campi forieri. La bramosia di conservare intatta l'aureola dell'immunità da sconfitte suggerì automaticamente di rafforzare la squadra adeguando i mezzi all'impresa che nel cuore del girone d'andata appariva ardua ma non impossibile. Fu allora che il "Bologna" riapparso nella pienezza del suoi mezzi, offrì all'attenzione dei critici una difesa solida e possente, una linea mediana reputata la migliore d'Italia, un'ottima linea di attacco con Schiavio in gran forma e Della Valle in un ritorno inaspettato ai suoi giorni migliori. A Torino, contro la Juventus il Bologna metteva in vetrina la sua vitalità (se non proprio tutta la sua classe) e su quel match nullo piantava in asso l'avversario più temibile. Più difficile il compito del Torino il quale trovandosi affiancato per un buon tratto del percorso il Milan dovette sudare non poco per liberarsi di un avversario fatto ardito dalla speranza di sorpassare i campioni d'Italia e prendere un piccolo vantaggio che a ragion veduta sarebbe stato fatale per lo squadrone granata. Sostanzialmente i gironi hanno favorito nel Torino e nel Bologna le squadre dotate di maggiori requisiti; può darsi che il campionato nella sua impostazione tecnica non abbia superato i campionati precedenti: tuttavia è lapalissiano che il "Bologna" ha realizzato cifre ragguardevoli per l'eccellenza della classe, per lo stile di gioco, a nostro avviso completato dall'accresciuta potenza della squadra rispetto a se stessa. Insomma mentre il Torino, edizione attuale, non ha superato il Torino edizioni precedenti non elevando il livello tecnico del suo girone, il Bologna ha mostrato di avere toccato l'annata della perfezione togliendo magari il taglio alle sue lame ma irrobustendole con una rifusione salutare per le qualità speciali dei singoli e quelle particolari di Della Valle tornato ad essere il miglior compagno di Schiavio. Non è male se quella che è stata una squadra di fini tessitori oggi è divenuta una squadra di forti. Considerato il gioco nella sua struttura, tolta tutta la fraseologia che colorisce soltanto, il giuoco rimane una solenne espressione della vitalità. Il "Bologna" sfoderando tutte le sue qualità assurge a nostro avviso a fama di squadra completa e rappresenta nel corso dell'annata sportiva l'unità più degna di contendere il titolo al Torino.

Bologna, 23 giugno 1929, "Stadio Littoriale", prima finale.

La prima finale si giocò al Littoriale di Bologna. Mancava tra i campioni d'Italia il forte centromediano Janni, infortunatosi in Nazionale. Il Bologna partì fortissimo: dopo qualche parata di Bosia e tentativi falliti di un soffio da Muzzioli e Schiavio, su un bellissimo assist di "Angiolino", Della Valle realizzò il primo gol, quasi a porta vuota. Passarono pochi minuti e su azione da corner, colpo di testa di Della Valle che finì sul palo, Schiavio fu lestissimo a raccogliere il rimbalzo e addirittura di petto appoggiò in rete a porta sguarnita. 2 a 0 per il Bologna, il match sembrò chiuso, invece la partita cambiò radicalmente volto. Il Torino si innervosì, iniziarono le prime scorrettezze da parte granata a cui replicarono i rossoblù. Fortunatamente terminò il primo tempo e l'arbitro Rovida mandò le squadre negli spogliatoi. Ma la ripresa fu ancora più dura. Il gioco di entrambe le squadre peggiorò e si svolse tra continue violenze in campo. Il Bologna continuò a prevalere e dopo una buona occasione mancata da Della Valle, una bella parata di Bosia su Baldi e una magnifica azione granata condotta da Libonatti e Vezzani, sventata da Gasperi. Angelo Schiavio, su perfetto passaggio di Muzzioli al limite dell'area, dribblò Martin III° e Vincenzi, e fece partire un perfetto diagonale sul secondo palo, dove Bosia non poté arrivare. 3-0 per il Bologna. A questo punto successe un fattaccio: Della Valle e Martin III° si strattonarono in corsa e caddero a terra, "Geppe" Della Valle sferrò un pugno allo stomaco di Martin III°, il quale aveva tentato di tirargli un calcio (un'altra versione afferma che gli aveva sputato in viso). Quando il tutto sembrava finito e l'incidente chiarito, l'arbitro comandò l'espulsione a Della Valle che avvilito uscì dal campo e si sedette poco oltre la linea. Era il 15' della ripresa e il Bologna giocò in 10 per tutto il resto del match. Ma la partita non cambiò e dopo due splendide azioni di Schiavio che scheggiò la traversa con un bolide da venti metri, successe che durante un corner per il Torino, Libonatti scalciò violentemente Gasperi - che rimase a terra per alcuni minuti - senza che l'arbitro sanzionasse l'argentino. Il Bologna dominò letteralmente il resto della partita anche in inferiorità numerica e dopo un gol annullato a Busini I° per offside, arrivò il gol della bandiera per il Torino. Lo mise a segno Julio Libonatti dopo avere ingaggiato un duello in velocità con Gasperi; riuscì a dribblarlo e a battere Gianni da pochi passi. 3 a 1 per il Bologna, la finale si spostò a Torino.

martedì 9 dicembre 2008

1931-32 Lazio - Bologna - video




Quello che vedete sopra è un filmato di Lazio - Bologna del 21 febbraio 1932, 2-1 per i bianco celesti, con reti di De Maria e del brasiliano Anfilogino Guarisi ( meglio conosciuto all'epoca con il soprannome di "Filò" ) per la Lazio, e momentaneo pareggio di Rafael Sansone per il Bologna. Quella sconfitta pose fine a 19 (!) risultati utili consecutivi del Bologna, con 13 vittorie (di cui ben 5 fuori casa) e 6 pareggi. Le formazioni di quella partita. Lazio: Sclavi; Mattei II, Del Debbio; Rizzetti, Furlani, Fantoni II; Guarisi, Malatesta, Fantoni I, Castelli, De Maria. Per il Bologna: Gianni; Monzeglio, Gasperi; Montesanto, Baldi, Martelli II; Maini, Sansone, Schiavio, Fedullo, Reguzzoni.

