martedì 26 agosto 2008

Giuseppe Muzzioli


Giuseppe Muzzioli nacque a Bologna il 14 giugno 1904. Fu l'ala sinistra titolare del Bologna (il suo arrivo costrinse Alberto Pozzi, l'ala sinistra titolare ai tempi, a spostarsi all'ala destra) dal 1924-25 al 1929-30. Personaggio molto amato nella Bologna degli anni Venti, era un ragazzo schietto e buono. Ragioniere, si narra fosse cresciuto nel rione del Pratello, una delle zone più popolari della città. Era un grande appassionato di ippica, sport al quale si dedicò come eccellente driver una volta abbandonata la carriera di calciatore, nel 1933. Muzzioli era un giocatore eccezionale, un contropiedista nato, con uno scatto nelle gambe da sbalordire; l'uomo del destino dei primi due meravigliosi scudetti del Bologna, quelli del 1924-25 e del 1928-29. Fu lui infatti il protagonista del "gol non gol" della terza finale contro il Genoa nel 1925, quando con una tipica cannonata delle sue accorciò le distanze dopo il doppio vantaggio genoano. E nello spareggio decisivo con il Torino, nel 1929 a Roma, fu sempre lui, dopo una splendida azione personale di "Angiolino" Schiavio, a sparare sotto la traversa da appena fuori area il pallone che trafisse Bosia. Giuseppe Muzzioli, soprannominato Teresina (per le sue forme non proprio da atleta e la tendenza ad ingrassare), cominciò a praticare il football da giovanissimo, nella sezione calcistica della Virtus Bologna, assieme ad altri futuri rossoblù come Giordani e Giuseppe Martelli. Durante le sue stagioni virtussine,  affrontò diverse volte il Bologna in alcune stracittadine di campionato (all'epoca la sezione calcio della Virtus Bologna partecipava alla massima serie) nei primissimi anni Venti.

Il trasferimento al Bologna

Nel 1923, l'occhio esperto del "mago" Felsner si accorse di Muzzioli, che fu ingaggiato per la causa a strisce rosso-blu. Dopo una prima annata di assestamento, con sole 2 presenze, Muzzioli nel campionato 1924-1925 – quello del primo tricolore – si impossessò del ruolo di ala sinistra per non mollarlo più per un lustro. Solo nel 1930, con l'arrivo a Bologna di un grandissimo campione come Carlo Reguzzoni, perse la maglia da titolare a favore del bustocco. Muzzioli fu un'ala sinistra straordinaria, in tutti i sensi: a dispetto del fisico prosperoso e grassoccio, sfoggiava velocità, agilità e potenza devastanti; era immarcabile se lanciato in contropiede. Non molto raffinato sotto il profilo esclusivamente tecnico, ma dotato di un tiro con il piede mancino potentissimo, era un'ala con uno stile di gioco particolare, un giocatore che confidava nelle sue qualità fisiche e di potenza e che non mollava mai: bastava un minimo errore del suo marcatore – oppure una bella palla filtrante di Baldi – che Muzzioli si fiondava come una furia verso la porta avversaria. E l'azione, spesso, si concludeva con il gol. Rimase nella rosa della squadra fino al 1932-1933, in tempo per vincere, anche se non più sul campo come protagonista, l'edizione della Coppa dell'Europa Centrale del 1932. Giuseppe Muzzioli giocò nel Bologna dal campionato 1923-24 al 1932-33, con 177 presenze e 41 reti. Campione d'Italia nel 1924-25 e nel 1928-29. E' scomparso il 23 luglio 1941.

Articolo tratto dal "Littoriale" dell'11-7-1929, all'indomani della vittoria dello scudetto da parte del Bologna contro il Torino e scritto dal Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Vittorio Pozzo, intitolato "Muzzioli e il suo Gol".

"E' toccato a Muzzioli di segnare il punto che doveva decidere di uno fra i più tenacemente ed accanitamente disputati Campionati d'Italia. Precisamente come in quell'altro Campionato, terribilmente conteso che vide il Bologna ed il Genoa incontrarsi quasi una mezza dozzina di volte prima che il Titolo giungesse alla sua definitiva allogazione. Allora, come ora, il punto della vittoria torna a merito di un giuocatore d'ala e dell'uomo che è, fra i dieci attaccanti in campo, il meno raffinato in fatto di stile, il meno perfezionato in fatto di tecnica. La linea fisica, lo stile di corsa, le movenze tutte non sono in Muzzioli quelle classiche di un calciatore. Lo stesso dicasi della sua concezione del giuoco: una concezione semplice, unilaterale, comprensibile di primo acchito dall'avversario, priva di finte, di finezze e di varianti. Ma Muzzioli ha un gran vantaggio sulla massa degli attaccanti del giorno d'oggi: è un giuocatore che tenta sempre e non dispera. E' sul campo per attaccare, ed attacca, sempre, comunque, dovunque. Un pallone avanti di due o di venti metri, una situazione qualsiasi davanti a lui, una possibilità anche remota di riuscir a far qualche cosa, ed ecco che Muzzioli tenta con coraggio, con fede, con volontà. Forse nessun'altra ala sinistra italiana si sarebbe trovata nella posizione in cui si trovò Muzzioli quando Schiavio eseguì il centro che doveva portare i bolognesi al successo. Martelli non c'era più: era passato a sostituire Pitto come mediano ed era stato immediatamente invitato dall'arbitro a seguire Pitto stesso fin negli spogliatoi. Della Valle si teneva in posizione arretrata, ed, accigliato e preoccupato come è nelle grandi giornate, lavorava troppo per la squadra per aver tempo di tentar qualche cosa per conto proprio. Busini III non lo si vedeva, era stato come ingoiato dal tono dell'avvenimento; il suo stile e il suo temperamento non sono fatti per farlo figurare ed emergere in partite tutto scintille e tutto fiera decisione.

