domenica 14 dicembre 2008

Bologna - Torino 3-1 (2-0), 23.06.1929 (Prima finale scudetto 1928-1929).


BOLOGNA - TORINO 3-1 (2-0) 23-06-1929 h.16.00, Stadio Littoriale. 
Bologna: Gianni; Monzeglio, Gasperi; Genovesi, Baldi, Pitto; Busini I, Della Valle, Schiavio, Busini III, Muzzioli.
Torino: Bosia; Vincenzi, Martin II; Martin III, Colombari, Speroni; Vezzani, Baloncieri, Libonatti, Rossetti II, Franzoni.
Arbitro: Rovida di Milano.
Reti: Della Valle 31' (B), Schiavio 41', 58' (B), Libonatti 86' (T).
Spettatori: 25.000 circa.
Note: Espulso al 60' Della Valle.

Da "Tutti gli Sports" del 16 giugno 1929.

"La vibrante contesa pel titolo di campione nazionale di calcio. Il tempo delle finali è venuto. Non come l'atteso confronto decisivo fra le due più forti compagini d'Italia, ma come una liberazione ed un sollievo da una troppa prolungata ed estenuante improba fatica. Torino o Bologna? Non importa purché si finisca. E' questo il sentimento di calciatori e dirigenti, l'atmosfera che circonda le ultime due battaglie di Bologna e di Torino. Lo scudetto tricolore non dice più nulla alle squadre stremate, agli atleti affranti, desiderosi di non altro che di imbarcarsi, per avere almeno sul mare un mese di riposo senza ammaccature, gomitate nei fianchi e calci negli stinchi, senza l'urlo lacerante della folla agitata che non perdona e non risparmia. A Bologna la prima battaglia, sull'esito complessivo già si sono pronunziati gli esperti della tecnica calcistica nella magnifica rivista dell'on. Ferretti, a cui dedica la sua genialità d'artista il sempre giovane Vittorio Varale. Dalla cernita dei vari pareri, esclusi quelli che per necessità di ambiente non potevano essere che preconcetti, è balzata a gran maggioranza la preferenza per il Bologna. Ma noi, pur avendo espresso lo stesso parere, riteniamo doveroso, da vecchi frequentatori dei campi di gioco, di accomunare nella stessa calorosa ammirazione quei ventidue atleti, i quali non saranno purtroppo domenica in campo, ma hanno nell'annata dimostrato luminosamente di essere gli a-tout capaci di risolvere a vantaggio dei propri colori le più dure partite decisive. Molti di essi, troppi forse mancheranno alle due partite risolutive, ma che perciò? Son essi che han portato le loro squadre invitte alla testa dei due gironi. Il più è fatto, ora tocca ai giovani immortalarsi alle ultime cartuccie. Ecco perchè il pubblico deve salutare nei due undici che pubblichiamo i reali esponenti delle due finaliste, anche se di assenti ve ne saranno parecchi. L'organamento del campionato attuale è condannato con l'esito infelicissimo non dalle sole finalissime, ma di ben tre o quattro delle ultime domeniche. Quel taglio chirurgico che da anni si procrastina e si allontana, appare indispensabile oramai. Ne perderebbe d'importanza il massimo titolo nazionale, ne scapiterebbe il bel giuoco, col logoramento progressivo degli uomini dai più in vista, ai giovanissimi, teneri ancora alle lunghe serie di incontri ed alle durissime partite fuori casa... Osserviamo gli squadroni del centro Europa: sono diventati delle vere e proprie trompes che quando han girato mezzo mondo tornano in Patria a dar qualche saggio della propria abilità, e disputano il campionato tanto perchè vi sono ancora obbligati. Allontaniamo dall'Italia questa ignobile fine dello sport del calcio, che esso resti sport anche se fra squadre di professionisti e conserviamoci i nostri campioni per i nostri pubblici che ti adorano, non li incoraggiamo a girare pel mondo, col pericolo che non ci tornino più o cosi viziati da bacare tutto il superbo vivaio nostro. Esaltiamo i nostri campionati e la finale. A Bologna per cominciare è battaglia grossa. I rosso-bleu partono gran favoriti per il campo in favore, l'inquadratura più completa, che avranno agio di allineare per una maggior freschezza. Il Torino rappresenta una incognita pel suo congegno più delicato. Ma ai ventidue atleti con eguale simpatia... in bocca al lupo!".

Dal "Littoriale" del 20 giugno 1929.

LE FINALI DEL CAMPIONATO: Bologna - Torino.

Chi conosce molto da vicino il Bologna e lo ha seguito ininterrottamente in tutte le 30 gare fin quì disputate sa e ne può far fede, che la squadra capolista del Girone B aveva iniziato il Campionato non già preoccupata della conquista del Titolo quanto di conseguire in una onorevole posizione in classifica la riorganizzazione del team uscito in condizioni sommarie di salute dalle finali dello scorso anno. Il Campionato in corso con tutte le sue incognite non avrebbe imposto agli uomini del Dott. Felsner l'unico scopo di raggiungere le posizioni di vedetta giacchè era opinione diffusa che si volesse allargare la ridotta categoria dei cosidetti titolari della squadra, innestandovi alcuni giovani elementi dai quali, per un complesso di circostanze era lecito attendersi qualche cosa di concreto al fine di presentare nel campionato del 1930 una squadra forte, ben preparata, rinsanguata di giovani elementi seriamente allenati alla scuola di un intiero Torneo. Il programma organizzativo del "Bologna" instaurato su queste basi si rivelò praticamente inferiore alle possibilità della squadra la quale pur provata dall'assenza di Della Valle e di qualche altro ottimo elemento aveva ancora in sè tanta vitalità da imporsi agli avversari ospiti del Littoriale ed a quelli ospitanti in campi forieri. La bramosia di conservare intatta l'aureola dell'immunità da sconfitte suggerì automaticamente di rafforzare la squadra adeguando i mezzi all'impresa che nel cuore del girone d'andata appariva ardua ma non impossibile. Fu allora che il "Bologna" riapparso nella pienezza del suoi mezzi, offrì all'attenzione dei critici una difesa solida e possente, una linea mediana reputata la migliore d'Italia, un'ottima linea di attacco con Schiavio in gran forma e Della Valle in un ritorno inaspettato ai suoi giorni migliori. A Torino, contro la Juventus il Bologna metteva in vetrina la sua vitalità (se non proprio tutta la sua classe) e su quel match nullo piantava in asso l'avversario più temibile. Più difficile il compito del Torino il quale trovandosi affiancato per un buon tratto del percorso il Milan dovette sudare non poco per liberarsi di un avversario fatto ardito dalla speranza di sorpassare i campioni d'Italia e prendere un piccolo vantaggio che a ragion veduta sarebbe stato fatale per lo squadrone granata. Sostanzialmente i gironi hanno favorito nel Torino e nel Bologna le squadre dotate di maggiori requisiti; può darsi che il campionato nella sua impostazione tecnica non abbia superato i campionati precedenti: tuttavia è lapalissiano che il "Bologna" ha realizzato cifre ragguardevoli per l'eccellenza della classe, per lo stile di gioco, a nostro avviso completato dall'accresciuta potenza della squadra rispetto a se stessa. Insomma mentre il Torino, edizione attuale, non ha superato il Torino edizioni precedenti non elevando il livello tecnico del suo girone, il Bologna ha mostrato di avere toccato l'annata della perfezione togliendo magari il taglio alle sue lame ma irrobustendole con una rifusione salutare per le qualità speciali dei singoli e quelle particolari di Della Valle tornato ad essere il miglior compagno di Schiavio. Non è male se quella che è stata una squadra di fini tessitori oggi è divenuta una squadra di forti. Considerato il gioco nella sua struttura, tolta tutta la fraseologia che colorisce soltanto, il giuoco rimane una solenne espressione della vitalità. Il "Bologna" sfoderando tutte le sue qualità assurge a nostro avviso a fama di squadra completa e rappresenta nel corso dell'annata sportiva l'unità più degna di contendere il titolo al Torino.

Bologna, 23 giugno 1929, "Stadio Littoriale", prima finale.

La prima finale si giocò al Littoriale di Bologna. Mancava tra i campioni d'Italia il forte centromediano Janni, infortunatosi in Nazionale. Il Bologna partì fortissimo: dopo qualche parata di Bosia e tentativi falliti di un soffio da Muzzioli e Schiavio, su un bellissimo assist di "Angiolino", Della Valle realizzò il primo gol, quasi a porta vuota. Passarono pochi minuti e su azione da corner, colpo di testa di Della Valle che finì sul palo, Schiavio fu lestissimo a raccogliere il rimbalzo e addirittura di petto appoggiò in rete a porta sguarnita. 2 a 0 per il Bologna, il match sembrò chiuso, invece la partita cambiò radicalmente volto. Il Torino si innervosì, iniziarono le prime scorrettezze da parte granata a cui replicarono i rossoblù. Fortunatamente terminò il primo tempo e l'arbitro Rovida mandò le squadre negli spogliatoi. Ma la ripresa fu ancora più dura. Il gioco di entrambe le squadre peggiorò e si svolse tra continue violenze in campo. Il Bologna continuò a prevalere e dopo una buona occasione mancata da Della Valle, una bella parata di Bosia su Baldi e una magnifica azione granata condotta da Libonatti e Vezzani, sventata da Gasperi. Angelo Schiavio, su perfetto passaggio di Muzzioli al limite dell'area, dribblò Martin III° e Vincenzi, e fece partire un perfetto diagonale sul secondo palo, dove Bosia non poté arrivare. 3-0 per il Bologna. A questo punto successe un fattaccio: Della Valle e Martin III° si strattonarono in corsa e caddero a terra, "Geppe" Della Valle sferrò un pugno allo stomaco di Martin III°, il quale aveva tentato di tirargli un calcio (un'altra versione afferma che gli aveva sputato in viso). Quando il tutto sembrava finito e l'incidente chiarito, l'arbitro comandò l'espulsione a Della Valle che avvilito uscì dal campo e si sedette poco oltre la linea. Era il 15' della ripresa e il Bologna giocò in 10 per tutto il resto del match. Ma la partita non cambiò e dopo due splendide azioni di Schiavio che scheggiò la traversa con un bolide da venti metri, successe che durante un corner per il Torino, Libonatti scalciò violentemente Gasperi - che rimase a terra per alcuni minuti - senza che l'arbitro sanzionasse l'argentino. Il Bologna dominò letteralmente il resto della partita anche in inferiorità numerica e dopo un gol annullato a Busini I° per offside, arrivò il gol della bandiera per il Torino. Lo mise a segno Julio Libonatti dopo avere ingaggiato un duello in velocità con Gasperi; riuscì a dribblarlo e a battere Gianni da pochi passi. 3 a 1 per il Bologna, la finale si spostò a Torino.

martedì 9 dicembre 2008

1931-32 Lazio - Bologna - video




Quello che vedete sopra è un filmato di Lazio - Bologna del 21 febbraio 1932, 2-1 per i bianco celesti, con reti di De Maria e del brasiliano Anfilogino Guarisi ( meglio conosciuto all'epoca con il soprannome di "Filò" ) per la Lazio, e momentaneo pareggio di Rafael Sansone per il Bologna. Quella sconfitta pose fine a 19 (!) risultati utili consecutivi del Bologna, con 13 vittorie (di cui ben 5 fuori casa) e 6 pareggi. Le formazioni di quella partita. Lazio: Sclavi; Mattei II, Del Debbio; Rizzetti, Furlani, Fantoni II; Guarisi, Malatesta, Fantoni I, Castelli, De Maria. Per il Bologna: Gianni; Monzeglio, Gasperi; Montesanto, Baldi, Martelli II; Maini, Sansone, Schiavio, Fedullo, Reguzzoni.

1931-32: Monti "killer" su Schiavio e lo scudetto è perduto


Bologna e Juventus prima del match.
Il Bologna che disputò il campionato 1931-32, fu probabilmente il migliore di tutti gli anni Trenta. In quel preciso momento storico, gran parte dei calciatori rossoblu - i più forti, l'asse portante dello Squadrone che faceva tremare il mondo, i vari Schiavio, Maini, Gasperi, Fedullo, ecc. - erano nel pieno delle loro forze e della loro carriera. Quel Bologna pareva invincibile: solido e tetragono in difesa; ricco di fantasia negli interni sud-americani; un attacco esplosivo con Schiavio e Reguzzoni su tutti. Una vera e propria macchina, inarrestabile. I rossoblu caddero solo alla 20^ giornata, 2-1 a Roma contro la Lazio di "Filò" e Del Debbio, dopo 19 (!) risultati utili consecutivi: 13 vittorie (5 fuori casa) e 6 pareggi. Lo Squadrone si piazzò al secondo posto assoluto in campionato, a soli 4 punti dalla Juventus, dopo avere dominato per tre quarti di stagione. Solo un volontario intervento-killer di Luis Monti sul ginocchio di Schiavio, nel match decisivo per le sorti del campionato - con il risultato fino a quel momento a vantaggio del Bologna per 2-1 e supremazia rossoblu anche sotto il profilo del gioco -, impedì al Bologna di vincere la partita - o quanto meno di pareggiarla - e probabilmente spezzare quello che poi sarebbe divenuto famoso come il "quinquennio" juventino (cinque scudetti consecutivi tra il 1930-31 al 1934-35, una squadra formidabile). Schiavio tornò in campo nel secondo tempo di quella partita solo per onor di firma (non c'erano infatti le sostituzioni all'epoca), e la Juventus ebbe così via libera per potere rimontare il risultato e vincere la partita per 3 a 2, con rete di Vecchina a pochi minuti dalla fine del match. Quello di Monti su Schiavio fu un intervento criminale (l'argentino - che era un grande campione, non si discute - non era nuovo a simili "prodezze": anche Matthias Sindelar dell'Austria Vienna, che Monti aveva in uggia, alla pari di Schiavio, uscì a braccia dal campo dopo un match di Coppa dell'Europa Centrale) e determinante per la conquista di quello scudetto juventino. In seguito a quell'episodio, servì tutta la diplomazia di Vittorio Pozzo per riappacificare gli animi dei due in Nazionale. Schiavio, che aveva bollato Monti con la parola delinquente, all'epoca un insulto pesante, fu inizialmente refrattario all'opera di pacificazione da parte di Pozzo, anche perché tra i due esisteva un precedente risalente al 1929, durante la tournée in Sud America del Bologna, nella partita che pose di fronte la Nazionale argentina e il Bologna: "Durante la gara Monti intervenne più volte sul centravanti felsineo e fu sfiorata la rissa in numerose occasioni". (Fonte: C.F.Chiesa da "Il Secolo Azzurro" [Nota: né "Il Littoriale" né "La Stampa" di Torino del 1929 riportano l'episodio in questione.]). Pozzo, anni dopo, spiegò come riuscì a fare convivere i due: "Luisito e Angiolino erano divisi da un duro astio. Mi decisi di buzzo buono alla rappacificazione che si rendeva necessaria. Non fu un'impresa facile, perché ambedue gli interessati avevano il loro carattere. Ma vi riuscii, non sto a raccontare come, e poco per volta portai i due a dividere la stessa camera d'albergo nei nostri viaggi all'estero". Monti e Schiavio non diventarono mai amici, ma presero a rispettarsi come compagni di squadra.