1931-32: Monti "killer" su Schiavio e lo scudetto è perduto


Bologna e Juventus prima del match.
Il Bologna che disputò il campionato 1931-32, fu probabilmente il migliore di tutti gli anni Trenta. In quel preciso momento storico, gran parte dei calciatori rossoblu - i più forti, l'asse portante dello Squadrone che faceva tremare il mondo, i vari Schiavio, Maini, Gasperi, Fedullo, ecc. - erano nel pieno delle loro forze e della loro carriera. Quel Bologna pareva invincibile: solido e tetragono in difesa; ricco di fantasia negli interni sud-americani; un attacco esplosivo con Schiavio e Reguzzoni su tutti. Una vera e propria macchina, inarrestabile. I rossoblu caddero solo alla 20^ giornata, 2-1 a Roma contro la Lazio di "Filò" e Del Debbio, dopo 19 (!) risultati utili consecutivi: 13 vittorie (5 fuori casa) e 6 pareggi. Lo Squadrone si piazzò al secondo posto assoluto in campionato, a soli 4 punti dalla Juventus, dopo avere dominato per tre quarti di stagione. Solo un volontario intervento-killer di Luis Monti sul ginocchio di Schiavio, nel match decisivo per le sorti del campionato - con il risultato fino a quel momento a vantaggio del Bologna per 2-1 e supremazia rossoblu anche sotto il profilo del gioco -, impedì al Bologna di vincere la partita - o quanto meno di pareggiarla - e probabilmente spezzare quello che poi sarebbe divenuto famoso come il "quinquennio" juventino (cinque scudetti consecutivi tra il 1930-31 al 1934-35, una squadra formidabile). Schiavio tornò in campo nel secondo tempo di quella partita solo per onor di firma (non c'erano infatti le sostituzioni all'epoca), e la Juventus ebbe così via libera per potere rimontare il risultato e vincere la partita per 3 a 2, con rete di Vecchina a pochi minuti dalla fine del match. Quello di Monti su Schiavio fu un intervento criminale (l'argentino - che era un grande campione, non si discute - non era nuovo a simili "prodezze": anche Matthias Sindelar dell'Austria Vienna, che Monti aveva in uggia, alla pari di Schiavio, uscì a braccia dal campo dopo un match di Coppa dell'Europa Centrale) e determinante per la conquista di quello scudetto juventino. In seguito a quell'episodio, servì tutta la diplomazia di Vittorio Pozzo per riappacificare gli animi dei due in Nazionale. Schiavio, che aveva bollato Monti con la parola delinquente, all'epoca un insulto pesante, fu inizialmente refrattario all'opera di pacificazione da parte di Pozzo, anche perché tra i due esisteva un precedente risalente al 1929, durante la tournée in Sud America del Bologna, nella partita che pose di fronte la Nazionale argentina e il Bologna: "Durante la gara Monti intervenne più volte sul centravanti felsineo e fu sfiorata la rissa in numerose occasioni". (Fonte: C.F.Chiesa da "Il Secolo Azzurro" [Nota: né "Il Littoriale" né "La Stampa" di Torino del 1929 riportano l'episodio in questione.]). Pozzo, anni dopo, spiegò come riuscì a fare convivere i due: "Luisito e Angiolino erano divisi da un duro astio. Mi decisi di buzzo buono alla rappacificazione che si rendeva necessaria. Non fu un'impresa facile, perché ambedue gli interessati avevano il loro carattere. Ma vi riuscii, non sto a raccontare come, e poco per volta portai i due a dividere la stessa camera d'albergo nei nostri viaggi all'estero". Monti e Schiavio non diventarono mai amici, ma presero a rispettarsi come compagni di squadra.

Dal "Littoriale" del 2 maggio 1932.

"Chi ha assistito a questa emozionante ed ardente contesa sulla cui importanza è inutile insistere, osservando obiettivamente i fatti e giudicando con serenità ha riportato l'impressione che il Bologna, squadra fortissima, meritava la vittoria, o almeno un risultato pari. La sfortuna e molti altri elementi, hanno concorso all'insuccesso di stretta misura. Sarà bene però rilevare che nell'aspra ed appassionante lotta il Bologna ha riconfermato l'alta classe e l'indomito spirito agonistico, e che la vittoria cui ha contribuito un calcio di rigore, non è certamente una brillante affermazione di superiorità dei bianco neri. Questa considerazione, e la potenza dimostrata specialmente all'attacco dalla squadra ospite, dicono chiaramente come non sia questa la scena madre del campionato che deve ancora decidersi fra le due compagini avversarie in altre 6 partite. La squadra felsinea pur combattendo con coraggio, ha piegato di fronte ad una Juventus resa maggiormente combattiva dalle condizioni del campo e dalla tattica che riteniamo errata usata nel secondo tempo dalla compagine bolognese. La pioggia caduta incessantemente durante la settimana precedente all'incontro e durante la partita, aveva trasformato il campo in un vero acquitrino: di ciò ha risentito maggiormente il Bologna che non ha potuto usufruire completamente delle qualità di velocità che distinguono le sue azioni nell'offesa. Tuttavia la classe in alcuni uomini che compongono l'undici rosso bleu, aveva sopperito dall'inizio e sino alla fine del primo tempo, alle difficoltà create dalle condizioni sfavorevoli del terreno. Infine la squadra ospite era riuscita a chiudere la prima parte della contesa con un netto vantaggio concretato nel punteggio di 2 a 1, ma nella ripresa, forse con la speranza di riuscire a conservare questo vantaggio, si è visto il Bologna rattrappirsi in difesa, venendo da sè stesso a creare condizioni favorevoli per l'offensiva avversaria, liberata dalla temibile pressione dell'attacco degli uomini guidati da Schiavio.

L'incidente Monti - Schiavio.

Errore veramente grave, in quanto la forza maggiore della bella compagine bolognese, è appunto l'attacco che aveva dimostrato in diverse occasioni di trovarsi compleatamente a posto e di manovrare con respiro, con finezza e con intelligenza nell'area juventina. Dobbiamo però sottolineare un altro fatto che ha contribuito a mozzare le unghie al battagliero attacco rosso-bleu: al 44' del primo tempo in uno scontro fra il centro mediano juventino Monti, e Schiavio, che sino ad allora aveva giocato valorosamente e proficuamente per i suoi colori, questi cadeva; e si vedeva allora Monti farglisi sopra e colpirlo e pestarlo ripetutamente con intenzione al ginocchio, tanto che il valoroso attaccante felsineo fu trasportato a braccia fuori dal campo quasi svenuto. L'arbitro Lenti, o non si è accorto del grave fatto, o credette opportuno, per il buon esito della partita (il che è per noi molto discutibile) non dare il seguito che sarebbe stato doveroso e necessario al brutto episodio.

La tattica difensiva dei rosso - blu.

Può darsi che la tattica difensiva usata dal Bologna nel secondo tempo, sia stata dovuta ad eccessiva preoccupazione, dettata non non solo dalla speranza di conservare il successo ottenuto, ma sopra tutto dalla diminuita efficienza del reparto attaccante, per le contusioni riportate da Schiavio. Infatti il centro attacco bolognese, ritornava nel secondo tempo fra le file degli ospiti, ma la sua opera si limitava prima ad una semplice presenza, come ala destra nel quale ruolo non riusciva a portare aiuto ai compagni. Dopo il pareggio juventino, egli riprendeva il comando dell'attacco, ridotto a Reguzzoni, attivissimo, ed a lui zoppicante. La Juventus scatenava in pieno le sue offensive eseguendo una fita rete di attacchi in area avversaria.

La sfortunata reazione dei rosso - blu.