La grande azione di Schiavio

In piedi, come attaccante autentico, non rimaneva all'attacco emiliano se non Schiavio. Il miglior attaccante in campo. Lavorava per quattro e lavorava a proposito. Lavorava con uno stile così energico ed incisivo - pur comportandosi in modo leale, chè il centro avanti bolognese fu uno degli uomini più corretti in campo - , che gli avversari lo sorvegliavano con particolare attenzione. Era tale la convinzione che egli fosse oramai l'unico uomo pericoloso della linea, che quando egli si muoveva, l'intera difesa granata accennava a concentrarsi su di lui. Così Schiavio si impadronì del pallone nella sua metà campo e filò diritto davanti a sè. Il guizzo con cui egli superò il primo uomo che gli si parò di fronte, lo portò lungo la linea del fallo: ed irresistibilmente tutto quanto era disponibile e mobilitabile di difensori torinesi venne attratto verso di lui, Martin III°, Martin II°, Monti III°, Colombari, come per stringerlo in una morsa. Il lungo e forte traversone al centro che Schiavio effettuò, in novantanove casi su cento non avrebbe trovato collega alcuno pronto a trarne profitto. Qualunque altra ala sinistra sarebbe rimasta al proprio punto ed avrebbe pensato che, con così poche probabilità di successo, proprio non valeva la pena di andarsi a piazzare alla metà del campo ed all'altezza dell'area di rigore avversaria. Muzzioli non stette a pensar tanto. V'era da tentare ancora una volta, ed allora tentò. V'era una probabilità di successo da sfruttare, ed allora avanti. Non v'era centro avanti disponibile al momento e partì lui volontario. E quando il centro di Schiavio giunse tanto preciso da tagliar fuori l'intera difesa torinese, Muzzioli si trovò pronto al posto dell'assente centro avanti e fece quel che il centro avanti stesso avrebbe fatto od avrebbe per lo meno dovuto fare.

Il gol di Muzzioli

Il tiro di Muzzioli, quello fu un'altra cosa. Egli sparò diritto innanzi a sè, nella direzione più semplice, in linea sul portiere. E' un fatto che si verifica nove volte su dieci: quando una situazione favorevole si presenta in modo inaspettato ed improvviso davanti a quell'obiettivo morale e pratico che è la rete, allora l'orgasmo è tale che, invece di cercar di ingannare l'unico uomo che rimane a battere, si punta diritto su di esso come attratti da una forza irresistibile. Invece di mirare all'angolo dove il portiere non c'è e dove non può arrivare, si lascia andar giù una gran cannonata su di lui. Muzzioli sparò diritto su Bosia. Il quale, sorpreso e suggestionato a sua volta si mosse fuori tempo, accennò confusamente a muoversi, e saltò quando già la palla si trovava nella sua parabola discendente dietro le sue spalle e verso la rete. Se Muzzioli fosse stato una stella del firmamento calcistico egli non si sarebbe trovato dove si trovò al momento del fatidico centro di Schiavio. Ed il campionato dell'annata non sarebbe ancora deciso, e la stagione sarebbe ancora viva, e noi saremmo ancora tutti qui ad attendere una decisione. V'è, detto tra parentesi, di che essere grati all'ala sinistra del Bologna. Ma un giuocatore di grido, uno di quelli che si muovono solo quando l'azione è impostata secondo tutte le regole dell'arte e quando essa possiede quella precisione e quella rapidità che eliminano la fatica, allontanano i rischi ed assicurano la possibilità di successo, un giuocatore di grido non si sarebbe trovato al posto in cui Muzzioli si trovò ed il centro di Schiavio non avrebbe trovato nessuno per raccoglierlo e l'occasione sarebbe andata sciupata. Libonatti se avesse giocato da ala sinistra non si sarebbe certo fatto trovare colà dove Muzzioli fu portato dal puro spirito di iniziativa e dalla volontà di ben fare. E' un opportunista Muzzioli, un uomo che, nelle grandi occasioni e dove la presenza di spirito vuole dir tutto, rende. Il Calcio è uno sport così complesso, che non sempre la finezza e la potenza di stile riescono ad imporsi. L'ala sinistra bolognese per esempio è, l'abbiamo visto, tutt'altro che un'arca di scienza in fatto di giuoco fine, abile, accorto. Ed egli è in pari tempo la negazione della rudezza, della violenza, della scorrettezza: è incapace di andare addosso ad un avversario, come è incapace di far male ad una mosca. E' semplice, è schietto, è bambino. Dice quello che sente, e, mentre gli altri si perdono in quisquiglie, fa quel che va fatto. E' l'esempio classico che nel Calcio c'è alla fin posto per tutti, qualunque stile si abbia, qualunque carattere si possegga, qualunque tendenza si rappresenti".

La morte di Muzzioli l'ex calciatore del Bologna 

Bologna, 23 luglio.

Oggi, dopo breve malattia, è spirato Giuseppe Muzzioli, noto ex.calciatore del Bologna. Il Muzzioli, che è stato una delle più reputate ale sinistre italiane dal 1925 al 1930, era conosciuto per il suo tiro micidiale col quale risolse appunto varie finali per la squadra rosso-blu in campionati nazionali. E' ricordata particolarmente una sua rete segnata nel 1929 a Roma, contro il Torino, nella finalissima che i felsinei dovevano vincere per uno a zero laureandosi campioni. In questi ultimi tempi Muzzioli era divenuto un ottimo guidatore di cavalli da corsa nelle prove di trotto. Aveva 37 anni. 

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