Dal "Littoriale" del 2 maggio 1932.

"Chi ha assistito a questa emozionante ed ardente contesa sulla cui importanza è inutile insistere, osservando obiettivamente i fatti e giudicando con serenità ha riportato l'impressione che il Bologna, squadra fortissima, meritava la vittoria, o almeno un risultato pari. La sfortuna e molti altri elementi, hanno concorso all'insuccesso di stretta misura. Sarà bene però rilevare che nell'aspra ed appassionante lotta il Bologna ha riconfermato l'alta classe e l'indomito spirito agonistico, e che la vittoria cui ha contribuito un calcio di rigore, non è certamente una brillante affermazione di superiorità dei bianco neri. Questa considerazione, e la potenza dimostrata specialmente all'attacco dalla squadra ospite, dicono chiaramente come non sia questa la scena madre del campionato che deve ancora decidersi fra le due compagini avversarie in altre 6 partite. La squadra felsinea pur combattendo con coraggio, ha piegato di fronte ad una Juventus resa maggiormente combattiva dalle condizioni del campo e dalla tattica che riteniamo errata usata nel secondo tempo dalla compagine bolognese. La pioggia caduta incessantemente durante la settimana precedente all'incontro e durante la partita, aveva trasformato il campo in un vero acquitrino: di ciò ha risentito maggiormente il Bologna che non ha potuto usufruire completamente delle qualità di velocità che distinguono le sue azioni nell'offesa. Tuttavia la classe in alcuni uomini che compongono l'undici rosso bleu, aveva sopperito dall'inizio e sino alla fine del primo tempo, alle difficoltà create dalle condizioni sfavorevoli del terreno. Infine la squadra ospite era riuscita a chiudere la prima parte della contesa con un netto vantaggio concretato nel punteggio di 2 a 1, ma nella ripresa, forse con la speranza di riuscire a conservare questo vantaggio, si è visto il Bologna rattrappirsi in difesa, venendo da sè stesso a creare condizioni favorevoli per l'offensiva avversaria, liberata dalla temibile pressione dell'attacco degli uomini guidati da Schiavio.

L'incidente Monti - Schiavio.

Errore veramente grave, in quanto la forza maggiore della bella compagine bolognese, è appunto l'attacco che aveva dimostrato in diverse occasioni di trovarsi compleatamente a posto e di manovrare con respiro, con finezza e con intelligenza nell'area juventina. Dobbiamo però sottolineare un altro fatto che ha contribuito a mozzare le unghie al battagliero attacco rosso-bleu: al 44' del primo tempo in uno scontro fra il centro mediano juventino Monti, e Schiavio, che sino ad allora aveva giocato valorosamente e proficuamente per i suoi colori, questi cadeva; e si vedeva allora Monti farglisi sopra e colpirlo e pestarlo ripetutamente con intenzione al ginocchio, tanto che il valoroso attaccante felsineo fu trasportato a braccia fuori dal campo quasi svenuto. L'arbitro Lenti, o non si è accorto del grave fatto, o credette opportuno, per il buon esito della partita (il che è per noi molto discutibile) non dare il seguito che sarebbe stato doveroso e necessario al brutto episodio.

La tattica difensiva dei rosso - blu.

Può darsi che la tattica difensiva usata dal Bologna nel secondo tempo, sia stata dovuta ad eccessiva preoccupazione, dettata non non solo dalla speranza di conservare il successo ottenuto, ma sopra tutto dalla diminuita efficienza del reparto attaccante, per le contusioni riportate da Schiavio. Infatti il centro attacco bolognese, ritornava nel secondo tempo fra le file degli ospiti, ma la sua opera si limitava prima ad una semplice presenza, come ala destra nel quale ruolo non riusciva a portare aiuto ai compagni. Dopo il pareggio juventino, egli riprendeva il comando dell'attacco, ridotto a Reguzzoni, attivissimo, ed a lui zoppicante. La Juventus scatenava in pieno le sue offensive eseguendo una fita rete di attacchi in area avversaria.

La sfortunata reazione dei rosso - blu.

Cercò il Bologna a tratti di liberarsi dalla morsa e reagire e di portare a sua volta l'azione offensiva contro la porta di Combi. Due o tre volte la squadra ospite fu sul punto di riportare il successo ad opera di Reguzzoni che passò con precisione al centro numerosi palloni. Ma inutilmente, sia per l'inefficienza in cui era stato ridotto Schiavio, sia per la mancanza degli uomini della propria linea troppo arretrati a sostegno della mediana, sia perchè una volta trattenuto da Varglien per la maglia mentre si accingeva a tirare completamente libero da due o tre metri di distanza contro Combi. Infine Fedullo ha giuocato fra gli avanti nel suo ruolo di mezzo sinistro, e la prima linea del Bologna che ha svolto azioni bellissime e veramente pericolose per la precisione e per la distribuzione del giuoco. La linea mediana ha retto degnamente il confronto con quella avversaria. Montesanto è stato l'uomo che ha interrotto numerose incursioni dei bianco-neri ed a lui spetta il merito di aver rinviato sulla linea bianca della porta una centrata raso terra di Orsi e deviata in gol da Vecchina. La difesa ha avuto in Monzeglio un gladiatore calmo, preciso, e irruente quando era il momento egli ha saputo sempre affrontare gli avversari e dominarli.

Un semi - infortunio di Gianni.

Gianni che si è prodotto in qualche parata veramente difficile si è fatto passare un pallone e ciò si giustifica con l'eccessivo orgasmo di fronte all'avversario, così munito. La Juventus ha sferrato, come al solito, l'offensiva nel primo tempo, chiudendo in passivo e poi ha avuto respiro dalle menomate condizioni degli avversari e dalla loro errata tattica ha sferrato le azioni che gli fruttarono il successo. Diversi fattori testimoniano a favore della potente e volitiva squadra bolognese; prima di tutto il fattore campo e l'incidente contro Schiavio. Con ciò non si vuole diminuire la vittoria della squadra torinese che oggi ha piegato i suoi più fieri avversari e ha spianato il suo cammino. Un pubblico immenso affollava lo stadio molte ore prima dell'inizio della partita. Numerose comitive di bolognesi erano giunte con treni speciali. Alle 15 arrivano in campo le autorità acolte da festosi saluti e battimani. Nelle tribune siedono S. A. R. il Principe di Piemonte seguito dal Duca di Pistoia, dall'on. Giuriati, Presidente della Camera dei Deputati, il Segretario federale il Podestà di Torino. Subito dopo sbuca dal sottopassaggio Lenti, seguito dalle due squadre che assumono la formazione seguente: Bologna: Gianni; Monzeglio, Gasperi; Genovesi, Baldi, Montesanto; Maini, Sansone, Schiavio, Fedullo, Reguzzoni. Juventus: Combi; Rosetta, Caligaris; Varglien I, Monti, Bertolini; Munerati, Cesarini, Vecchina, Ferrari, Orsi.

La cronaca dell'incontro.

Al secondo minuto dall'inizio un calcio di punizione per fallo dei bolognesi. Monti manda fuori. Rimessa in giuoco; discesa Vecchina - Cesarini. I giuocatori sono spostati verso il fondo del campo e non hanno altro avversario che il portiere; ma Gianni esce si tuffa sui piedi di Cesarini e gli carpisce la palla. Al 5' discesa juventina e risposta bolognese. Fugge Maini, ostacolato da Bertolini, che ferma l'ala con uno sgambetto. Il calcio di punizione è battuto da Genovesi; Maini riprende la palla e la mette in rete. Fra un clamore di incitamenti, la Juventus parte all'attacco, e una discesa intessuta fra Ferrari - Orsi obbliga Montesanto per troncare, a mettere la palla verso la linea di fondo. Gianni libera. Monti lancia Orsi, che fugge ostacolato da due avversari verso la linea di fondo bolognese: qui giunto centra: sulla traiettoria della palla sono Munerati e Gasperi. Nel salto che entrambi compiono, Gasperi va a cozzare contro Munerati che cade. L'arbitro concede subito il calcio di rigore, che tirato da Orsi, batte inesorabilmente Gianni. È il 20' siamo uno a uno. Le squadre si temono, e manovrano velocissimamente cercando di non scoprire le rispettive difese. La netta superiorità bolognese è evidente. Al 25' un tiro di Baldi costringe Combi a uscire per arrestarlo. È preceduto da Maini che colpisce la palla di testa mandando fuori. In questo periodo giunge il secondo goal bolognese. Lo provoca un intervento falloso di Bertolini. Conseguente punizione battuta benissimo da Baldi che manda la palla a Schiavio che si libera del suo diretto avversario e precede il tuffo di Combi, spedendo in rete. È il 41', siamo 2-1 per il Bologna. A questo punto un incidente si verifica che mette fuori campo Schiavio, l'arbitro fischia subito dopo la fine del primo tempo.

La ripresa.

Si incomincia e l'azione indugia nei pressi dell'area felsinea. La palla perviene a Monti che centra. Raccoglie Vecchina quasi spostato sulla linea di fondo che tira in porta. Gianni ingannato non riesce a fermare la palla, che giunge salterellando e lo scavalca, in modo imprevedibile mentre egli si butta in tuffo. Siamo 2 a 2, è il 54'. Schiavio ritorna al posto consueto di centro avanti. Al 58' calcio d'angolo contro il Bologna. Cesarini, sulla traiettoria della palla, riesce a colpirla di testa ma sbaglia. Al 78' la Juventus riesce a segnare il punto della vittoria con Vecchina dopo un'azione portata da Rosetta sin quasi in area bolognese. Segue il vigoroso serrate del Bologna alla ricerca del pareggio; ma gli sforzi generosi degli atleti bolognesi rimangono sterili, in gran parte per l'impraticabilità del campo, ridotto in questi ultimi momenti ad un vero pantano".

Dal "Littoriale" del 3 maggio 1932.

"Il Calcio Illustrato" n°18 del maggio 1932. "Battaglia di Titani" titolava in copertina, dedicata a Juventus - Bologna."Maggio piovoso in quel di Torino, e apparato invernale, se non nella temperatura certo nelle condizioni atmosferiche. La partita per molti versi decisiva agli effetti del primato, ha avuto l'esito che la logica delle ultime prove della "Juventus", unite al sempre considerevole peso del campo amico, indicavano come il più probabile. I campioni hanno vinto, e oggi che il crollo della mediana laziale e conseguente gravissima sconfitta contro la "Roma", e la mancata vittoria del "Modena" sulla "Bari" sul campo di Viale Fontanelli sembrano fatti apposta per ammonire che il pericolo che la "Juventus" correrà anche sui campi avversi non è così urgente come si poteva credere, tre punti di distacco rappresentano un margine che -- a sei domeniche dalla fine del campionato -- può dare una certa tranquillità. Peccato! Avremmo preferito veder finire questa partita alla pari: ne avrebbe guadagnato l'interesse del torneo, e si sarebbero evitati i commenti, certo non benevoli, e con giusto motivo, che l'atto di Monti ai danni di Schiavio susciteranno. Per la gravità dell'atto inconsulto a sè e per le conseguenze inevitabilmente gravi che il "Bologna" dal dover giuocare con uno Schiavio praticamente inutilizzato ha dovuto risentire. Peccato, perchè il "Bologna" del primo tempo era apparso in forma splendente, e più ancora che per il punto di vantaggio con il quale era giunto al riposo, per la qualità di giuoco svolto, e per la resistenza alla pressione juventina, aveva convinto di essere in possesso delle armi migliori, degno in tutto e per tutto di lottar con i bianco-neri su un piede di uguaglianza. Alle insidie del terreno fangoso, si era mostrato anzi tecnicamente meglio attrezzato. Quando tra due squadre di tal levatura e in lotta per una posta così ambita, vien gettato sulla bilancia un peso negativo della forza di Schiavio che viene a mancare difficile è attrezzarsi in maniera da non risentirne danno. Forse lo schieramento difensivo adottato dal "Bologna" è stato una mossa sbagliata; forse un po' di nervosismo giustificato, in una col pallone viscido per la pioggia ha tradito Gianni: fatto sta che il "Bologna", ancora una volta con un solo punto di differenza ma è uscito battuto. Lenti, che aveva giustamente decretato senza esitare un calcio di rigore contro il "Bologna", ha avuto uno scrupolo eccessivo non prendendo nei riguardi di Monti il provvedimento che si imponeva. Non potremo certamente noi esser accusati di soverchie simpatie per i rigori eccessivi, o di scandalizzarci quando la contesa prende aspetto di battaglia: il calcio, esercizio maschio e rude, espone spesso a dolorosi incidenti. Quando però si tratta di un gesto come quello di Monti, indiscutibilmente violento e volontario il passarvi sopra è più che erroneo, colpevole. L'arbitro, del resto, può benissimo aver avuto elementi di giudizio sfuggito al controllo degli spattatori e dei critici.

Le speranze legate a un filo.

Il "Bologna" di domenica, può benissimo sperare di vincere tutte le partite e chiudere il torneo con la stessa autorità di marcia con la quale ha saputo condurlo sino ad oltre metà del cammino. Se così fosse, l'ultima parola non è ancora detta: "Modena" e "Lazio" non è detto che non trovino contro l'avversaria più illustre -- come è nelle loro tradizioni -- la giornata migliore, e allora... Ma tre punti di distacco sono molti, e il nostro sereno ottimismo si circonda di molte riserve...". p.l.t.

LA STAMPA -1  Maggio 1932 

L'appassionante interrogativo dei campionato di calcio 
Juventus o Bologna
di VITTORIO POZZO. 

L'Inghilterra ha avuto sabato scorso a Wembley la Finale della sua coppa fra il Newcastle United e l'Arsenal, la Francia ha portato a conclusione domenica ultima a Colombes il torneo della sua più grande competizione coll'incontro fra Cannes e Roubaix, l'Italia vede oggi nell'incontro di Torino fra Bologna e Juventus la prova decisiva del suo Campionato.