Cercò il Bologna a tratti di liberarsi dalla morsa e reagire e di portare a sua volta l'azione offensiva contro la porta di Combi. Due o tre volte la squadra ospite fu sul punto di riportare il successo ad opera di Reguzzoni che passò con precisione al centro numerosi palloni. Ma inutilmente, sia per l'inefficienza in cui era stato ridotto Schiavio, sia per la mancanza degli uomini della propria linea troppo arretrati a sostegno della mediana, sia perchè una volta trattenuto da Varglien per la maglia mentre si accingeva a tirare completamente libero da due o tre metri di distanza contro Combi. Infine Fedullo ha giuocato fra gli avanti nel suo ruolo di mezzo sinistro, e la prima linea del Bologna che ha svolto azioni bellissime e veramente pericolose per la precisione e per la distribuzione del giuoco. La linea mediana ha retto degnamente il confronto con quella avversaria. Montesanto è stato l'uomo che ha interrotto numerose incursioni dei bianco-neri ed a lui spetta il merito di aver rinviato sulla linea bianca della porta una centrata raso terra di Orsi e deviata in gol da Vecchina. La difesa ha avuto in Monzeglio un gladiatore calmo, preciso, e irruente quando era il momento egli ha saputo sempre affrontare gli avversari e dominarli.

Un semi - infortunio di Gianni.

Gianni che si è prodotto in qualche parata veramente difficile si è fatto passare un pallone e ciò si giustifica con l'eccessivo orgasmo di fronte all'avversario, così munito. La Juventus ha sferrato, come al solito, l'offensiva nel primo tempo, chiudendo in passivo e poi ha avuto respiro dalle menomate condizioni degli avversari e dalla loro errata tattica ha sferrato le azioni che gli fruttarono il successo. Diversi fattori testimoniano a favore della potente e volitiva squadra bolognese; prima di tutto il fattore campo e l'incidente contro Schiavio. Con ciò non si vuole diminuire la vittoria della squadra torinese che oggi ha piegato i suoi più fieri avversari e ha spianato il suo cammino. Un pubblico immenso affollava lo stadio molte ore prima dell'inizio della partita. Numerose comitive di bolognesi erano giunte con treni speciali. Alle 15 arrivano in campo le autorità acolte da festosi saluti e battimani. Nelle tribune siedono S. A. R. il Principe di Piemonte seguito dal Duca di Pistoia, dall'on. Giuriati, Presidente della Camera dei Deputati, il Segretario federale il Podestà di Torino. Subito dopo sbuca dal sottopassaggio Lenti, seguito dalle due squadre che assumono la formazione seguente: Bologna: Gianni; Monzeglio, Gasperi; Genovesi, Baldi, Montesanto; Maini, Sansone, Schiavio, Fedullo, Reguzzoni. Juventus: Combi; Rosetta, Caligaris; Varglien I, Monti, Bertolini; Munerati, Cesarini, Vecchina, Ferrari, Orsi.

La cronaca dell'incontro.

Al secondo minuto dall'inizio un calcio di punizione per fallo dei bolognesi. Monti manda fuori. Rimessa in giuoco; discesa Vecchina - Cesarini. I giuocatori sono spostati verso il fondo del campo e non hanno altro avversario che il portiere; ma Gianni esce si tuffa sui piedi di Cesarini e gli carpisce la palla. Al 5' discesa juventina e risposta bolognese. Fugge Maini, ostacolato da Bertolini, che ferma l'ala con uno sgambetto. Il calcio di punizione è battuto da Genovesi; Maini riprende la palla e la mette in rete. Fra un clamore di incitamenti, la Juventus parte all'attacco, e una discesa intessuta fra Ferrari - Orsi obbliga Montesanto per troncare, a mettere la palla verso la linea di fondo. Gianni libera. Monti lancia Orsi, che fugge ostacolato da due avversari verso la linea di fondo bolognese: qui giunto centra: sulla traiettoria della palla sono Munerati e Gasperi. Nel salto che entrambi compiono, Gasperi va a cozzare contro Munerati che cade. L'arbitro concede subito il calcio di rigore, che tirato da Orsi, batte inesorabilmente Gianni. È il 20' siamo uno a uno. Le squadre si temono, e manovrano velocissimamente cercando di non scoprire le rispettive difese. La netta superiorità bolognese è evidente. Al 25' un tiro di Baldi costringe Combi a uscire per arrestarlo. È preceduto da Maini che colpisce la palla di testa mandando fuori. In questo periodo giunge il secondo goal bolognese. Lo provoca un intervento falloso di Bertolini. Conseguente punizione battuta benissimo da Baldi che manda la palla a Schiavio che si libera del suo diretto avversario e precede il tuffo di Combi, spedendo in rete. È il 41', siamo 2-1 per il Bologna. A questo punto un incidente si verifica che mette fuori campo Schiavio, l'arbitro fischia subito dopo la fine del primo tempo.

La ripresa.

Si incomincia e l'azione indugia nei pressi dell'area felsinea. La palla perviene a Monti che centra. Raccoglie Vecchina quasi spostato sulla linea di fondo che tira in porta. Gianni ingannato non riesce a fermare la palla, che giunge salterellando e lo scavalca, in modo imprevedibile mentre egli si butta in tuffo. Siamo 2 a 2, è il 54'. Schiavio ritorna al posto consueto di centro avanti. Al 58' calcio d'angolo contro il Bologna. Cesarini, sulla traiettoria della palla, riesce a colpirla di testa ma sbaglia. Al 78' la Juventus riesce a segnare il punto della vittoria con Vecchina dopo un'azione portata da Rosetta sin quasi in area bolognese. Segue il vigoroso serrate del Bologna alla ricerca del pareggio; ma gli sforzi generosi degli atleti bolognesi rimangono sterili, in gran parte per l'impraticabilità del campo, ridotto in questi ultimi momenti ad un vero pantano".

Dal "Littoriale" del 3 maggio 1932.

"Il Calcio Illustrato" n°18 del maggio 1932. "Battaglia di Titani" titolava in copertina, dedicata a Juventus - Bologna."Maggio piovoso in quel di Torino, e apparato invernale, se non nella temperatura certo nelle condizioni atmosferiche. La partita per molti versi decisiva agli effetti del primato, ha avuto l'esito che la logica delle ultime prove della "Juventus", unite al sempre considerevole peso del campo amico, indicavano come il più probabile. I campioni hanno vinto, e oggi che il crollo della mediana laziale e conseguente gravissima sconfitta contro la "Roma", e la mancata vittoria del "Modena" sulla "Bari" sul campo di Viale Fontanelli sembrano fatti apposta per ammonire che il pericolo che la "Juventus" correrà anche sui campi avversi non è così urgente come si poteva credere, tre punti di distacco rappresentano un margine che -- a sei domeniche dalla fine del campionato -- può dare una certa tranquillità. Peccato! Avremmo preferito veder finire questa partita alla pari: ne avrebbe guadagnato l'interesse del torneo, e si sarebbero evitati i commenti, certo non benevoli, e con giusto motivo, che l'atto di Monti ai danni di Schiavio susciteranno. Per la gravità dell'atto inconsulto a sè e per le conseguenze inevitabilmente gravi che il "Bologna" dal dover giuocare con uno Schiavio praticamente inutilizzato ha dovuto risentire. Peccato, perchè il "Bologna" del primo tempo era apparso in forma splendente, e più ancora che per il punto di vantaggio con il quale era giunto al riposo, per la qualità di giuoco svolto, e per la resistenza alla pressione juventina, aveva convinto di essere in possesso delle armi migliori, degno in tutto e per tutto di lottar con i bianco-neri su un piede di uguaglianza. Alle insidie del terreno fangoso, si era mostrato anzi tecnicamente meglio attrezzato. Quando tra due squadre di tal levatura e in lotta per una posta così ambita, vien gettato sulla bilancia un peso negativo della forza di Schiavio che viene a mancare difficile è attrezzarsi in maniera da non risentirne danno. Forse lo schieramento difensivo adottato dal "Bologna" è stato una mossa sbagliata; forse un po' di nervosismo giustificato, in una col pallone viscido per la pioggia ha tradito Gianni: fatto sta che il "Bologna", ancora una volta con un solo punto di differenza ma è uscito battuto. Lenti, che aveva giustamente decretato senza esitare un calcio di rigore contro il "Bologna", ha avuto uno scrupolo eccessivo non prendendo nei riguardi di Monti il provvedimento che si imponeva. Non potremo certamente noi esser accusati di soverchie simpatie per i rigori eccessivi, o di scandalizzarci quando la contesa prende aspetto di battaglia: il calcio, esercizio maschio e rude, espone spesso a dolorosi incidenti. Quando però si tratta di un gesto come quello di Monti, indiscutibilmente violento e volontario il passarvi sopra è più che erroneo, colpevole. L'arbitro, del resto, può benissimo aver avuto elementi di giudizio sfuggito al controllo degli spattatori e dei critici.

Le speranze legate a un filo.

Il "Bologna" di domenica, può benissimo sperare di vincere tutte le partite e chiudere il torneo con la stessa autorità di marcia con la quale ha saputo condurlo sino ad oltre metà del cammino. Se così fosse, l'ultima parola non è ancora detta: "Modena" e "Lazio" non è detto che non trovino contro l'avversaria più illustre -- come è nelle loro tradizioni -- la giornata migliore, e allora... Ma tre punti di distacco sono molti, e il nostro sereno ottimismo si circonda di molte riserve...". p.l.t.

LA STAMPA -1  Maggio 1932 

L'appassionante interrogativo dei campionato di calcio 
Juventus o Bologna
di VITTORIO POZZO. 

L'Inghilterra ha avuto sabato scorso a Wembley la Finale della sua coppa fra il Newcastle United e l'Arsenal, la Francia ha portato a conclusione domenica ultima a Colombes il torneo della sua più grande competizione coll'incontro fra Cannes e Roubaix, l'Italia vede oggi nell'incontro di Torino fra Bologna e Juventus la prova decisiva del suo Campionato.

Prova decisiva 

Siamo in periodo di avvenimenti calcistici che devono dire una parola definitiva, ed è quindi logico — per lo meno non reca meraviglia — che ad un incontro che metta l'una di fronte all'altra le due compagini più agguerrite della stagione, si attribuisca senz'altro il pomposo titolo di « Finale ». Nel caso attuale, occorre dirlo subito, questi poteri taumaturgici e discrezionali, la gara fra il Bologna e la Juventus non li possiede. La gara stessa è la più schiettamente interessante che si possa concepire ed organizzare a questo punto del campionato, e può dir molto, moltissimo, ma non tutto in fatto di primo posto nella grande competizione. Nessuno dei due contendenti lascia infatti l'impressione di poter camminar diritto, a via spianata, e senza inciampar in ulteriori ostacoli, una volta superata la prova di Torino. In altre parole, quella che si disputa oggi è una battaglia di grande, di solenne importanza, ma non l'ultima. In sei altre giornate di combattimento, quello che sarà stato fatto o disfatto a Torino, potrà venir distrutto o ricostruito. Il che, mentre è un bene per lo stato d'animo con cui i giuocatori scendono in campo, non toglie assolutamente nulla alla bellezza della prova. La prova è bella in sè per il modo in cui si è giunti all'attuale situazione e per il valore intrinseco delle due squadre.

La marcia dei due « leaders »

Orsi, Vecchina e Munerati a fine partita.
Orsi, Vecchina e Munerati a fine partita.
Bologna e Juventus han staccato nettamente ogni altro concorrente al titolo di Campione, ed han fatto ciò percorrendo vie diverse e superando vicissitudini differenti. La marcia dei petroniani si iniziò fra la sorpresa e l'incredulità quasi degli sportivi. La squadra aveva ceduto qualcuno fra i migliori elementi di cui disponeva e non aveva acquistato quasi nessun uomo nuovo, ma, come se essa fosse stata resa più veloce, più snella e più disinvolta da questo suo disfarsi di responsabilità, la unità prese a funzionare con una concordia, un affiatamento ed una regolarità che il primo posto in classifica venne conquistato d'un balzo e non lasciato più fino a due domeniche fa. La Juventus viceversa ebbe un inizio lento e faticoso, ed una marcia a funzionamento contraddittorio. Furono dapprima difficoltà di inquadratura e di messa a punto di qualche giuocatore, furono in seguito giornate mediocri che facevan seguito a giornate radiose. Ma, staccata di qualche punto dai petroniani che, come capolista, travolgevan tutto innanzi a sè, essa non si perse mai d'animo. Con gli occhi fissi sul Bologna, viveva della convinzione che l'avversario avrebbe finito ad un certo punto per cedere, e si riservava di produrre il suo massimo sforzo al momento in cui questa sua speranza si fosse realizzata. Ora chi precedeva ha segnato il passo come colto da una crisi di stanchezza, e chi seguiva è sopraggiunto fresco ed in pieno sforzo. Ed il caso suole che i due antagonisti si debbano trovar di fronte proprio al momento in cui, dopo mesi di lotta, si sono appena scambiati di posto nella classifica. L'incontro avviene quindi esattamente nel momento in cui la situazione è giunta al suo punto critico e presenta l'aspetto più interessante.

Venti « nazionali » in campo 

Il Bologna imbattuto per 19 giornate, sul primo numero de "Il Calcio Illustrato", edito nel 1931.
Il Bologna imbattuto per 19 giornate, sul primo numero
de "Il Calcio Illustrato", edito nel 1931.
Ma il vero interesse della contesa e dato dal valore e dal carattere delle due squadre e degli elementi che le compongono. Raramente si sono trovati di fronte, nel campionato di queste ultime stagioni, due compagini formate di uomini dai lineamenti tecnici così marcati e caratteristici. Prendete i terzini, Rosetta, Caligaris, Monzeglio e Gasperi sono forse i quattro terzini che maggiormente han fatto parlare di sè in questi ultimi anni. Gasperi pare doversi collocare ad un livello leggermente inferiore ai tre colleghi, ma non è la classe che gli manchi: in lui è piuttosto l'impeto e la combattività che trionfano sull'intuito e sul calcolo fino a far velo al rendimento. Come succede a molti fra i giuocatori di temperamento di vero valore, i quattro terzini che saranno sul campo domani hanno incontrato i loro alti e bassi di forma, hanno avuto anche recentemente le loro crisi. Rosetta attraversò nella scorsa stagione un periodo incertissimo di rendimento: origine una lombaggine. Monzeglio apparve nella prima metà dell'attuale campionato, malsicuro, titubante, dubbioso: la tensione nervosa degli incontri lo aveva scombussolato. Gasperi rientra ora in squadra  dopo il riposo ordinatogli dai suoi dirigenti per un periodo di declino che dava luogo a vive inquietudini. E per Caligaris la crisi prese addirittura la forma di una operazione ad un ginocchio e di una lunga degenza all'ospedale. Quattro splendidi terzini: Rosetta tutto finezza, intuito, precisione, studio; Gasperi agli antipodi suoi, tutto decisione, irruenza, giuoco tipo catapulta; Monzeglio al giusto mezzo fra i due, forte della forza, della gioventù e virtuoso della virtù che viene dall'esperienza; Caligaris l'energia, la serietà, l'abnegazione e l'efficienza personificate. All'attacco, basterebbero a conferir personalità ai rispettivi settori di squadra, uomini come Schiavio e Sansone, Orsi e Ccsarini.