Prova decisiva 

Siamo in periodo di avvenimenti calcistici che devono dire una parola definitiva, ed è quindi logico — per lo meno non reca meraviglia — che ad un incontro che metta l'una di fronte all'altra le due compagini più agguerrite della stagione, si attribuisca senz'altro il pomposo titolo di « Finale ». Nel caso attuale, occorre dirlo subito, questi poteri taumaturgici e discrezionali, la gara fra il Bologna e la Juventus non li possiede. La gara stessa è la più schiettamente interessante che si possa concepire ed organizzare a questo punto del campionato, e può dir molto, moltissimo, ma non tutto in fatto di primo posto nella grande competizione. Nessuno dei due contendenti lascia infatti l'impressione di poter camminar diritto, a via spianata, e senza inciampar in ulteriori ostacoli, una volta superata la prova di Torino. In altre parole, quella che si disputa oggi è una battaglia di grande, di solenne importanza, ma non l'ultima. In sei altre giornate di combattimento, quello che sarà stato fatto o disfatto a Torino, potrà venir distrutto o ricostruito. Il che, mentre è un bene per lo stato d'animo con cui i giuocatori scendono in campo, non toglie assolutamente nulla alla bellezza della prova. La prova è bella in sè per il modo in cui si è giunti all'attuale situazione e per il valore intrinseco delle due squadre.

La marcia dei due « leaders »

Orsi, Vecchina e Munerati a fine partita.
Orsi, Vecchina e Munerati a fine partita.
Bologna e Juventus han staccato nettamente ogni altro concorrente al titolo di Campione, ed han fatto ciò percorrendo vie diverse e superando vicissitudini differenti. La marcia dei petroniani si iniziò fra la sorpresa e l'incredulità quasi degli sportivi. La squadra aveva ceduto qualcuno fra i migliori elementi di cui disponeva e non aveva acquistato quasi nessun uomo nuovo, ma, come se essa fosse stata resa più veloce, più snella e più disinvolta da questo suo disfarsi di responsabilità, la unità prese a funzionare con una concordia, un affiatamento ed una regolarità che il primo posto in classifica venne conquistato d'un balzo e non lasciato più fino a due domeniche fa. La Juventus viceversa ebbe un inizio lento e faticoso, ed una marcia a funzionamento contraddittorio. Furono dapprima difficoltà di inquadratura e di messa a punto di qualche giuocatore, furono in seguito giornate mediocri che facevan seguito a giornate radiose. Ma, staccata di qualche punto dai petroniani che, come capolista, travolgevan tutto innanzi a sè, essa non si perse mai d'animo. Con gli occhi fissi sul Bologna, viveva della convinzione che l'avversario avrebbe finito ad un certo punto per cedere, e si riservava di produrre il suo massimo sforzo al momento in cui questa sua speranza si fosse realizzata. Ora chi precedeva ha segnato il passo come colto da una crisi di stanchezza, e chi seguiva è sopraggiunto fresco ed in pieno sforzo. Ed il caso suole che i due antagonisti si debbano trovar di fronte proprio al momento in cui, dopo mesi di lotta, si sono appena scambiati di posto nella classifica. L'incontro avviene quindi esattamente nel momento in cui la situazione è giunta al suo punto critico e presenta l'aspetto più interessante.

Venti « nazionali » in campo 

Il Bologna imbattuto per 19 giornate, sul primo numero de "Il Calcio Illustrato", edito nel 1931.
Il Bologna imbattuto per 19 giornate, sul primo numero
de "Il Calcio Illustrato", edito nel 1931.
Ma il vero interesse della contesa e dato dal valore e dal carattere delle due squadre e degli elementi che le compongono. Raramente si sono trovati di fronte, nel campionato di queste ultime stagioni, due compagini formate di uomini dai lineamenti tecnici così marcati e caratteristici. Prendete i terzini, Rosetta, Caligaris, Monzeglio e Gasperi sono forse i quattro terzini che maggiormente han fatto parlare di sè in questi ultimi anni. Gasperi pare doversi collocare ad un livello leggermente inferiore ai tre colleghi, ma non è la classe che gli manchi: in lui è piuttosto l'impeto e la combattività che trionfano sull'intuito e sul calcolo fino a far velo al rendimento. Come succede a molti fra i giuocatori di temperamento di vero valore, i quattro terzini che saranno sul campo domani hanno incontrato i loro alti e bassi di forma, hanno avuto anche recentemente le loro crisi. Rosetta attraversò nella scorsa stagione un periodo incertissimo di rendimento: origine una lombaggine. Monzeglio apparve nella prima metà dell'attuale campionato, malsicuro, titubante, dubbioso: la tensione nervosa degli incontri lo aveva scombussolato. Gasperi rientra ora in squadra  dopo il riposo ordinatogli dai suoi dirigenti per un periodo di declino che dava luogo a vive inquietudini. E per Caligaris la crisi prese addirittura la forma di una operazione ad un ginocchio e di una lunga degenza all'ospedale. Quattro splendidi terzini: Rosetta tutto finezza, intuito, precisione, studio; Gasperi agli antipodi suoi, tutto decisione, irruenza, giuoco tipo catapulta; Monzeglio al giusto mezzo fra i due, forte della forza, della gioventù e virtuoso della virtù che viene dall'esperienza; Caligaris l'energia, la serietà, l'abnegazione e l'efficienza personificate. All'attacco, basterebbero a conferir personalità ai rispettivi settori di squadra, uomini come Schiavio e Sansone, Orsi e Ccsarini.

Quattro attaccanti famosi 

Baldi, Gianni, Munerati, Fedullo, Cesarini, Genovesi,  Vecchina, Varglien. Dal "Museo di Pignaca".
Baldi, Gianni, Munerati, Fedullo, Cesarini, Genovesi,
Vecchina, Varglien. Dal "Museo di Pignaca".
Schiavio, il temperamento più personale che esista fra tutti gli attaccanti d'Italia. Il suo stile è inconfondibile. L'uomo non si piega, è quello che è, lineare, sempre proteso in avanti, preso sempre dalla idea di trovar lo spiraglio per la cannonata o la puntata in porta. Più che vera forza tecnica la sua è efficienza materiale. Visto che lui non si piega, occorrono mezze ali che a lui si pieghino. Ed in Sansone e Fedullo si sono trovati quest'anno i due uomini adatti. Altruisti, malleabili, pieni di abnegazione ambedue, essi fan da lanciatori e da iniziatori di azioni a Schiavio: ma l'esperienza ha dimostrato che a questi due ottimi palleggiatori difetta in certo qual modo, almeno fino al momento attuale, quel fermo spirito agonistico che è essenziale nel calcio italiano tutto lotta e tutto ardore. Il che non toglie che Sansone sia come controllo del pallone, uno degli uomini migliori che calchino i campi nostri in questa stagione: la dote è messa in risalto dalla tendenza tutta sudamericana ad insistere sulla palla ed a far da solo. Il temperamento non manca ad esempio a Cesarini, che è dinamico, combattivo, intrepido in ogni azione od atteggiamento. Cesarini è, nelle sue attuali condizioni, la dimostrazione pratica e palese che il male che affligge i calciatori nostri in questa stagione è la stanchezza. Rimasto fermo per tre mesi egli spicca ora fra tutti per freschezza. Non solo, ma il Cesarmi dell'ultima maniera è meno arruffone, più lineare, più tatticamente pratico di quello dell'inizio del campionato. Sull'Orsi dalle condizioni attuali, le opinioni sono divise. Non che l'uomo sia in pieno decadimento, ma il suo rendimento è saltuario, il suo giuoco più non s'impone ed ancora non ha finora raggiunto il livello di tecnica e di velocità dell'anno scorso. Ma « Mumo » possiede classe ed amor proprio: due predellini di lancio che fan compier spesso miracoli in fatto di forma, quando l'attività è sostenuta dal lavoro di un vicino che nei novanta minuti tesse, trama e dà vita ad azioni con pazienza e spirito di sacrificio come la mezz'ala Ferrari.

Baldi e Monti: atleti d'eccezione

Baldi, Combi, l'arbitro Lenti e Munerati. Sullo sfondo: Montesanto, Fedullo e Cesarini.
Baldi, Combi, l'arbitro Lenti e Munerati. Sullo sfondo:
Montesanto, Fedullo e Cesarini.
Fra i mediani: Baldi e Monti. Due anziani che posseggono esperienza quanta se ne può desiderare. Baldi in buone condizioni fisiche è, nel Bologna, il perno naturale e necessario alla squadra. Il suo giuoco d'intercettamento e di sostegno è pratico ed efficace. Baldi che funzioni, con le sue grandi falcate in mezzo al campo ed i suoi allunghi agli avanti, vuol dire la squadra del Bologna che funziona. Di fronte a lui Monti, il miglior centro mediano d'Italia nella stagione. Monti è una forza tecnica ed una forza morale. A base di volontà, quando ognuno dubitava di lui, si è disfatto in tre mesi di tacito lavoro di tutta l'adipe che lo impacciava al suo arrivo in Italia. Ed appena tornato a punto in fatto, di condizioni fisiche, la sua classe è emersa. Nulla manca a Monti per fare il centro mediano completo, nulla gli manca ora per ritornar a dare l'indimenticato spettacolo tecnico delle Olimpiadi d'Amsterdam. Ventidue uomini in campo, ventidue figure tipiche. Venti uomini, nel complesso delle due squadre, che si posson fregiar del titolo di « internazionale »: mancano alla collezione puramente le due ali del Bologna, Maini e Reguzzoni. Ed ancora, quest'ultimo avrebbe già guadagnato la sua prima maglia azzurra sei settimane or sono, a Padova nella Squadra Italiana B, contro la Bulgaria, se non fosse stato costretto a letto da una ferita al ginocchio. Dica praticamente sul campo, quello che esso può e sa dire in fatto di tecnica, questo splendido nucleo di atleti, senza orgasmo, senza acrimonia, senza violenza, e lo spettacolo, al di fuori e al di sopra di quello che sarà il risultato, potrà essere una glorificazione del giuoco del calcio.

La probabile formazione delle squadre 

Juventus: Combi; Rosetta, Caligaris; Varglien, Monti, Bertolini; Munerati, Cesarini, Vecchina, Ferrari Orsi.
Bologna: Gianni; Monzeglio, Gasperi; Genovesi, Baldi Montesanto; Maini, Sansone, Schiavio, Fedullo, Reguzzoni.

Juventus e Bologna negli ultimi campionati 

1925-926 — Finali: Bologna- Juventus: 2-2; Juventus-Bologna: 0-0. — Finalissima: Juventus-Bologna: 2-1. 1926- 927: — Finali: Bologna-Juventus: 1-0: Juventus-Bologna: 1-1. 1927- 928 — Eliminatorie:  Juventus-Bologna: 1-0; Bologna-Juventus: 2-0. - Finali: Juventus-Bologna: 1-1; Bologna-Juventus: 0-2. 1928-929 — Bologna-Juventus: 0-0; Juventus-Bologna: 1-1. 1929- 930 — Bologna-Juventus: 0-1; Juventus-Bologna: 2-0. 1930-931 Juventus-Bologna: 2-0; Bologna-Juventus : 4-0. 1931-932 — Bologna-Juventus: 1-1.

L'arrivo del « Bologna » 

I giocatori del Bologna che incontreranno oggi sul campo della Juventus i campioni d'Italia loro diretti avversari per la conquista dello scudetto, sono giunti nella nostra città con il treno in arrivo alla stazione di Porta Nuova alle 20,45. I calciatori « rosso-bleu » erano accompagnati da alcuni dirigenti e da un gruppo di appassionati. Essi sono stati accolti entusiasticamente dai supporters rosso-bleu... residenti a Torino e si sono subito recati all'albergo. La squadra, secondo quanto ci è stato comunicato, si allineerà al gran completo, dato che anche Schiavio, il quale non ha preso parte all'allenamento di giovedì, si è completamente rimesso. Per domani è intanto annunziato l'arrivo del treno speciale «rosso-bleu» che porterà oltre mille sostenitori dell'undici felsineo. Si avranno quindi due distinte falangi dl « tifosi », e quella bolognese, se pure più esigua per numero, non vorrà far mancare ai proprii campioni l'incitamento costante per tutta la durata del match. I calciatori « bianco-neri », dopo l'allenamento di venerdì, sì sono riuniti ancora ieri, ma non più per calzare le scarpe a bulloni, sibbene per compiere, in compagnia del trainer Carcano, una salutare passeggiata in collina, avendo modo anche di visitare la clinica nella quale Caligaris ha subito, mesi or sono, l'operazione del menisco, e che ospita attualmente il mediano del Milan Marchi. Tutti i « bianco-neri » sono in ottime condizioni di efficienza e si batteranno strenuamente per difendere il primato in classifica. La Juventus ha intanto provveduto a innalzare attorno al rettangolo di gioco grandi tribune in legno, sì da sfruttare al massimo la capienza del campo e da poter ospitare nel migliore dei modi la grande folla che assisterà all'incontro. Siamo pertanto in grado di annunciare che la vendita dei biglietti continuerà sino alle 10 di stamane presso la segreteria del Club, sino alle 12 presso il chiosco della « Stipel », per riprendere poi agli sportelli del campo. Hanno assicurato la loro presenza numerose Autorità, per le quali è stato riservato il recinto centrale della tribuna coperta. 

sabato 6 dicembre 2008

Angelo Badini

Angelo Badini (foto tratta da "Il Museo di Pignaca").
Angelo Badini (foto tratta da
"Il Museo di Pignaca").
La prima ventata sudamericana la portarono i fratelli Badini. Erano quattro: Angelo, Emilio, Cesare ed Augusto detto Nene, più tre sorelle, e provenivano da Rosario Santa Fe, Argentina, dove il padre, un capomastro emigrato, aveva fatto fortuna. Di essi solo i primi due raggiunsero la celebrità. Ma la loro fu stella breve e sventurata. Addirittura tragica per Angiolino che morì di setticemia nel febbraio del 1921, a soli 27 anni. Bologna, della cui squadra Badini I era divenuto l'anima e il cuore, gli tributò onoranze funebri imponenti. E in verità fu un lutto piuttosto sentito anche fuori dall'ambiente, tanto il giovane, che era bravo e generoso, s'era fatto valere. Angiolino, centromediano nella più classica versione "metodista" era il perno. Una grande forza propulsiva (tecnica più foga), con cui trascinava instancabilmente il gioco della squadra. Angelo Badini era un ragazzo per bene, di buona famiglia. Molto socievole, colto (studiava belle arti) esemplarmente corretto e leale, in campo era un esuberante. Incitava, riprendeva, si prodigava, aveva insomma cuore e fiato da vendere. I compagni lo sentivano come il loro fratello maggiore. E tale in effetti era diventato, tenendo in piedi la squadra durante il tempo di guerra e poi facendo tanto proselitismo fra i giovani. Crebbe con lui la nidiata che avrebbe costituito l'ossatura del grande Bologna forgiato poi da Felsner. I Baldi, i Genovesi, i Pilati e i Della Valle furono tutti allievi dell'indimenticabile Angiolino, su quel campo dello "Sterlino" che giustamente avrebbe poi preso il suo nome.