Quattro attaccanti famosi 

Baldi, Gianni, Munerati, Fedullo, Cesarini, Genovesi,  Vecchina, Varglien. Dal "Museo di Pignaca".
Baldi, Gianni, Munerati, Fedullo, Cesarini, Genovesi,
Vecchina, Varglien. Dal "Museo di Pignaca".
Schiavio, il temperamento più personale che esista fra tutti gli attaccanti d'Italia. Il suo stile è inconfondibile. L'uomo non si piega, è quello che è, lineare, sempre proteso in avanti, preso sempre dalla idea di trovar lo spiraglio per la cannonata o la puntata in porta. Più che vera forza tecnica la sua è efficienza materiale. Visto che lui non si piega, occorrono mezze ali che a lui si pieghino. Ed in Sansone e Fedullo si sono trovati quest'anno i due uomini adatti. Altruisti, malleabili, pieni di abnegazione ambedue, essi fan da lanciatori e da iniziatori di azioni a Schiavio: ma l'esperienza ha dimostrato che a questi due ottimi palleggiatori difetta in certo qual modo, almeno fino al momento attuale, quel fermo spirito agonistico che è essenziale nel calcio italiano tutto lotta e tutto ardore. Il che non toglie che Sansone sia come controllo del pallone, uno degli uomini migliori che calchino i campi nostri in questa stagione: la dote è messa in risalto dalla tendenza tutta sudamericana ad insistere sulla palla ed a far da solo. Il temperamento non manca ad esempio a Cesarini, che è dinamico, combattivo, intrepido in ogni azione od atteggiamento. Cesarini è, nelle sue attuali condizioni, la dimostrazione pratica e palese che il male che affligge i calciatori nostri in questa stagione è la stanchezza. Rimasto fermo per tre mesi egli spicca ora fra tutti per freschezza. Non solo, ma il Cesarmi dell'ultima maniera è meno arruffone, più lineare, più tatticamente pratico di quello dell'inizio del campionato. Sull'Orsi dalle condizioni attuali, le opinioni sono divise. Non che l'uomo sia in pieno decadimento, ma il suo rendimento è saltuario, il suo giuoco più non s'impone ed ancora non ha finora raggiunto il livello di tecnica e di velocità dell'anno scorso. Ma « Mumo » possiede classe ed amor proprio: due predellini di lancio che fan compier spesso miracoli in fatto di forma, quando l'attività è sostenuta dal lavoro di un vicino che nei novanta minuti tesse, trama e dà vita ad azioni con pazienza e spirito di sacrificio come la mezz'ala Ferrari.

Baldi e Monti: atleti d'eccezione

Baldi, Combi, l'arbitro Lenti e Munerati. Sullo sfondo: Montesanto, Fedullo e Cesarini.
Baldi, Combi, l'arbitro Lenti e Munerati. Sullo sfondo:
Montesanto, Fedullo e Cesarini.
Fra i mediani: Baldi e Monti. Due anziani che posseggono esperienza quanta se ne può desiderare. Baldi in buone condizioni fisiche è, nel Bologna, il perno naturale e necessario alla squadra. Il suo giuoco d'intercettamento e di sostegno è pratico ed efficace. Baldi che funzioni, con le sue grandi falcate in mezzo al campo ed i suoi allunghi agli avanti, vuol dire la squadra del Bologna che funziona. Di fronte a lui Monti, il miglior centro mediano d'Italia nella stagione. Monti è una forza tecnica ed una forza morale. A base di volontà, quando ognuno dubitava di lui, si è disfatto in tre mesi di tacito lavoro di tutta l'adipe che lo impacciava al suo arrivo in Italia. Ed appena tornato a punto in fatto, di condizioni fisiche, la sua classe è emersa. Nulla manca a Monti per fare il centro mediano completo, nulla gli manca ora per ritornar a dare l'indimenticato spettacolo tecnico delle Olimpiadi d'Amsterdam. Ventidue uomini in campo, ventidue figure tipiche. Venti uomini, nel complesso delle due squadre, che si posson fregiar del titolo di « internazionale »: mancano alla collezione puramente le due ali del Bologna, Maini e Reguzzoni. Ed ancora, quest'ultimo avrebbe già guadagnato la sua prima maglia azzurra sei settimane or sono, a Padova nella Squadra Italiana B, contro la Bulgaria, se non fosse stato costretto a letto da una ferita al ginocchio. Dica praticamente sul campo, quello che esso può e sa dire in fatto di tecnica, questo splendido nucleo di atleti, senza orgasmo, senza acrimonia, senza violenza, e lo spettacolo, al di fuori e al di sopra di quello che sarà il risultato, potrà essere una glorificazione del giuoco del calcio.

La probabile formazione delle squadre 

Juventus: Combi; Rosetta, Caligaris; Varglien, Monti, Bertolini; Munerati, Cesarini, Vecchina, Ferrari Orsi.
Bologna: Gianni; Monzeglio, Gasperi; Genovesi, Baldi Montesanto; Maini, Sansone, Schiavio, Fedullo, Reguzzoni.

Juventus e Bologna negli ultimi campionati 

1925-926 — Finali: Bologna- Juventus: 2-2; Juventus-Bologna: 0-0. — Finalissima: Juventus-Bologna: 2-1. 1926- 927: — Finali: Bologna-Juventus: 1-0: Juventus-Bologna: 1-1. 1927- 928 — Eliminatorie:  Juventus-Bologna: 1-0; Bologna-Juventus: 2-0. - Finali: Juventus-Bologna: 1-1; Bologna-Juventus: 0-2. 1928-929 — Bologna-Juventus: 0-0; Juventus-Bologna: 1-1. 1929- 930 — Bologna-Juventus: 0-1; Juventus-Bologna: 2-0. 1930-931 Juventus-Bologna: 2-0; Bologna-Juventus : 4-0. 1931-932 — Bologna-Juventus: 1-1.