Angelo Badini giocò nel Bologna dal 1913-14 al 1920-21, con 21 presenze accertate e 1 rete (certa) . È considerato "il primo vero grande giocatore del Bologna" e negli anni oscuri continuò a tenere accesa la fiamma della passione, addestrando al football tutta una nidiata di ragazzi destinati più tardi a formare il nucleo centrale e vitale del Bologna. Negli anni di guerra, infatti, curò una squadra giovanile nella quale crebbero Baldi, Genovesi, Pilati e Geppe Della Valle.

Allego un articolo tratto dal "Littoriale" dell'11 giugno 1936.

Necrologio di Angelo Badini, con foto tratta dal
quindicinale del Bologna F.C.
"La fondazione Angiolino Badini per le squadre dell'VIII zona. La Federazione Italiana Gioco Calcio, in una sua recente riunione, ha approvato la istituzione della "Fondazione Angiolino Badini" avente per iscopo di devolvere gli interessi annuali di Lire nominali 15,800 rappresentate da titoli di Rendita, a favore di una o più squadre di calcio partecipanti ai Campionati e Tornei della provincia di Bologna che se ne saranno rese meritevoli. Nella valutazione dei titoli di merito che saranno giudicati dal Direttorio della VIII Zona, sarà tenuto conto del comportamento sportivo delle Società, delle loro condizioni economiche, dei provvedimenti disciplinari subiti, sia da dirigenti che da atleti. L'assegnazione del premio per la stagione 1935-36 è, per delibera del Comitato costitutivo della Fondazione, stabilito a favore della società "Angiolino Badini" di Bologna che ha voluto assumere il nome del giocatore scomparso". Angiolino Badini nacque a Santa Fé (Argentina) da genitori bolognesi colà emigrati. Venne a Bologna nel 1912 assieme alla famiglia, ma solo l'anno seguente debutta nelle file del "Bologna" il fratello minore Emilio. Di lì a poco tempo Angiolino vestirà la maglia rosso-bleu. Impostosi subito nell'allora ristretto ambiente bolognese, non solo per le sue indubbie doti tecniche, ma particolarmente per le qualità morali che fecero di lui per molti anni il vessillifero più degno del "Bologna", col suo spirito cavalleresco, la generosità del suo animo e l'ardente passione per il giuoco del calcio, riuscì a galvanizzare la sua nuova squadra sicché il "Bologna" iniziò fino dal lontano 1913 quell'ascesa che portò più tardi la compagine bolognese alla conquista dei massimi allori. In campo fu non solo un dominatore per il suo gioco infiammato, ma un animatore impareggiabile. Quando nei momenti incerti della lotta si udiva volitiva la sua voce gridare "Forza Bologna!" era uno squillo di vittoria. Oltreché ottimo Camerata, fu anche maestro ed incitatore dei giovani che allora si apprestavano a dare i primi calci: Genovesi, Baldi, Pozzi, Gianese, furono di lui allievi e compagni. Capitano del "Bologna" per otto anni, capitano della Rappresentativa Emiliana, fu anche capitano di quella prima squadra rosso-bleu che nell'immediato dopoguerra balzò alla rinomanza nazionale. Della sua opera di apostolato e proselitismo egli stava raccogliendo i primi frutti (il fratello Emilio olimpionico ad Anversa, l'allievo prediletto Genovesi chiamato in nazionale a Marsiglia) quando un morbo repentino e ribelle il 12 febbraio 1921 lo trasse alla tomba. La sua morte ebbe un'eco dolorosa a Bologna, fra gli sportivi di tutta Italia. La sua dipartita lasciò negli sportivi bolognesi un largo retaggio di rimpianto e di esempio. Al suo nome venne intitolato il Campo dello Sterlino. Per onorarne la memoria, un gruppo di sportivi bolognesi, si fece promotore della raccolta della somma che oggi, con provvida iniziativa, viene destinata alla istituzione della Fondazione che porterà perennemente il suo nome".

Il Resto del Carlino, 13 febbraio 1921, p. 4 

La morte di Badini I.°

La scultura dedicata a Badini I
che lo ritrae con la divisa di gioco.
Ieri sera, in seguito a tonsillite setticemica, si e spento il professor Angelo Badini, il popolare Badini I, capitano del Bologna Football Club. Era nato nella Repubblica dell'Argentina a Rosario Santa Fè il 23 Settembre 1894. Venne in Italia con la propria famiglia nel 1913, dopo essersi già distinto come futura promessa, giocando nella sua città natale quale centro dei secondi della squadra Sparta. Giunto nella nostra città entrò subito nel Bologna e debuttò al Campo dello Sterlino come al destra nei Campionati del 1914 e 1915. Durante la guerra essendo il Bologna disgregato per l'assenza dei suoi migliori elementi, il Badini fu trascinato dalla passione per il foot-ball ad aggregarsi alla Unione Sportiva Milanese con la quale di. Sputò le coppe « Biffi » e « Mauro ». Ricompostasi nel 1916-1917 la squadra del Bologna, Badini venne nominato capitano e come tale si distinse in numerosi matchs di beneficenza (per cui il Bologna si ebbe un diploma di benemerenza della Croce Rossa Italia) riportando inoltre la famosa vittoria contro i Modenesi nel campo dello Sterlino. Nelle riprese del dopo-guerra, nel 1919-20, la squadra da lui capitanata si affermò brillantemente guadagnandosi il Campionato emiliano assoluto, e riuscendo seconda del suo girone nel Campionato italiano a un solo punto dalla vincente del campionato stesso. In seguito seppe trascinare i suoi uomini ad altre notevoli vittorie fra cui quelle sull'Alessandria e Legnano, e, nel 1920-1921 sul Madrid e sulla svizzera Servette come pure nel Campionato regionale dell'anno scorso. Giuocatore molto spigliato, veloce, instancabile e sopratutto deciso, si imponeva quale validissima ed infrangibile difesa sapendo spesse volte annullare le insidie di valenti avversari, passando dalla forte difesa all'attacco minaccioso. Nei momenti più critici e disperati il Badini sapeva animare i compagni e mutare le sorti delle partite, dimostrandosi validissimo anche nella sua qualità dl capitano. Con la sua morte scompare oggi una delle più forti tempre del nostri giuocatori di  foot-ball.

Necrologio di Angelo Badini scritto e pubblicato da Enrico Zironi.

Del Badini Angelo ne fu detto quanto occorreva, dagli scrittori degli sports, per dimostrare come nel giuoco del calcio egli fosse giunto all'apice della gloria. Rimane ora noi semplicemente dire che il prof. Angelo Badini, chè rapito a soli 26 anni, all'affetto di quanti lo conobbero; chè a detta dei suoi illustri maestri della prima Accademia di Belle Arti d'Italia, di Bologna, ove egli compì i suoi studi, ch'egli anche nell'arte sarebbe riuscito prodigiosamente. Era degno di suo padre, Giuseppe Badini, che per 25 anni e più di permanenza nell'America del Sud ove costruì città, villaggi, ferrovie, conventi, palazzi privati e pubblici, che videro sempre nel Badini il grande costruttore di opere murarie, il matematico, il tecnico esperto, il grande benefattore, perchè le manifestazioni, ove occorreva tergere lacrime, erigere ospedali, asili, scuole, monumenti patriottici, banche di credito, che divenne di esse istituzioni, il segretario, il presidente, il consigliere, in tutte il benefattore. Corpi artistici e patriottici Io volevano a capo peerché saggio, buono o benefico. Del Club Alpino Italiano uno dei più grandi benefattori, socio perpetuo. Angelo Badini ebbe tale un padre. Non è quindi a meravigliare s'egli era assurto in fama.

La morte del " capitano „ del " Bologna F. C. „ 

Bologna, 12, notte. 

E' morto stasera a Bologna, por tonsillite setticemica, il valoroso footballer Angelo Badini, conosciuto negli ambienti sportivi italiani come Badini I°. Era il capitano della prima squadra del « Bologna F. C. » che da lui era stata spesso condotta a clamorose vittorie, fra le quali quelle contro la squadra del « Servette » di Ginevra e la squadra del « Real Club » di Madrid. La morte del Badini ha lasciato un grande rimpianto negli ambienti sportivi emiliani e romagnoli.

Lo Sterlino viene intitolato ad Angelo Badini.

Angelo Badini, il primo grande giocatore del Bologna F.C. 

Badini I, al centro, tra
Brunè a sx., e Gazzotti a dx. 
Angelo (Angel) ''Angiolino'' Badini, italo-argentino di Rosario (Argentina) (i genitori, bolognesi, si erano trasferiti in Sud America in giovane età e fecero ritorno a Bologna nel 1913, dopo 25 anni, quando ''Angiolino'' aveva già 19 anni), fu il capostipite di una dinastia di calciatori (i fratelli Emilio Badini - il celebre ''Fanfarillo'', centravanti e primo giocatore del Bologna convocato in Nazionale  alle Olimpiadi di Anversa, nel 1920 -; Cesare e Augusto detto ''Nene'' gli altri tre) e il primo grande giocatore del Bologna Football Club. Per anni fu il fulcro della squadra, un centromediano di ineguagliabile forza propulsiva. Era dotato di grande carisma e aveva un grande ascendente sui compagni di squadra. Durante gli anni oscuri della Prima guerra mondiale, fu lui a tenere unita la squadra, e come capitava all'epoca ai giocatori di maggior prestigio, allevò nei ''Boys'' rossoblu una nidiata di ragazzi destinati più tardi a formare il nucleo centrale e vitale del Bologna poi forgiato da Hermann Felsner. Finita la guerra, fu ancora grande protagonista, anche se non venne mai convocato in Nazionale. Giocatore e persona di estrema correttezza, ragazzo colto (diplomato in architettura all'Accademia di belle arti di Bologna, di grande simpatia, sul campo da gioco divenne proverbiale il suo « Sveglia! » gridato ai compagni nei momenti di difficoltà, capace di rianimare una prestazione sottotono. Giocò l'ultima partita della sua vita il 9 gennaio 1921, poi si ammalò di setticemia. Dopo poche settimane la malattia pareva in risoluzione, tanto che esultò da casa il 6 febbraio per un clamoroso 10-1 del Bologna ai danni dei rivali del Modena. Si disse addirittura pronto a scendere in campo la domenica successiva. Invece, un improvviso peggioramento lo rapì alla vita alle 18:20 del 12 febbraio 1921. La notizia della sua morte provocò sgomento in città, non solo tra i tifosi del Bologna. I suoi funerali videro una enorme partecipazione di folla, alla presenza di tutte le autorità cittadine e dei rappresentanti delle squadre avversarie, giunti a Bologna per rendere onore al grande campione, quello che fu considerato la prima "bandiera" del sodalizio bolognese. Poco tempo dopo, il Campo Sterlino venne intitolato a suo nome: "Campo Angelo Badini".

Da «Il Resto Del Carlino», 14 febbraio 1921, p. 4

Bologna - Modena 0-3 allo Sterlino, 1915.  Badini I, con il fazzoletto bianco in testa, ripiega in difesa.
Bologna - Modena 0-3 allo Sterlino, 1915.  Badini I, con
il fazzoletto bianco in testa, ripiega in difesa.
"Nella chiesa di San Bartolomeo, ieri mattina ha avuto luogo la messa di requie per il compianto prof. Angelo Badini, capitano del Bologna Football Club, alla quale hanno partecipato amici, colleghi ed ammiratori dell'Estinto. Alle 12.15 in Via Mazzini si è formato il corteo funebre mentre una grandissima folla di cittadini assisteva silenziosa e attonita sotto i portici. Sul feretro deposto sul carro di prima classe era stata posta la maglia dai colori rosso e blu distintivi della squadra del football bolognese. Seguivano il carro il padre dell'Estinto, i fratelli Emilio ed Augusto, i cugini Rivalta, la zia signora Bassini, i parenti signori Possati e l'amico ingegner Perla. Ai lati erano i giocatori della prima squadra del Bologna. Il lunghissimo corteo percorse Via Rizzoli, Via Ugo Bassi, Piazza Malpighi e Via Andrea Costa. L'avvocato Gaiani a nome del consiglio direttivo del Bologna F.C prese la parola portando alla salma l'ultimo saluto. Lo strazio di tutti gli amici, disse l'oratore, non trova rassegnazione neppure nelle leggi della natura, giacchè è contro tutte queste leggi una morte a 26 anni, nel pieno del vigore. L'avvocato Gaiani passò poi a esprimere tutta la riconoscenza che il Bologna doveva al suo capitano Angelo Badini, e finì la breve orazione con la voce commossa e rotta dall'ansia, esclamando: « Io non so che sintetizzare in un 'unica espressione ciò che recasti tra noi: Tu creasti il Bologna! E colui che raccoglierà la Tua divisa di capitano, sappia, come Te, trascinare la squadra di vittoria in vittoria ». Parlò poi il prof. Giuseppe Lipparini. Con voce forte, rivelante un 'intensa e contenuta commozione, l'oratore espresse il proprio dolore a nome dei soci del Bologna F.C., degli amici e degli ammiratori: «Triste ora, malinconico distacco. Chi di noi avrebbe immaginato così vicino lo strazio di questo istante? Il Destino lascia in vita vecchi cadenti ed acciaccati per i quali la morte sarebbe l'unico sollievo e si lancia crudelmente sulle vite di giovani, amati, cui tutto sorride!». Giuseppe Lipparini con mano maestra tratteggia la figura di Angiolino Badini: «Artista, diplomato in architettura alla nostra Accademia delle Belle Arti era sua grande passione lo sport, che egli concepiva come scuola di elevazione morale e non come gioco. E tale sua anima artistica egli portava nel gioco, e tale sua passione imprimeva nei compagni. Animatore e creatore del Bologna, il suo nome sarà segnato nella bandiera del club che egli amò».  L'oratore rivolge poi la parola alla famiglia, ai fratelli e ai compagni; ad essi, se potesse, Angiolino Badini direbbe: «Fratelli non pianti, non lamenti. Oggi e sempre mostratevi degni di me; amatevi, amate il vostro club e portatene il vessillo alle più alte vittorie». Fra la commozione generale il corteo riprese il suo cammino. Nonostante l'ora tarda moltissimi accompagnarono ancora il feretro, sicché il corteo passò tra la reverente commozione del popolo, attraverso i sobborghi. E molti attesero che la salma fosse tumulata, prima di riportare nella febbrile città la loro commozione".