L'arrivo del « Bologna » 

I giocatori del Bologna che incontreranno oggi sul campo della Juventus i campioni d'Italia loro diretti avversari per la conquista dello scudetto, sono giunti nella nostra città con il treno in arrivo alla stazione di Porta Nuova alle 20,45. I calciatori « rosso-bleu » erano accompagnati da alcuni dirigenti e da un gruppo di appassionati. Essi sono stati accolti entusiasticamente dai supporters rosso-bleu... residenti a Torino e si sono subito recati all'albergo. La squadra, secondo quanto ci è stato comunicato, si allineerà al gran completo, dato che anche Schiavio, il quale non ha preso parte all'allenamento di giovedì, si è completamente rimesso. Per domani è intanto annunziato l'arrivo del treno speciale «rosso-bleu» che porterà oltre mille sostenitori dell'undici felsineo. Si avranno quindi due distinte falangi dl « tifosi », e quella bolognese, se pure più esigua per numero, non vorrà far mancare ai proprii campioni l'incitamento costante per tutta la durata del match. I calciatori « bianco-neri », dopo l'allenamento di venerdì, sì sono riuniti ancora ieri, ma non più per calzare le scarpe a bulloni, sibbene per compiere, in compagnia del trainer Carcano, una salutare passeggiata in collina, avendo modo anche di visitare la clinica nella quale Caligaris ha subito, mesi or sono, l'operazione del menisco, e che ospita attualmente il mediano del Milan Marchi. Tutti i « bianco-neri » sono in ottime condizioni di efficienza e si batteranno strenuamente per difendere il primato in classifica. La Juventus ha intanto provveduto a innalzare attorno al rettangolo di gioco grandi tribune in legno, sì da sfruttare al massimo la capienza del campo e da poter ospitare nel migliore dei modi la grande folla che assisterà all'incontro. Siamo pertanto in grado di annunciare che la vendita dei biglietti continuerà sino alle 10 di stamane presso la segreteria del Club, sino alle 12 presso il chiosco della « Stipel », per riprendere poi agli sportelli del campo. Hanno assicurato la loro presenza numerose Autorità, per le quali è stato riservato il recinto centrale della tribuna coperta. 

sabato 6 dicembre 2008

Angelo Badini

Angelo Badini (foto tratta da "Il Museo di Pignaca").
Angelo Badini (foto tratta da
"Il Museo di Pignaca").
La prima ventata sudamericana la portarono i fratelli Badini. Erano quattro: Angelo, Emilio, Cesare ed Augusto detto Nene, più tre sorelle, e provenivano da Rosario Santa Fe, Argentina, dove il padre, un capomastro emigrato, aveva fatto fortuna. Di essi solo i primi due raggiunsero la celebrità. Ma la loro fu stella breve e sventurata. Addirittura tragica per Angiolino che morì di setticemia nel febbraio del 1921, a soli 27 anni. Bologna, della cui squadra Badini I era divenuto l'anima e il cuore, gli tributò onoranze funebri imponenti. E in verità fu un lutto piuttosto sentito anche fuori dall'ambiente, tanto il giovane, che era bravo e generoso, s'era fatto valere. Angiolino, centromediano nella più classica versione "metodista" era il perno. Una grande forza propulsiva (tecnica più foga), con cui trascinava instancabilmente il gioco della squadra. Angelo Badini era un ragazzo per bene, di buona famiglia. Molto socievole, colto (studiava belle arti) esemplarmente corretto e leale, in campo era un esuberante. Incitava, riprendeva, si prodigava, aveva insomma cuore e fiato da vendere. I compagni lo sentivano come il loro fratello maggiore. E tale in effetti era diventato, tenendo in piedi la squadra durante il tempo di guerra e poi facendo tanto proselitismo fra i giovani. Crebbe con lui la nidiata che avrebbe costituito l'ossatura del grande Bologna forgiato poi da Felsner. I Baldi, i Genovesi, i Pilati e i Della Valle furono tutti allievi dell'indimenticabile Angiolino, su quel campo dello "Sterlino" che giustamente avrebbe poi preso il suo nome.

Angelo Badini giocò nel Bologna dal 1913-14 al 1920-21, con 21 presenze accertate e 1 rete (certa) . È considerato "il primo vero grande giocatore del Bologna" e negli anni oscuri continuò a tenere accesa la fiamma della passione, addestrando al football tutta una nidiata di ragazzi destinati più tardi a formare il nucleo centrale e vitale del Bologna. Negli anni di guerra, infatti, curò una squadra giovanile nella quale crebbero Baldi, Genovesi, Pilati e Geppe Della Valle.

Allego un articolo tratto dal "Littoriale" dell'11 giugno 1936.

Necrologio di Angelo Badini, con foto tratta dal
quindicinale del Bologna F.C.
"La fondazione Angiolino Badini per le squadre dell'VIII zona. La Federazione Italiana Gioco Calcio, in una sua recente riunione, ha approvato la istituzione della "Fondazione Angiolino Badini" avente per iscopo di devolvere gli interessi annuali di Lire nominali 15,800 rappresentate da titoli di Rendita, a favore di una o più squadre di calcio partecipanti ai Campionati e Tornei della provincia di Bologna che se ne saranno rese meritevoli. Nella valutazione dei titoli di merito che saranno giudicati dal Direttorio della VIII Zona, sarà tenuto conto del comportamento sportivo delle Società, delle loro condizioni economiche, dei provvedimenti disciplinari subiti, sia da dirigenti che da atleti. L'assegnazione del premio per la stagione 1935-36 è, per delibera del Comitato costitutivo della Fondazione, stabilito a favore della società "Angiolino Badini" di Bologna che ha voluto assumere il nome del giocatore scomparso". Angiolino Badini nacque a Santa Fé (Argentina) da genitori bolognesi colà emigrati. Venne a Bologna nel 1912 assieme alla famiglia, ma solo l'anno seguente debutta nelle file del "Bologna" il fratello minore Emilio. Di lì a poco tempo Angiolino vestirà la maglia rosso-bleu. Impostosi subito nell'allora ristretto ambiente bolognese, non solo per le sue indubbie doti tecniche, ma particolarmente per le qualità morali che fecero di lui per molti anni il vessillifero più degno del "Bologna", col suo spirito cavalleresco, la generosità del suo animo e l'ardente passione per il giuoco del calcio, riuscì a galvanizzare la sua nuova squadra sicché il "Bologna" iniziò fino dal lontano 1913 quell'ascesa che portò più tardi la compagine bolognese alla conquista dei massimi allori. In campo fu non solo un dominatore per il suo gioco infiammato, ma un animatore impareggiabile. Quando nei momenti incerti della lotta si udiva volitiva la sua voce gridare "Forza Bologna!" era uno squillo di vittoria. Oltreché ottimo Camerata, fu anche maestro ed incitatore dei giovani che allora si apprestavano a dare i primi calci: Genovesi, Baldi, Pozzi, Gianese, furono di lui allievi e compagni. Capitano del "Bologna" per otto anni, capitano della Rappresentativa Emiliana, fu anche capitano di quella prima squadra rosso-bleu che nell'immediato dopoguerra balzò alla rinomanza nazionale. Della sua opera di apostolato e proselitismo egli stava raccogliendo i primi frutti (il fratello Emilio olimpionico ad Anversa, l'allievo prediletto Genovesi chiamato in nazionale a Marsiglia) quando un morbo repentino e ribelle il 12 febbraio 1921 lo trasse alla tomba. La sua morte ebbe un'eco dolorosa a Bologna, fra gli sportivi di tutta Italia. La sua dipartita lasciò negli sportivi bolognesi un largo retaggio di rimpianto e di esempio. Al suo nome venne intitolato il Campo dello Sterlino. Per onorarne la memoria, un gruppo di sportivi bolognesi, si fece promotore della raccolta della somma che oggi, con provvida iniziativa, viene destinata alla istituzione della Fondazione che porterà perennemente il suo nome".