Da "Il bimbo prodigio del Bologna", di Piero Stabellini.

Angiolino muore

Il quindicinale del Bologna F.C. In
copertina Angelo Badini, un mese
prima della sua morte prematura.
Ma sul cielo sereno del Bologna la tragedia è in agguato. Angelo Badini, dopo la partita vinta contro il Mantova il 9 gennaio, si mette a letto con qualche linea di febbre. Si pensa ad un'influenza contratta dopo i tanti impegni presi da Angiolino negli ultimi tempi, sia come giocatore che come brillantissimo studente fresco di laurea in architettura, ma col passare dei giorni la febbre non accenna a diminuire. I medici decidono per analisi più approfondite e la diagnosi è tremenda: Angiolino è malato di setticemia, un'infezione del sangue che molto spesso non lascia scampo. Il 6 febbraio 1921 il Bologna gioca allo Sterlino col Modena la finale di andata per il titolo emiliano, con il pensiero rivolto al capitano che sta soffrendo nel suo letto. Il risultato è clamoroso: il Bologna batte il Modena per 10-1 con quattro gol di Cesare Alberti, che alla fine dedica la sua prodezza ad Angiolino, il suo primo maestro di calcio. Quando Cesare, insieme agli altri compagni e a Felsner, si reca a casa di Badini per comunicargli il risultato, Angelo ha un sussulto di gioia interrotto da violenti colpi di tosse. Dà appuntamento ai compagni per la partita di ritorno in programma a Modena il 13 marzo, ma durante la settimana le sue condizioni si aggravano all'improvviso e Angiolino Badini muore a 26 anni nella notte del 12 febbraio 1921, tra lo sgomento e l'incredulità dei familiari, dei compagni di squadra e di migliaia di tifosi. I funerali sono imponenti: ci sono rappresentanti di tutte le società calcistiche italiane e una folla immensa che accompagna il feretro dall'abitazione di Via Mazzini fino alla Certosa di Bologna, dove Angiolino viene sepolto nella tomba di famiglia, sormontata da un busto in marmo che reca le sembianze di Angelo con la maglia del Bologna. Tutto il Bologna è traumatizzato da quella perdita così improvvisa. Durante gli allenamenti molti giocatori scoppiano a piangere. Con questo spirito stravolto dal dolore il Bologna, a Modena, con il lutto al braccio perde incredibilmente per 1-0 la partita di ritorno per il titolo emiliano, contro un avversario al quale poco più di un mese prima aveva rifilato dieci gol. Si rende necessaria la bella che si gioca il 3 aprile 1921 sul campo neutro di Ferrara. Dopo una maratona durata 149 minuti di gioco, un record nella storia del calcio italiano, il Bologna vince per 1-0 con un gol di Bernardo Perin. Il campo dello Sterlino viene intitolato ad Angelo Badini, mentre la società prende la decisione di giocare con il lutto al braccio fino alla fine del campionato. 

giovedì 27 novembre 2008

Bologna - Genoa – Le 5 finali di Lega Nord 1924-25




Breve video del trionfo rossoblù nella 5ª decisiva finale contro il Genoa nel 1924-25. In camicia bianca, attorniato dai suoi ragazzi (per l'occasione in maglia verde), il mitico allenatore austriaco Hermann Felsner. Si notano tra gli altri: Schiavio, Muzzioli, Gianni (in completa divisa scura), Martelli e "Gisto" Gasperi.

mercoledì 19 novembre 2008

3 ottobre 1909: nasce il Bologna Football Club


Il Bologna Foot Ball Club ha anche origini asburgiche, danubiane. Fu infatti per iniziativa di Emilio Arnstein e per merito della sua grande passione calcistica e organizzativa, che si riuscì a fondare un club di football in città. Si narra che i ragazzi che poi composero la prima formazione ufficiale del Bologna F.C., già da diversi anni praticassero questo sport, almeno dal 1906, quando sbaragliarono una squadra di Ferrara. Emilio Arnstein era un cittadino austriaco nato in Boemia, il 4 giugno 1886, nell'antica Wotitz (oggi Votice) presso Praga, all'epoca facente parte dell'Impero austro-ungarico. Era stato colpito dal morbo calcistico a Trieste, dove aveva fondato con il fratello, altri boemi e alcuni cittadini britannici, il Black Star Football Club ( squadra che indossava una casacca bianca con stella nera sul petto), ma già nel 1908 era giunto a Bologna. La sua prima preoccupazione fu di verificare se la razza in via di apparizione degli appassionati di calcio avesse già fatto la sua comparsa in città. Un tranviere gli indicò i prati di Caprara, fuori porta Saffi, dove alcuni ragazzi si rincorrevano caoticamente attorno ad un pallone. Fu quanto bastò per spronarlo a fondare il Bologna F.C. Il 3 ottobre 1909, presso il Circolo Turistico Bolognese, vide la luce questa nuova creatura.

Articolo tratto dal libro "Il mezzo secolo del Bologna".

"Ieri mattina, al Circolo Turistico Bolognese, venne costituita la sezione per le esercitazioni di sport in campo aperto e precisamente il Foot Ball Club. Era desiderata da molti giovani questa iniziativa per il football, per la palla vibrata, pel tennis, e mentre già alcune esercitazioni si svolgevano da qualche settimana, ora si è fissato un ordinamento preciso, costituendo la sezione presso il Circolo Turistico che già ha acquistato la maggiore importanza sportiva". Così, "il Resto del Carlino" del 4 ottobre 1909 annunciava dalle colonne della cronaca cittadina, in breve trafiletto, la nascita del Bologna. Mentre Erardo Mandrioli sulla "Gazzetta dello Sport" commentava: "Il nome e la serietà delle persone che sono state chiamate a dirigere le sorti della novella società ci fanno sperare che finalmente anche questo bellissimo esercizio sportivo sarà introdotto proficuamente presso di noi, e nessun dubbio quindi che anche nel football Bologna saprà portarsi in breve all'altezza delle altre città che da tempo lo praticano. Attendiamo quindi il Football Club Bologna alla prova". Detto e fatto. Ma facciamo ora, se vi piace, un passo indietro. Come si giunse al lieto evento, appunto. Difficile ricostruire i fatti con esattezza. Scomparsa ogni documentazione; non più ferrea, ahimè, la memoria dei pionieri superstiti, incerti e vaghi i loro riferimenti. Prendiamo un filo conduttore: Emilio Arnstein, austriaco di origine, innamoratosi del football durante gli studi universitari a Praga ed a Vienna.

Dal Black Star al Bologna F.C.

Nella Trieste asburgica aveva già fondato col fratello, altri boemi e qualche inglese il Black Star F. C. Il calcio anche là era ai suoi primordi. Arnstein dunque giunse a Bologna nel 1908 e subito s'informò dove si giocasse a football da queste parti. Erano ancora i tempi della belle époque: furoreggiavano le pagliette, le musichette del can-can, i baffoni incerottati, i cafè chantant. Atleti già ve n'erano in giro, ed in pudicissimi mutandoni. Ganna e Galetti si sfidavano in bicicletta sulla pista dell'Ippodromo Zappoli. E il nobile tenente Vivaldi Pasqua tentava settimanalmente, con indomita costanza, di alzarsi in volo. Ma la gioventù bolognese preferiva ancora le discussioni letterarie del Caffè delle Scienze alle tenzoni sportive. Del calcio poi, in grave ritardo rispetto agli altri centri, nessuno parlava. Alle domande di Arnstein i più si stringevano nelle spalle. E chi ne sapeva niente? Finalmente si fece vivo un tranviere. Gli disse, quel brav'uomo, che se alludeva a "chi mât chi corren dri 'na bala" li avrebbe trovati in Piazza d'Armi, ai cosiddetti campi di Caprara, fuori Saffi. Il giovane Emilio non se lo fece ripetere. Montò su un tram e trovò quella congrega di scalmanati che giocavano per ore e ore senza risparmiarsi. Tutti i giorni un giovanottone spagnolo di nome Builla, conduttore del Collegio di Spagna, arrivava verso una certa ora, col magico pallone sotto il braccio. E poi, sotto a chi tocca, tutti a sgambare ed a calciare, mentre dalla strada attigua tristi sorrisi di compatimento raggiungevano l'infervoratissima troupe. Ma chi ci faceva caso? L'attrezzatura era quanto di più rudimentale potesse esistere: due giubbe erano i limiti del gol, fintanto almeno che non vennero i pali in ferro con occhiello all'apice attraverso cui scorreva una corda a mo' di traversa con tanto di fazzoletto a penzoloni, per dare un riferimento di tiro ai neofiti. Questi in omaggio all'imperante "made in England" di allora si dividevano in forwards (attaccanti), half-backs (mediani), end-backs (terzini), mentre chi stava in porta era il goal-keeper. Il regolamento era ancora il grande sconosciuto. Il campo poi era disponibile solo quando garbava ad un rustico pecoraio che, avendolo avuto in affitto dal demanio, ci faceva tranquillamente pascolare il suo gregge. In questo pittoresco ambiente Arnstein conobbe i fratelli Gradi, Nanni, Vincenzi, Rauch, Puntoni, Cavazza, Lambertini, Martelli, Berti, Della Valle, Savonazzi e altri che lo accolsero cameratescamente, narrandogli le loro prodezze. Pare infatti che il 4 novembre 1906 questi elementi raccogliticci avessero già sbaragliato i ferraresi. Sarebbe dunque questa, per la storia, la prima vera partita di calcio disputata a Bologna. Passarono i mesi finché nella mente dei pionieri si fece strada l'idea della società regolarmente costituita. Lunghe e difficili però le trattative. In primo piano anche allora la questione finanziaria. Si voleva a tutti i costi il presidente mecenate! Fortuna volle che della cosa si interessasse il cav. Carlo Sandoni della Navigazione Generale Italia, presidente del Circolo Turistico Bolognese allora in gran auge. Vi furono alcune riunioni preparatorie finché, gettate le basi per l'accordo, il 3 ottobre 1909, una domenica mattina, i pionieri vennero convocati in assemblea. Sandoni si dichiarò disposto a patrocinare la loro iniziativa, venne redatto uno statuto e così nacque il Bologna Football Club, sezione del Circolo Turistico. Louis Rauch, un giovane odontoiatra svizzero stabilitosi a Bologna e scomparso qualche anno fa, nel 1952, in un incidente automobilistico, fu eletto presidente, col nobile Guido Della Valle come vice, Enrico Penaglia segretario, Sergio Lampronti cassiere, Emilio Arnstein e Leone Vicenzi (anche quest'ultimo tragicamente scomparso negli ultimi anni) consiglieri. I signori Centofanti, Tampellini e Zacchi erano i delegati del Circolo Turistico in seno a questo comitato. Arnstein e Vincenzi, in una con con Bagaglia, avevano pure la direzione dei campi di gioco. La carica di capitano della squadra invece venne affidata ad Arrigo Gradi, il più profondo in materia di regolamento e anche di arte calcistica in virtù dell'esperienza acquisita giocando nelle fila del Schönberg di Rossbach ai tempi del collegio in Svizzera. La sede era quella stessa del Circolo Turistico Bolognese, vale a dire la antica Birreria Ronzani, al numero 6 di via Spaderie, dove si trovava il celebre "Fittone delle Spaderie", famosa insegna della goliardia petroniana. Campo di gioco naturalmente quello di Piazza d'Armi, che aveva un solo vantaggio: di non costare un centesimo. Colori sociali: il rosso ed il blu, a larghi scacchi, secondo il modello delle casacche che Gradi si era portato dietro dalla Svizzera. Mutandoni neri o bianchi, come capitava. Dei venticinque soci fondatori del Bologna F.C. molti non vivono più, e di altri più nulla si è saputo. Pochi comunque i superstiti. Di essi il solo Gradi frequenta ancora l'ambiente calcistico. Gli altri se ne sono allontanati col tempo. Arnstein, un settantenne in gambissima, fa il rappresentante di sementi, Salvatore Chiara è un pensionato delle ferrovie che passa alcune ore al giorno in bicicletta, Guido Nanni fa l'assicuratore, Antonio Bernabeu Yeste, giovane convittore del Collegio di Spagna, si è rifatto vivo proprio in questi giorni di cinquantenario con una simpatica lettera rievocativa da Madrid, dove rappresenta la Banca del Messico. Sia lui che gli altri, tutti ricordano però quei tempi di gioventù con infinita nostalgia. Ma riprendiamo la nostra storia. La costituzione del Bologna F. C. portò nuovo fermento tra i giovani. Una settimana dopo si poteva ancora leggere su "il Resto del Carlino": "Domenica 10 ottobre, nel pomeriggio, 24 soci del Football Club - sezione del Circolo Turistico Bolognese - iniziarono regolarmente le esercitazioni e l'allenamento per questo interessante e gradevole sport educativo. Presto verrà disposto per il campo e per la costituzione di alcune squadre. E' già stato fissato il regolamento e l'elegante costume. Le iscrizioni sono aperte alla sede del Circolo, via Spaderie 6". In breve i neofiti si moltiplicarono, il proselitismo stava facendo davvero passi da gigante. A quelli della prima ora si affiancarono i vari Orlandi, Bignardi, Donati, Venzo, Zini, il povero Pietro Palmieri col fratello Gian Giuseppe (che sarebbe diventato una celebrità nel mondo della radiologia), ed altri ancora. Non una, ma due squadre poterono così essere varate. E nella seconda si notavano i nomi di Bagaglia, detto "farfallina", del notaio Aldo Gradi, di Sergio Lampronti, del milanese Sofia che dalla sua città portava l'eco delle imprese di Campelli e Fossati, eroi calcistici dell'epoca. Durante l'inverno l'attività interna tutta volta alla propaganda, non conobbe soste. La società inoltre si rendeva autonoma staccandosi dal Circolo Turistico che l'aveva tenuta a balia, e trasferendo le proprie tende al Bar Libertas in via Ugo Bassi, dove sarebbe rimasta sino allo scoppio della prima guerra mondiale. Al primo comitato direttivo un altro subentrava con alla testa il professor Borghesani, Emilio Arnstein alla vice-presidenza, Guido Della Valle segretario, Dino Donati cassiere, Sergio Lampronti e Pietro Bagaglia consiglieri. Louis Rauch cedeva la carica di presidente per quella di trainer, mentre Gradi conservava i galloni di capitano con Nanni come vice.

venerdì 14 novembre 2008

1929: la tournée in Sud America del Bologna


La storia cominciò con la tournée del 1929 in Sud America, un premio alla squadra che aveva appena vinto il suo secondo tricolore. Crociera sul "Conte Rosso", bella vita, ballerine e champagne...". La fama del Bologna -- si parla ormai dello "squadrone che tremare il mondo fa" -- ha già varcato i confini. Tutti lo vogliono vedere all'opera questo Bologna e in segreteria (con la Bologna Sportiva, dalla vecchia sede in via Giudei, si è passati alla Casa del Fascio, in via Manzoni 4) piovono gli inviti. Ma Bonaveri vuole anche premiare la squadra e perciò la spedisce oltre Oceano in Sud America dove tra Brasile, Uruguay e Argentina viene combinata una tournée di 15 incontri. Periodo: dal 25 luglio al 14 settembre, una media di due partite alla settimana con l'aggravio di trasferimenti disagevoli su distanze paurose. Fortunatamente però nessuno s'illude, neppure sulle difficoltà di ambiente e su quelle più puramente tecniche nell'affrontare i rappresentanti d'una scuola che alle due ultime Olimpiadi ha stravinto. È così che sul Conte Rosso accanto ai neo-campioni (mancano però Busini I°, Della Valle e Pozzi) prendono posto ben 8 rinforzi di altre società: i milanisti Compiani (portiere), Tansini (ala), e Schienoni (terzino), il mediano modenese Dugoni, l'ala destra barese Costantino, il livornese Magnozzi e infine il tandem alessandrino Giovanni Ferrari - Banchero (mezz'ala e centro-avanti). Accompagnano il dirigente Sabattini che ha organizzato la tournée, Felsner e il fedele massaggiatore Bortolotti. Il giro si inizia e chiude a Rio de Janeiro, in notturna, alla luce dei fari (alla quale in Italia non si è ancora abituati), passando per S. Paulo, Montevideo, Buenos Aires, Rosario, Bahia Blanca, La Plata, Santa Fe. Si distinguono soprattutto Gianni cui i tifosi cariocas affibbiano l'appellativo di "gatto magico" e Costantino che la stampa locale porta sugli scudi. Tuttavia i rossoblù riescono a conquistare tre significative vittorie: a Montevideo contro la Nazionale uruguaiana per 1-0 (in questa formazione: Gianni; Monzeglio, Gasperi; Genovesi, Pitto, Dugoni; Costantino, Banchero, Schiavio, Magnozzi, Muzzioli), con rete di Magnozzi; a Bahia su una Rappresentativa Argentina del Sud (1-3) e a S. Paulo (3-1). Inoltre ottengono 3 pareggi, di cui uno a Buenos Aires con la Nazionale Argentina B (0-0) e 9 sconfitte tra cui un onorevole 1-3 con l'Argentina A. Particolarmente burrascosa la partita persa per 1 a 0 col Boca Juniors che fa registrare un pugilato generale in campo, con l'intervento degli spettatori e della stessa polizia. Tutto sommato però, la soddisfazione maggiore è quella finanziaria: ciascun giocatore percepisce -- a quel tempo -- 10 mila bigliettoni mentre alla società la tournée frutta 100 mila lire di utile netto, il che permette per la prima volta (ma dovrà anche restare l'unica...) di pareggiare il bilancio sociale. Il Bologna nella tournée incontrò le seguenti squadre con questi risultati:

Rio de Janeiro, 25 luglio 1929: Rappresentativa Carioca - Bologna 3-1

Sao Paulo, 28 luglio 1929: Rappresentativa Paulista - Bologna 6-4

Sao Paulo, 30 luglio 1929: Corinthians - Bologna 6-1

Montevideo, 10 agosto 1929: Bologna - Uruguay 1-0

Buenos Aires, 15 agosto 1929: Argentina - Bologna 3-1

Buenos Aires, 18 agosto 1929: Argentina B - Bologna 0-0

Rosario, 21 agosto 1929: Newell's Old Boys - Bologna 2-1

Buenos Aires, 24 agosto 1929: Huracan - Bologna 2-1

Bahia Blanca, 25 agosto 1929: Bologna - Rappresentativa Argentina del Sud 2-1

Buenos Aires, 27 agosto 1929: Boca Juniors - Bologna 1-0

La Plata, 30 agosto 1929: Estudiantes de La Plata - Bologna 3-3

Santa Fè, 1 settembre 1929: Rappresentativa Santa Fè - Bologna 3-0

Sao Paulo, 8 settembre 1929: Palestra Italia - Bologna 4-4

Sao Paulo, 10 settembre 1929: Bologna - Rappresentativa Paulista 3-1

Rio de Janeiro, 14 settembre 1929: Rappresentativa Carioca - Bologna 3-1.

Articolo tratto dal "Littoriale" di venerdì 12 luglio 1929

"Un audace impresa del calcio italiano, il Bologna ed il Torino navigano verso l'America del Sud. Il Saluto dei Campioni a Bologna. Un graditissimo telegramma ci è giunto ieri nel pomeriggio in redazione. La squadra rosso bleu nel momento di salpare da Genova per l'America del Sud, vuol dire a mezzo nostro a tutti gli appassionati e gli amici che da tanti anni lo seguono nel suo duro e glorioso cammino ascensionale, ai Gerarchi che l'hanno applaudita e ammirata per l'ultima battaglia superbamente vinta, la sua parola di vibrante speranza che somiglia quasi a un giuramento. Il telegramma ha infatti queste parole: "Il vostro giornale potrà dire presto le nostre vittorie nella terra latina d'oltre Oceano. Salpiamo ora inviando un reverente saluto al Duce amatissimo, ai presidenti del CONI e della Federazione del Calcio, ai membri federali, al Comitato arbitrale, al Presidente nostro e alla Stampa tutta; e saluti cari alle nostre famiglie, ai soci rossobleu e ai supporters. La Squadra rosso-bleu". Questo telegramma rispecchia l'animo dei generosi giovani che hanno saputo appunto con la forza della loro volontà e del loro spirito solidale conquistare l'alloro più ambito. "Il vostro giornale potrà dire presto le nostre vittorie": non è questa frase il segno di una presunzione fuor di luogo, ma la ferma promessa che parte da giovani i quali hanno già dimostrato di saper volere, fortemente volere, a costo di ogni sforzo e di ogni sacrificio. Noi abbiamo per certo che i rosso bleu manterranno questa promessa. E se vale, come vale, per sorreggerli, il pensiero che tutta Bologna sportiva li accompagna con il suo voto più fervido e con la speranza più viva nei loro prossimi trionfi, questo appoggio morale non mancherà loro in nessun momento e per nessuna contingenza.

L'imbarco e la partenza dei rosso-bleu e dei granata. Genova, 11.

Bologna e Torino, le due fiere antagoniste delle ultime recentissime battaglie per il campionato italiano, viaggiano a quest'ora in alto mare, le vele spiegate verso l'America del Sud dove le attendono nuove fatiche. Si può così dire che per queste due squadre e per i giuocatori delle altre società che seguono la tournée, non esisterà soluzione di continuità per due stagioni consecutive, in quanto sia il Torino che il Bologna saranno di ritorno in Italia appena in tempo per cominciare il campionato 1929-30. Nella serata di mercoledì le due squadre si erano messe al completo poiché da ogni parte d'Italia erano sopraggiunti i rinforzi: da Roma, Alessandria, Vercelli, Bari, Modena, Livorno e Milano. I primi approcci fra i giocatori rossoblù e granata dopo la finalissima di Roma, che tanto scalpore aveva sollevato in ogni ambiente sportivo, sono avvenuti mercoledì sera. Schiavio, Muzzioli, Baldi e Martelli si trovarono in via Balbi con Colombari, Monti III° e qualche altro granata e l'incontro fu cordialissimo. Furono scambiate strette di mano senza rancore, e furono intavolate discussioni sull'imminente tournée. In serata poi Muzzioli e Baloncieri invitati dalla E.I.A.R. di Genova si recavano insieme all'arbitro Lenti all'uditorio di via S. Luca da dove trasmettevano personalmente i saluti delle due squadre ali sportivi di Genova e di tutta Italia. I bolognesi avevano anche mandato un telegramma augurale al granata Franzoni tuttora degente all'ospedale di Torino in seguito ad una ferita riportata a Roma. L'imbarco è avvenuto verso le 10 di stamane al Ponte dei Mille. Primi a salire a bordo sono stati i neo campioni d'Italia guidati dal dott. Felsner, loro allenatore, che farà loro da guida sino a Rio de Janeiro dove si trova già ad attendere il Bologna il dirigente Sabattini che si è recato in anticipo nel Sud America.

I diciassette della squadra campione.

Sembrava che la carovana petroniana dovesse essere composta da diciotto giocatori, ma all'ultimo momento è venuto a mancare il vercellese Zanello, il quale, avendo ricevuto il divieto dalla sua società di partire col Bologna, si è aggregato all'ultimissima con il Torino. Passato il terzino vercellese fra le file granata, il Bologna si è quindi imbarcato con un giocatore in meno. La squadra campione potrà perciò contare sui seguenti giocatori: Gianni, Monzeglio, Gasperi, Genovesi, Baldi, Pitto, Martelli, Schiavio, Busini III° e Muzzioli tutti del Bologna; Compiani e Tansini del Milan; Dugoni del Modena, Ferrari e Banchero dell'Alessandria, Magnozzi del Livorno e Costantino del Bari. Oltre al trainer Felsner è partito il massaggiatore Bortolotti. Il Bologna sbarcherà per primo dal "Conte Rosso" non appena il transatlantico toccherà la terra brasiliana. Infatti i campioni d'Italia dovranno giocare sabato 27 luglio a Rio de Janeiro contro il Botafogo, e successivamente contro la Palestra Italia. Dal Brasile i petroniani passeranno in Uruguay per misurarsi col Peñarol, campione uruguayano, e con la rappresentativa di Montevideo. In ultimo il Bologna toccherà l'Argentina avendo fino ad ora complessivamente già fissato undici matches.

Allenamento atletico in viaggio.

Ogni giocatore delle due squadre è partito provvisto di un completo corredo e di smoking. Sia il dott. Felsner che Aliberti hanno dichiarato che lasceranno i loro uomini a riposo fino a lunedì prossimo intendendo da quel giorno iniziare a bordo un leggero lavoro di allenamento atletico.

Articolo tratto dal "Littoriale" del 24 luglio 1929.

"Alle ore 21 di ieri, ora brasiliana, ha attraccato alla banchina il "Conte Rosso" con a bordo i giocatori del "Bologna F.B.C." e del "Torino F.B.C.". All'entrata nella baia di Guanabara il "Conte Rosso" è stato incontrato da un grande rimorchiatore sul quale avevano preso posto la delegazione dell "Amea" (Associazione metropolitana sport atletici) e dei clubs Botafogo, Vasco da Gama e Fluminense, i rappresentanti della stampa carioca e numerose notabilità della colonia italiana. Le varie rappresentanze sono subito salite a bordo del transatlantico per porgere alle due equipes italiane il saluto della colonia, della popolazione e degli sportivi della capitale brasiliana. Il "Conte Rosso", scortato da uno stuolo di rimorchiatori ed altre imbarcazioni affollatissime ha proseguito la rotta nell'interno della baia ed è andato ad ormeggiarsi presso il molo Pharoux. Una folla di oltre cinque mila persone si trovava alla banchina; fra esse si notavano l'ambasciatore d'Italia barone Attolico colla baronessa, l'addetto navale capitano di fregata De Angelis e gli altri membri dell'ambasciata, il console generale comm. Ludovico Gensi, la rappresentanza del Fascio e delle Associazioni della colonia, nonché le delegazioni di numerose società sportive. Allo sbarco i calciatori del "Bologna" e del "Torino" sono stati vivamente complimentati dall'ambasciatore Attolico e dalle altre personalità convenute. Essi erano tutti in eccellenti condizioni, salvo Gasperi del "Bologna", che appariva sofferente per uno strappo muscolare riportato durante l'allenamento a bordo. L'accoglienza della folla è stata calorosissima, entusiastica. Fra ripetuti applausi e hurrà i calciatori italiani sono stati levati in trionfo e quindi accompagnati, i bolognesi all'Hotel Itaiubah e i torinesi alla sede del club Vasco da Gama. Il capitano della squadra bolognese Genovesi, intervistato all'Hotel dai giornalisti, così si è espresso: "Sono veramente commosso per le grandiose accoglienze che abbiamo ricevuto in terra brasiliana. Non ho parole per ringraziare dell'entusiastica manifestazione fattaci dal mondo sportivo carioca, dalla colonia e della popolazione. A nome della intera squadra bolognese rivolgo il più cordiale saluto agli sportivi di Rio de Janeiro, agli italiani qui residenti e alla popolazione tutta". Come è già stato annunciato, la prima partita del Bologna a Rio de Janeiro sarà giocata colla rappresentativa carioca. Il Bologna scenderà in campo probabilmente nella seguente formazione: Gianni; Monzeglio, Gasperi oppure Martelli; Genovesi, Baldi, Pitto; Costantino, Banchero, Schiavio, Magnozzi, Muzzioli. All'indirizzo dell'équipe del Bologna F.C. tutti i giornali della capitale rivolgono parole di cordiale benvenuto. I calciatori bolognesi che sono rimasti oltremodo impressionati dalla calorosa accoglienza ricevuta, hanno affidato alla stampa carioca il seguente messaggio: "Nel porre piede sulla terra brasiliana, per consolidare la vecchia tradizionale amicizia fra l'Italia ed il Brasile, il "Bologna" coglie col più vivo compiacimento l'opportunità di salutare con effusione lo sport e gli sportivi della grande nazione amica. La nostra missione è piuttosto di fraternizzare che di ottenere vittorie". L'Ambasciatore d'Italia, barone Attolico, intervistato dal giornale Rio Sportivo, ha detto:"Sotto il punto di vista di un maggiore avvicinamento internazionale di cordialità, io non posso che applaudire alla venuta in Brasile del "Bologna". Lo sport è un veicolo eccellente di amicizia fra i popoli". Il dottor Renato Pacheco, presidente della Confederazione Brasiliana degli Sports, ha diretto alla direzione del "Bologna il seguente saluto, a nome della Confederazione Brasiliana degli Sports:" Il massimo Ente direttivo di tutte le società nazionali, presenta agli italiani del "Bologna", che con noi condividono la stessa fede nello sport, il più cordiale benvenuto, esprimendo il sincero desiderio che la loro permanenza fra noi abbia a produrre ottimi frutti".