Il Resto del Carlino, 13 febbraio 1921, p. 4 

La morte di Badini I.°

La scultura dedicata a Badini I
che lo ritrae con la divisa di gioco.
Ieri sera, in seguito a tonsillite setticemica, si e spento il professor Angelo Badini, il popolare Badini I, capitano del Bologna Football Club. Era nato nella Repubblica dell'Argentina a Rosario Santa Fè il 23 Settembre 1894. Venne in Italia con la propria famiglia nel 1913, dopo essersi già distinto come futura promessa, giocando nella sua città natale quale centro dei secondi della squadra Sparta. Giunto nella nostra città entrò subito nel Bologna e debuttò al Campo dello Sterlino come al destra nei Campionati del 1914 e 1915. Durante la guerra essendo il Bologna disgregato per l'assenza dei suoi migliori elementi, il Badini fu trascinato dalla passione per il foot-ball ad aggregarsi alla Unione Sportiva Milanese con la quale di. Sputò le coppe « Biffi » e « Mauro ». Ricompostasi nel 1916-1917 la squadra del Bologna, Badini venne nominato capitano e come tale si distinse in numerosi matchs di beneficenza (per cui il Bologna si ebbe un diploma di benemerenza della Croce Rossa Italia) riportando inoltre la famosa vittoria contro i Modenesi nel campo dello Sterlino. Nelle riprese del dopo-guerra, nel 1919-20, la squadra da lui capitanata si affermò brillantemente guadagnandosi il Campionato emiliano assoluto, e riuscendo seconda del suo girone nel Campionato italiano a un solo punto dalla vincente del campionato stesso. In seguito seppe trascinare i suoi uomini ad altre notevoli vittorie fra cui quelle sull'Alessandria e Legnano, e, nel 1920-1921 sul Madrid e sulla svizzera Servette come pure nel Campionato regionale dell'anno scorso. Giuocatore molto spigliato, veloce, instancabile e sopratutto deciso, si imponeva quale validissima ed infrangibile difesa sapendo spesse volte annullare le insidie di valenti avversari, passando dalla forte difesa all'attacco minaccioso. Nei momenti più critici e disperati il Badini sapeva animare i compagni e mutare le sorti delle partite, dimostrandosi validissimo anche nella sua qualità dl capitano. Con la sua morte scompare oggi una delle più forti tempre del nostri giuocatori di  foot-ball.

Necrologio di Angelo Badini scritto e pubblicato da Enrico Zironi.

Del Badini Angelo ne fu detto quanto occorreva, dagli scrittori degli sports, per dimostrare come nel giuoco del calcio egli fosse giunto all'apice della gloria. Rimane ora noi semplicemente dire che il prof. Angelo Badini, chè rapito a soli 26 anni, all'affetto di quanti lo conobbero; chè a detta dei suoi illustri maestri della prima Accademia di Belle Arti d'Italia, di Bologna, ove egli compì i suoi studi, ch'egli anche nell'arte sarebbe riuscito prodigiosamente. Era degno di suo padre, Giuseppe Badini, che per 25 anni e più di permanenza nell'America del Sud ove costruì città, villaggi, ferrovie, conventi, palazzi privati e pubblici, che videro sempre nel Badini il grande costruttore di opere murarie, il matematico, il tecnico esperto, il grande benefattore, perchè le manifestazioni, ove occorreva tergere lacrime, erigere ospedali, asili, scuole, monumenti patriottici, banche di credito, che divenne di esse istituzioni, il segretario, il presidente, il consigliere, in tutte il benefattore. Corpi artistici e patriottici Io volevano a capo peerché saggio, buono o benefico. Del Club Alpino Italiano uno dei più grandi benefattori, socio perpetuo. Angelo Badini ebbe tale un padre. Non è quindi a meravigliare s'egli era assurto in fama.

La morte del " capitano „ del " Bologna F. C. „ 

Bologna, 12, notte. 

E' morto stasera a Bologna, por tonsillite setticemica, il valoroso footballer Angelo Badini, conosciuto negli ambienti sportivi italiani come Badini I°. Era il capitano della prima squadra del « Bologna F. C. » che da lui era stata spesso condotta a clamorose vittorie, fra le quali quelle contro la squadra del « Servette » di Ginevra e la squadra del « Real Club » di Madrid. La morte del Badini ha lasciato un grande rimpianto negli ambienti sportivi emiliani e romagnoli.

Lo Sterlino viene intitolato ad Angelo Badini.

Angelo Badini, il primo grande giocatore del Bologna F.C. 

Badini I, al centro, tra
Brunè a sx., e Gazzotti a dx. 
Angelo (Angel) ''Angiolino'' Badini, italo-argentino di Rosario (Argentina) (i genitori, bolognesi, si erano trasferiti in Sud America in giovane età e fecero ritorno a Bologna nel 1913, dopo 25 anni, quando ''Angiolino'' aveva già 19 anni), fu il capostipite di una dinastia di calciatori (i fratelli Emilio Badini - il celebre ''Fanfarillo'', centravanti e primo giocatore del Bologna convocato in Nazionale  alle Olimpiadi di Anversa, nel 1920 -; Cesare e Augusto detto ''Nene'' gli altri tre) e il primo grande giocatore del Bologna Football Club. Per anni fu il fulcro della squadra, un centromediano di ineguagliabile forza propulsiva. Era dotato di grande carisma e aveva un grande ascendente sui compagni di squadra. Durante gli anni oscuri della Prima guerra mondiale, fu lui a tenere unita la squadra, e come capitava all'epoca ai giocatori di maggior prestigio, allevò nei ''Boys'' rossoblu una nidiata di ragazzi destinati più tardi a formare il nucleo centrale e vitale del Bologna poi forgiato da Hermann Felsner. Finita la guerra, fu ancora grande protagonista, anche se non venne mai convocato in Nazionale. Giocatore e persona di estrema correttezza, ragazzo colto (diplomato in architettura all'Accademia di belle arti di Bologna, di grande simpatia, sul campo da gioco divenne proverbiale il suo « Sveglia! » gridato ai compagni nei momenti di difficoltà, capace di rianimare una prestazione sottotono. Giocò l'ultima partita della sua vita il 9 gennaio 1921, poi si ammalò di setticemia. Dopo poche settimane la malattia pareva in risoluzione, tanto che esultò da casa il 6 febbraio per un clamoroso 10-1 del Bologna ai danni dei rivali del Modena. Si disse addirittura pronto a scendere in campo la domenica successiva. Invece, un improvviso peggioramento lo rapì alla vita alle 18:20 del 12 febbraio 1921. La notizia della sua morte provocò sgomento in città, non solo tra i tifosi del Bologna. I suoi funerali videro una enorme partecipazione di folla, alla presenza di tutte le autorità cittadine e dei rappresentanti delle squadre avversarie, giunti a Bologna per rendere onore al grande campione, quello che fu considerato la prima "bandiera" del sodalizio bolognese. Poco tempo dopo, il Campo Sterlino venne intitolato a suo nome: "Campo Angelo Badini".