Dal "Littoriale" di venerdì 26 luglio 1929, un articolo di Vittorio Pozzo.

"Le squadre che furono protagoniste delle recenti Finali del Campionato nostro han toccato il suolo d'America. Le due unità seguono itinerari opposti. Il Bologna è sbarcato al Brasile, di dove passerà all'Uruguay, per terminare il programma in Argentina. Il Torino invece disputerà il suo primo incontro a Buenos Aires, proseguirà quindi per Montevideo e giuocherà per ultimo a San Paulo ed a Rio de Janeiro. Pare un viaggio di piacere, questo delle due Finaliste, e lo è solo fino ad un certo punto. Si tratta delle due migliori squadre italiane, le più in vista e le più note: quella che deteneva il titolo fino ad un mese fa e quella che lo detiene ora. Le due unità han ricevuto rinforzi quanti ne han voluto. Ogni comitiva è forte di diciassette o diciotto uomini. Ognuna di esse può mettere in campo un undici interamente composto di giuocatori che han vestito la maglia azzurra. Tutti i numeri son quindi presenti perchè un valore rappresentativo venga dato alle prove che attendono bolognesi e torinesi. Ma, quand'anche questo valore rappresentativo non esistesse, ci penserebbero gli americani a darlo all'attività dei calciatori nostri. Dirigenti e giornalisti sudamericani amano molto generalizzare in simili casi. Chiunque li visiti espone più che se stesso, il proprio paese e la propria razza a studio a giudizi ed a critica. Buenos Aires si è al riguardo specializzata. La visita di una squadra di professionisti britannici, che pensano più che altro a divertirsi e a non ferirsi, diventa un'occasione di confronto fra coloro che "scopersero" il giuoco del calcio, e coloro che "a più alta perfezione lo portarono". Il viaggio del Barcellona permise di constatare che la tempra della gioventù del continente nuovo è ben differente da quella dei rappresentanti della "vecchia decrepita Europa". Lo sport di un dato paese e le qualità di una data razza vengon portate alle stelle o condannate senza attenuanti né reticenze a seconda dell'esito di una partita di calcio. L'argentino figge gli occhi addosso al visitatore e non lo abbandona più dal giorno del'arrivo a quello della partenza. Lo studia, lo scruta, lo guarda sotto ogni aspetto, lo sottopone a prove e collaudi, vuol sapere di quale pasta morale e materiale sia composto. A questo riguardo, il giornalista bonearense è la persona più pericolosa che esista al mondo. Possiede il "tic nervoso" dell'intervista. S'intrufola dappertutto, si siede vicino a voi mentre siete a tavola, vi ferma per istrada, vi viene a trovare in camera con un pretesto qualunque. Vi cava quattro parole, ed il giorno dopo vi trovate conciato a modo in un articolo di due o tre colonne di giornale. Quello che non avete detto voi, lo ha inventato lui. L'esempio del Barcelona parla per tutti. Quando, la scorsa stagione, la squadra campione di Spagna arrivò a Buenos Aires, essa ricevette il solito attacco dell'esercito degli intervistatori. E, dapprincipio, la cosa non prese nessuna piega brutta né anormale. Quando i catalani persero, uno dopo l'altro, un paio d'incontri in modo semidisastroso, allora vennero i guai. Intervistati negli spogliatoi, mentre ancora erano sotto l'impressione del bruciore della sconfitta, gli ospiti parlarono con la solita impulsività del giocatore: imprecazioni, lamentele, espressioni violente, nessun senso della misura. I giornalisti si impadronirono di tutto quel po' po' di materia che l'occasione metteva loro sotto mano, e quello che ne uscì fu, per l'amatore della psicologia del giuoco, la cosa più amena ed istruttiva che si possa concepire. Ognuno aveva intervistato un giuocatore, ed ognuno aveva sviluppato gli elementi che aveva potuto raccogliere. E successe che i terzini dicevano corna degli avanti, che gli avanti inveivano contro quegli asini dei mediani, che i mediani riempivano di contumelie tutto il rimanente della squadra, che l'allenatore veniva classificato generosamente fra i quadrupedi, e che tutti quanti poi se la prendevano coi dirigenti, che bontà loro, non capivano nulla di nulla. Ognuno aveva detto quello che aveva sullo stomaco, ed ognuno, quando aprì i giornali, ebbe l'impressione di aver inforcato quel famoso paio di occhiali della favola che precorse i raggi "X", nel permettere di vedere l'interno affanno di ogni compagno della propria vita. Si era dato corpo alle ombre, evidentemente ed in misura notevole, ma si era messo un uomo di fronte all'altro, così a nudo, con la dichiarazione scritta in viso di quanto ognuno pensava. Ne successe che la squadra si sfasciò ed andò alla deriva. I dirigenti ebbero un bel proibire ai giuocatori di rivolgere una sola parola ai giornalisti, ed i giuocatori ebbero un bel tacere. Ognuno ormai conosceva il pensiero dell'altro su se stesso. La squadra passò di rotta in rotta, il divo Samitier, il "mago" del pallone come lo definiscono in Spagna tentò perfino di tornarsene a casa separatamente ed immediatamente, ed il Barcelona, nemmeno quando rientrò nei suoi quartieri, non fu mai più il Barcelona irresistibile di prima del viaggio in America. Dite ancora che l'ipocrisia non è un'amalgama necessaria fra gli uomini di una stessa squadra. Il contrario dell'ipocrisia, la sincerità, distrusse una delle migliori e delle più concordi compagini europee del dopoguerra. Morale. Il giornalista argentino è un uomo pericoloso. Fa troppo bene il suo mestiere. Andar guardinghi. Montevideo, Rio, San Paulo son molto meno evolute in materia giornalistica. Quindi vi si vive meglio, anche calcisticamente parlando. Ma è sempre un difficil vivere. In America le cose si aggiustano presto, ma il vivere vi è ancor più difficile che da noi. Scrupoli non ve ne son tanti. Non sarà quindi dei più facili il compito delle due squadre nostre. Guai se esse dovessero, specialmente a Buenos Aires, perdere l'uno dopo l'altro, un paio di incontri. Il fuoco di fila che ne risulterebbe, sarebbe così intenso, che la solidità delle due compagini verrebbe sottoposta a ben dura prova. Non è un viaggio di piacere, quello del Bologna e del Torino. È una impresa da affrontare con cautela ed accorgimento".

Dal "Littoriale" di sabato 27 luglio 1929.

"LA PRIMA "NOTTURNA" DEI CAMPIONI D'ITALIA IN BRASILE. "ONOREVOLE PROVA DEL BOLOGNA, contro la rappresentativa di Rio de Janeiro.

RIO JANEIRO, 26 (A.A).
Enorme è stata l'affluenza di sportivi e di appassionati dalle città vicine per la partita giocata la notte scorsa, allo stadio del Club Fluminense, fra la squadra del Bologna e la rappresentativa carioca. Centinaia di italiani erano giunti nella giornata di ieri a San Paolo. Sebbene l'inizio della partita fosse fissato per le ore 22 locali (ora italiana 2 del 26) fino dalle 18 il pubblico ha cominciato ad affluire al campo. Rapidamente il grande stadio imbandierato con i colori italiani e brasiliani, ha assunto un aspetto imponente. All'ingresso, a cura del Fascio di Rio, sono state distribuite migliaia di bandierine con i colori italiani e brasiliani.

40 mila spettatori.

Alle 21,30 le autorità di polizia in considerazione dell'enorme affollamento, hanno ordinato la chiusura delle porte. Infatti oltre 40 mila persone gremivano ogni ordine di posti. Nelle tribune d'onore si notavano il comandante Velloso, in rappresentanza del presidente della repubblica, l'ambasciatore d'Italia barone Attolico, il presidente del senato, il presidente della camera, numerosi senatori e deputati, il presidente del club Fluminense, il presidente della confederazione brasiliana degli sports, il presidente della Mea e numerose altre personalità politiche e sportive. Alle 20,25 s'è iniziata una partita preliminare fra una squadra del club Fluminense e una del Botafogo, partita terminata alle 21,50 con la vittoria della Fluminense per 4-2. Alle 21,58 fra uno scoppio entusiastico di acclamazioni, entra in campo la squadra bolognese con Genovesi in testa, che reca una grande bandiera brasiliana. I giocatori, che indossano calzoncini bianchi e maglia a fondo blu e striscie verticali rosse con lo scudo tricolore, percorrono il campo fra un entusiasmo indescrivibile, salutati da applausi incessanti, cui essi rispondono con il saluto romano. Alle 22 entra, a sua volta accolta da grandissime acclamazioni, la rappresentativa carioca, il cui capitano sventola una bandiera italiana. Subito dopo, una commissione di marinai del sommergibile brasiliano "Humanità", che, come è noto, è stato costruito in Italia, ed ha compiuto ultimamente senza scalo la traversata da Spezia a Rio de Janeiro, ha fatto omaggio all'undici bolognese di una ricchissima corbeille di fiori freschi. Il simpaticissimo gesto, che conferma ancora una volta la fratellanza italo-brasiliana, suscita per la sua gentilezza e per il suo significato, ripetute salve di applausi da parte del pubblico: il calciatori bolognesi, vivamente commossi, ringraziano, per bocca del capitano Genovesi, la commissone di marinai brasiliani.

Le due squadre.

Ecco la formazione delle due squadre: Bologna: Gianni; Monzeglio, Martelli; Genovesi, Baldi, Pitto; Costantino, Banchero, Schiavio, Magnozzi, Muzzioli. Rappresentativa carioca: Joel; Pennaforte, Ildegardo; Nascimento, Floriano, Fortes; Ripper, Osvaldo, Louis, Nilo, Teofilo. La partita si inizia alle 22,08. Il primo calcio d'angolo è tirato dai brasiliani. Il gioco si mantiene per qualche tempo in mezzo al campo. La linea attaccante italiana avanza e Muzzioli lancia il pallone che è arrestato dal portiere carioca, il quale passa a Teofilo. Un attacco carioca non da alcun risultato. La squadra carioca fa parecchie irruzioni nel campo bolognese, ma Gianni compie una formidabile parata e manda il pallone in corner, che è battuto senza risultato. Il Bologna ritorna all'attacco e migliora sensibilmente il proprio gioco costringendo Joel ad una difficile difesa. Ildegardo salva la porta brasiliana da una pericolosa situazione. I cariochi contrattaccano e Gianni si distingue, e si fa applaudire per alcune magnifiche parate. Al quindicesimo minuto dall'inizio, la partita continua combattutissima da entrambo le parti. Al 16° minuto, con una bellissima azione, Muzzioli lancia il pallone nella rete avversaria, segnando il primo gol. Frenetici applausi salutano il punto segnato dagli italiani nella loro prima partita notturna.

Gioco serrato.

Al 27° minuto Floriano passa il pallone a Louis, che, con un tiro da breve distanza, viola la rete italiana, e marca il primo punto per i cariochi. La folla applaude vivamente. Il gioco riprende serrato: Gianni riesce a difendere la rete da un nuovo tiro avversario e Muzzioli storna un ulteriore attacco. Le azioni si incrociano rapidamente svolte con accanimento, ma con grande correttezza e cordialità da ambo le parti. La difesa italiana lavora instancabilmente, meritandosi il vivo elogio da parte del pubblico. Anche la linea degli attaccanti è infaticabile, ed al 32' Martelli, che accusa dei crampi ad una gamba, cade a terra, e il gioco è sospeso per un minuto, dopo di che Martelli ritorna in linea. I cariochi attaccano nuovamente e Genovesi manda in corner. Gli italiani hanno una nuova pericolosa avanzata e Magnozzi, che ha il pallone, tira un calcio potentissimo. Il pallone, però, urta contro il palo, e il Bologna perde così una eccellente occasione per segnare. Mancano quattro minuti alla fine del primo tempo, quando la squadra carioca muove nuovamente all'attacco ed obbliga Gianni ad una dura difesa. Al 44' un fallo di Martelli provoca un penalty contro il Bologna; ma il tiro va a lato. Così il primo tempo termina alla pari 1 a 1. L'impressione suscitata dal gioco dei bolognesi è ottima: specialmente notati sono stati la linea di attacco, il centro half Baldi, ed il portiere Gianni. La linea attaccante, oltre ad un eccellente gioco di passaggi, ha avuto tiri precisi; ammiratissimo è stato Muzzioli. Fra i cariochi si è dimostrato eccellente il centro-mediano Floriano. La linea attaccante ha svolto bellissime azioni e di essa solo Nilo si è mostrato alquanto fiacco, mentre Louis si è mostrato brilantissimo. Il portiere carioca Joel, che per 2 volte è apparso indeciso, nel resto del gioco è stato sempre pronto ed abilissimo. Alle 23,10 si è iniziato il secondo tempo con un deciso attacco del Bologna. Il gioco è sospeso per qualche minuto per una contusione riportata da Ildegardo. L'azione riprende poi da ambo le parti senza prevalenza dell'una o dell'altra squadra, ed il gioco per qualche minuto continua monotono. La difesa bolognese ha occasione di farsi ammirare, e Nilo perde l'opportunità per segnare per un tiro mal diretto. Gli avanti cariochi rinnovano però l'attacco con fortuna ed all'11' Nilo segna il secondo gol per i brasiliani. Il Bologna reagisce con accanimento ed il gioco si fa movimentatissimo. Muzzioli manda un potente pallone contro la rete avversaria. Il tiro magnifico del bolognese sembra debba violare la rete carioca ma Pennaforte riesce a salvare miracolosamente. I bolognesi insistono nei loro attacchi, mettendo a dura prova la difesa brasiliana. Il loro gioco serrato obbliga gli avversari ad un lavoro formidabile.

Risultato 3-1.

Tutta la squadra italiana opera ottimamente con mirabile fusione, suscitando viva ammirazione. I cariochi contrattaccano al ventesimo minuto dall'inizio del secondo tempo, e Genovesi salva brillantemente la porta italiana da un tiro avversario. La partita continua con varie alternative, sino al 30' quando Osvaldo, ricevendo il pallone da Ripper, che a sua volta l'ha ricevuto da Teofilo, segna, con un magnifico tiro, il terzo goal dei brasiliani. I bolognesi tentano diversi contrattacchi, durante i quali si hanno alcune sospensioni di gioco per contusioni riportate da giocatori di ambo le parti. Muzzioli tira, ma la difesa avversaria arresta il pallone. Sono gli ultimi momenti del match. Bolognesi e cariochi si accaniscono in una lotta, che però non da più alcun risultato. Alle 24, l'arbitro fischia la fine della partita, che è terminata con la vittoria carioca per 3-1. Al termine dell'incontro calcistico, gli sportivi affermavano di aver assistito ad una grande gara. Il pieno rendimento della squadra bolognese è stato contrastato dalla luce artificiale. I riflettori hanno disturbato gli uomini del Bologna non avvezzi a disputare partite notturne, tanto che la squadra bolognese è apparsa qualche volta abbarbagliata dalla luce".

Dal "Littoriale" di lunedì 29 luglio 1929.

"IL BOLOGNA SI BATTE VALOROSAMENTE MA SENZA FORTUNA, CONTRO I PIU' FORTI AVVERSARI DEL MONDO".

Il Bologna vinto per 6 a 4 dalla selezione di San Paolo dopo aver segnato i primi tre goals. Il match dei rosso-bleu.

San Paulo 28. (A.A.)
La seconda partita del Bologna in terra brasiliana era attesa qui con vivissimo interesse, più ancora, se pure è possibile, di quella che non sia stata la prima, combattuta a Rio de Janeiro. San Paulo, com'è noto, conta una colonia italiana imponentissima che costituisce una parte cospicua della popolazione della città. Era naturale quindi che qui, più ancora che a Rio, fosse viva la tensione di animi per l'odierna contesa sportiva. Effettivamente gli sportivi paulisti, nei quali grandi impressione aveva suscitato, malgrado la sconfitta, il debutto del Bologna a Rio, hanno vissuto due o tre giorni di ansietà e di nervosismo. L'Apea, data l'importanza annessa al combattimento di oggi, ha schierato in campo, la sua migliore squadra; da parte sua il Bologna è andato al nuovo incontro animato dal proposito di cancellare la sconfitta di tre giorni or sono. Le sue speranze purtroppo sono state frustrate: dopo un primo tempo nel quale i rosso-bleu hanno avuto una netta superiorità e hanno creduto di avere la vittoria assicurata, la situazione si è capovolta nel secondo tempo. Lo svolgimento della partita è stato tale da deludere tutti. Né gli italiani, né i brasiliani hanno saputo svolgere un gioco uniforme. La partita nel complesso è stata movimentatissima, sempre accanita, ma disordinata. Una folla di ben 40 mila persone gremiva lo stadio Parque Antarctica che era imbandierato con i colori italiani e brasiliani. Nella tribuna d'onore si notavano parecchi membri del Governo dello stato di San Paolo, le autorità cittadine, il console d'Italia on. Mazzolini, il vice console ed uno stuolo di notabilità della colonia. Il Bologna è sceso in campo nella seguente formazione: Gianni; Martelli, Monzeglio; Genovesi, Baldi, Pitto; Costantino, Schiavio, Banchero, Magnozzi, Muzzioli. La rappresentativa di San Paulo ha così allineati i suoi uomini: Tuffy; Granè, Del Debbio; Nerino, Amilcar, Serafini; Sernagiotti, Camerao, Petronilho, Feitiço, Evangelisti. Arbitra il sig. Sabattini. L'entrata delle due squadre è salutata da grandissime acclamazioni. La partita ha inizio alle 15, 50. I paulisti danno i primi calci e tentano alcune azioni prive di risultato, brillantemente contenute da Baldi e Gianni. La linea attaccante ed i mediani bolognesi svolgono una tattica ben combinata di spostamenti improvvisi e passaggi esatti e tempestivi che non tarda a dare i suoi frutti. A 5 minuti dall'inizio un potente calcio di Schiavio manda il pallone nella rete avversaria. Un'acclamazione entusiastica saluta il primo punto italiano. La squadra locale non contrappone nessuna azione efficace. Alle 16,3 su un preciso passaggio di Muzzioli, Banchero segna il secondo gol. I paulisti appaiono come storditi dalla precisione e velocità dei rosso-bleu. Della loro indecisione, del loro sbandamento approfittano gli italiani per incalzare con nuovi attacchi che alle 16,16 fruttano loro un nuovo punto, questa volta, segnato da Costantino. Il triplice scacco ha l'effetto di ridare compattezza ed energia alla squadra paulista; e tre minuti dopo, alle 16,19, il brasiliano Feitiço calcia brillantemente nella rete italiana fra calorosi applausi del pubblico. Il primo tempo termina con nettissimo vantaggio dei bolognesi: 3 a 1. I commenti del pubblico rilevano la superiorità indiscutibile del Bologna, e il gioco fiacco, inefficace e slegato dei paulisti. Il secondo tempo vede cadere inaspettatamente le previsioni di vittoria fatte per la squadra italiana. I calciatori paulisti attaccano ad andatura celerissima sferrando senza posa azioni su azioni. Il fuoco di fila brasiliano martella la difesa bolognese. Gianni si produce infaticabile, ma non riesce ad infrenare gli indiavolati assalti. Per cinque volte consecutive i paulisti mandano il pallone nella rete italiana. I cinque punti sono segnati successivamente da Feitiço, Camarao, ancora da Feitiço da Petronillo e da Evangelisti. I calciatori bolognesi, visibilmente amareggiati, hanno verso la fine una ripresa energica. Essi reagiscono, tornano all'offensiva, costringono la difesa paulista ad una dura lotta e finalmente qualche minuto prima del termine della partita segnano con un ben aggiustato tiro di Costantino il loro quarto punto della giornata. Segue ancora qualche azione movimentata e poi l'arbitro fischia la fine. La partita è terminata con la vittoria della rappresentativa di San Paolo per 6 a 4. Il pubblico cavallerescamente ha applaudito più volte le due squadre. L'intera partita è stata cinematografata ed una stazione radio installata sul campo ha diffuso in tutto il Brasile il resoconto dettagliato dell'incontro in tutte le sue fasi.

Giudizi favorevoli al Bologna dopo la partita di giovedì.

RIO JANEIRO, 28 (A.A.)
La prima partita del "Bologna" al Brasile non ha ottenuto quel successo che la squadra italiana giustamente si attendeva. Se gli uomini del "Bologna" hanno perduto nel risultato della contesa, si deve però riconoscere che essi hanno tenuto spesso le briglie del giuoco in virtù di uno stile dotato di tutte le prerogative di una altissima classe. Il "Bologna" è una squadra poderosa, classicamente impostata, ricca di giuoco, omogenea nell'unità di condotta. La superiorità dell'attacco italiano nella partita è stata palese, ed è dimostrata dal numero dei "corners" che sono stati 6 per gli italiani contro tre per i brasiliani. La squadra bolognese si è trovata però di fronte a giuocatori ben noti per la precisione del tiro e per l'eccezionale velocità del loro gioco; l'andatura imposta alla partita dalla squadra paulista è stata spesso addirittura infernale. Il "Bologna" ha tuttavia saputo sostenere brillantemente il gioco, conducendo il maggior numero di attacchi pericolosi, sfortunatamente senza risultato positivo. L'offensiva è stata guidata da Muzzioli con bravura e con vigore tali da meritargli la generale ammirazione, mentre nella difesa Martelli, che all'ultimo momento ha sostituito Gasperi ancora sofferente, ha fatto prodigi. L'incidente occorso a Martelli, benché di non rilevante importanza, ha avuto un contraccolpo nella compagine bolognese. Ciò che ha però contrastato in particolar modo lo svolgimento della pienezza sportiva della poderosa squadra italiana è stata la luce artificiale: i potenti fasci di luce dei riflettori collocati agli angoli dello stadio, hanno notevolmente disturbato gli uomini del "Bologna" non avvezzi a disputare partite notturne. Magnozzi, che nel primo tempo lancia il pallone contro il palo della rete brasiliana, e Muzzioli che poco prima della fine della partita non riesce a colpire giusto, dicono che la sfortuna ha perseguitato, nonostante la loro bravura, gli uomini del "Bologna" nella grande partita svoltasi in una tiepida temperatura serale, per quanto in pieno inverno, in mezzo ad una folla enorme, ma disciplinata, rispettosa, ospitalissima. Il "Bologna" non ha trovato in Brasile la via facile alla vittoria. La squadra che l'undici bolognese ha affrontato con così simpatica baldanza, è quella che recentemente ha vinto l'ungherese "Ferenczvaros" e l'inglese "Chelsea". L'arbitro signor Werneck ha condotto bene la bella gara, giocata da atleti sani e robusti, con volontà orgogliosa di giocare col massimo impegno le proprie "chances". I giornali della capitale, che recano amplissimi resoconti della partita, nel registrare con soddisfazione la vittoria dei brasiliani hanno avuto parole di viva ammirazione per la squadra bolognese, segnalandone i requisiti di coesione, di affiatamento e di precisione. "Il team del Bologna -- scrive il Rio Sportivo -- ha dato un bell'esempio di disciplina e di bravura: esso merita il più schietto elogio perchè si è battuto veramente bene e in alcuni momenti ha persino dominato. Fra i giocatori bolognesi, il giornale mette in particolare rilievo il portiere Gianni, osservando che certe sue magnifiche parate hanno prodotto grande sensazione. Notata da tutta la stampa la cavalleria che, pur nei momenti di maggior accanimento, ha da ambo le parti improntato la partita".

Da "Il Resto del Carlino" 11 agosto 1929.

Bologna b. Uruguay 1 a 0. Montevideo, 10

L'esordio del Bologna nella capitale dell'Uruguay è stato preceduto dalla passione delle grandi attese. Nonostante le sfavorevoli partite giocate al Brasile, il Bologna è pure sempre ritenuto una squadra di fortissima attrezzatura. I trentamila posti, di cui dispone lo stadio uruguayano, sono tutti occupati. Le tribune ufficiali sono pure al completo; ci si distinguono signore e signorine in mezzo ad un'accolta di notabilità politiche e sportive della Capitale. Resa vana l'attesa di vedere rinforzata la propria compagine dall'arrivo di Schienoni, il solido terzino milanista, il Bologna è sceso in lizza con la seguente formazione: Gianni; Monzeglio e Gasperi; Genovesi, Pitto e Dugoni; Costantino, Banchero, Schiavio, Magnozzi e Muzzioli. La rappresentativa uruguayana era così composta: Mazzali; De Agustino I° e Tejera; Silva, Occhiussi e Magallanes; De Agustino II°, Sacco, Borias, Anselmo e Arremond. Gli uruguayani iniziano la partita a grande andatura costringendo la difesa italiana ad intervenire con decisione. All'infuriare dell'attacco i bolognesi rispondono con eguale energia tanto che le azioni uruguayane non hanno nessuna conclusione, malgrado che Borias cerchi di riordinare le proprie file per dare la classica impronta che permetta di giungere ad un risultato concreto. La difesa bolognese è a posto e Gianni in ottima giornata si fa applaudire più volte in classiche parate. Il primo tempo termina 0-0. Nel secondo tempo sono i bolognesi che prendono decisamente il sopravvento. Gli uruguayani tentano di svolgere il giuoco a loro vantaggio, ma non sanno impedire che Magnozzi passando attraverso le maglie della catena difensiva faccia partire il fulmine che viola la porta affidata al mago Mazzali. Il bellissimo prepotente punto è segnato al primo minuto. Con questo unico goal si è chiusa la prima partita del Bologna a Montevideo. La squadra vincitrice è fatta segno ad una vibrante manifestazione di simpatia.

Da "Il Resto del Carlino", 28 agosto 1929.

Bella prova del Bologna contro il Boca Juniors.

Buenos Aires, 27 (A.A.) -- Allo stadio del Club Boca Juniors si è svolta oggi la partita fra la squadra di questo Club e il Bologna. Vi hanno assistito dodici mila persone. La formazione delle due squadre era la seguente: Bologna: Gianni; Monzeglio e Gasperi; Genovesi, Baldi e Pitto; Costantino, Busini, Schiavio, Magnozzi e Tansini. Boca Juniors: Merello; Bidoglio e Strada; Medici, Fleitas Solich e Moreyras; Penella, Kuko, Tarascone, Cherro e Evaristo. Arbitro era il signor Lorenzo Martinez. La partita inizia alle 15.15. La squadra del Boca prende subito la offensiva. Al 5.° minuto il gioco è arrestato per un incidente accaduto a Tarascone, per cui si rende necessario uno spostamento nella linea di attacco, Tarascone da centro avanti passa all'ala sinistra ed Evaristo passa al centro. Il gioco, che è vivacissimo, assume a tratti un andamento alquanto brusco. Ai rinnovati attacchi della squadra avversaria, il Bologna oppone dei contrattacchi altrettanto battaglieri. al 36.° minuto in conseguenza di corner battuto da Penella, si determina una mischia davanti alla porta del Bologna, Cherro riesce a impadronirsi della palla e con abilissimo tiro di precisione la manda nella rete italiana, segnando l'unico goal della giornata. Si rinnovano quindi gli attacchi degli argentini. Il Bologna effettua alcune discese pericolose e Schiavio obbliga il portiere argentino a tuffarsi per salvarsi da un preciso potentissimo tiro. Un successivo tiro di Magnozzi non riesce, il pallone urtando contro la traversa. Il primo tempo finisce con uno per l'Argentina e zero per il Bologna. La ripresa comincia alle 16.15. Il gioco si fa subito molto vivace. Al 5.° minuto un corner calciato da Penella rimane senza esito. Schiavio impegna subito Merello e quindi anche Baldi obbliga il portiere argentino a intervenire per parare un tiro sferrato da lontano. La difesa bolognese con abilissime trame di gioco riesce a impedire che Tarascone possa avvicinarsi alla porta italiana. Al 25.° minuto un incidente obbliga Busini a ritirarsi. Lo sostituisce Ferrari. Al 26.° minuto un nuovo incidente tocca a Tarascone che abbandona i campo senza essere sostituito. La squadra argentina combatte fino alla fine con 10 uomini. Alcune azioni condotte piuttosto duramente suscitano proteste da parte del pubblico. La partita termina con la vittoria de Boca Juniors per uno a zero. La squadra del Boca Juniors nella classifica del campionato argentino del 1928 è al secondo posto.