Da «Il Resto Del Carlino», 14 febbraio 1921, p. 4

Bologna - Modena 0-3 allo Sterlino, 1915.  Badini I, con il fazzoletto bianco in testa, ripiega in difesa.
Bologna - Modena 0-3 allo Sterlino, 1915.  Badini I, con
il fazzoletto bianco in testa, ripiega in difesa.
"Nella chiesa di San Bartolomeo, ieri mattina ha avuto luogo la messa di requie per il compianto prof. Angelo Badini, capitano del Bologna Football Club, alla quale hanno partecipato amici, colleghi ed ammiratori dell'Estinto. Alle 12.15 in Via Mazzini si è formato il corteo funebre mentre una grandissima folla di cittadini assisteva silenziosa e attonita sotto i portici. Sul feretro deposto sul carro di prima classe era stata posta la maglia dai colori rosso e blu distintivi della squadra del football bolognese. Seguivano il carro il padre dell'Estinto, i fratelli Emilio ed Augusto, i cugini Rivalta, la zia signora Bassini, i parenti signori Possati e l'amico ingegner Perla. Ai lati erano i giocatori della prima squadra del Bologna. Il lunghissimo corteo percorse Via Rizzoli, Via Ugo Bassi, Piazza Malpighi e Via Andrea Costa. L'avvocato Gaiani a nome del consiglio direttivo del Bologna F.C prese la parola portando alla salma l'ultimo saluto. Lo strazio di tutti gli amici, disse l'oratore, non trova rassegnazione neppure nelle leggi della natura, giacchè è contro tutte queste leggi una morte a 26 anni, nel pieno del vigore. L'avvocato Gaiani passò poi a esprimere tutta la riconoscenza che il Bologna doveva al suo capitano Angelo Badini, e finì la breve orazione con la voce commossa e rotta dall'ansia, esclamando: « Io non so che sintetizzare in un 'unica espressione ciò che recasti tra noi: Tu creasti il Bologna! E colui che raccoglierà la Tua divisa di capitano, sappia, come Te, trascinare la squadra di vittoria in vittoria ». Parlò poi il prof. Giuseppe Lipparini. Con voce forte, rivelante un 'intensa e contenuta commozione, l'oratore espresse il proprio dolore a nome dei soci del Bologna F.C., degli amici e degli ammiratori: «Triste ora, malinconico distacco. Chi di noi avrebbe immaginato così vicino lo strazio di questo istante? Il Destino lascia in vita vecchi cadenti ed acciaccati per i quali la morte sarebbe l'unico sollievo e si lancia crudelmente sulle vite di giovani, amati, cui tutto sorride!». Giuseppe Lipparini con mano maestra tratteggia la figura di Angiolino Badini: «Artista, diplomato in architettura alla nostra Accademia delle Belle Arti era sua grande passione lo sport, che egli concepiva come scuola di elevazione morale e non come gioco. E tale sua anima artistica egli portava nel gioco, e tale sua passione imprimeva nei compagni. Animatore e creatore del Bologna, il suo nome sarà segnato nella bandiera del club che egli amò».  L'oratore rivolge poi la parola alla famiglia, ai fratelli e ai compagni; ad essi, se potesse, Angiolino Badini direbbe: «Fratelli non pianti, non lamenti. Oggi e sempre mostratevi degni di me; amatevi, amate il vostro club e portatene il vessillo alle più alte vittorie». Fra la commozione generale il corteo riprese il suo cammino. Nonostante l'ora tarda moltissimi accompagnarono ancora il feretro, sicché il corteo passò tra la reverente commozione del popolo, attraverso i sobborghi. E molti attesero che la salma fosse tumulata, prima di riportare nella febbrile città la loro commozione".

Da "Il bimbo prodigio del Bologna", di Piero Stabellini.

Angiolino muore

Il quindicinale del Bologna F.C. In
copertina Angelo Badini, un mese
prima della sua morte prematura.
Ma sul cielo sereno del Bologna la tragedia è in agguato. Angelo Badini, dopo la partita vinta contro il Mantova il 9 gennaio, si mette a letto con qualche linea di febbre. Si pensa ad un'influenza contratta dopo i tanti impegni presi da Angiolino negli ultimi tempi, sia come giocatore che come brillantissimo studente fresco di laurea in architettura, ma col passare dei giorni la febbre non accenna a diminuire. I medici decidono per analisi più approfondite e la diagnosi è tremenda: Angiolino è malato di setticemia, un'infezione del sangue che molto spesso non lascia scampo. Il 6 febbraio 1921 il Bologna gioca allo Sterlino col Modena la finale di andata per il titolo emiliano, con il pensiero rivolto al capitano che sta soffrendo nel suo letto. Il risultato è clamoroso: il Bologna batte il Modena per 10-1 con quattro gol di Cesare Alberti, che alla fine dedica la sua prodezza ad Angiolino, il suo primo maestro di calcio. Quando Cesare, insieme agli altri compagni e a Felsner, si reca a casa di Badini per comunicargli il risultato, Angelo ha un sussulto di gioia interrotto da violenti colpi di tosse. Dà appuntamento ai compagni per la partita di ritorno in programma a Modena il 13 marzo, ma durante la settimana le sue condizioni si aggravano all'improvviso e Angiolino Badini muore a 26 anni nella notte del 12 febbraio 1921, tra lo sgomento e l'incredulità dei familiari, dei compagni di squadra e di migliaia di tifosi. I funerali sono imponenti: ci sono rappresentanti di tutte le società calcistiche italiane e una folla immensa che accompagna il feretro dall'abitazione di Via Mazzini fino alla Certosa di Bologna, dove Angiolino viene sepolto nella tomba di famiglia, sormontata da un busto in marmo che reca le sembianze di Angelo con la maglia del Bologna. Tutto il Bologna è traumatizzato da quella perdita così improvvisa. Durante gli allenamenti molti giocatori scoppiano a piangere. Con questo spirito stravolto dal dolore il Bologna, a Modena, con il lutto al braccio perde incredibilmente per 1-0 la partita di ritorno per il titolo emiliano, contro un avversario al quale poco più di un mese prima aveva rifilato dieci gol. Si rende necessaria la bella che si gioca il 3 aprile 1921 sul campo neutro di Ferrara. Dopo una maratona durata 149 minuti di gioco, un record nella storia del calcio italiano, il Bologna vince per 1-0 con un gol di Bernardo Perin. Il campo dello Sterlino viene intitolato ad Angelo Badini, mentre la società prende la decisione di giocare con il lutto al braccio fino alla fine del campionato.